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Famiglia nel bosco: così i giudici infliggono un incubo senza senso
07-03-2026, 15:06
Non bastava il trauma della separazione dal papà, dalla casa nel bosco e dai loro animali. Non bastava aver trasferito i tre fratellini in una casa-famiglia con la mamma da vedere poche volte al giorno, ad orari stabiliti, come un farmacoda somministrare con cautela per scongiurare effetti collaterali. Dopo quasi quattro mesi il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto - attenzione, attenzione – “con urgenza”, come se fossero in gravissimo pericolo, come se dovessero essere sottratti ad abusi o maltrattamenti, «l’allontanamento dei tre piccoli dalla casa famiglia di Vasto e il loro trasferimento in una nuova struttura senza la presenza della madre». Lontano anche dalla mamma. Adesso i piccoli si ritroveranno da soli, in un’altra struttura e non serve una laurea in psicologia per immaginare l’ulteriore trauma che vivranno i tre bambini che in pochi mesi hanno visto la loro famiglia, tutto il loro mondo, disgregarsi pezzo dopo pezzo. E se il vero obiettivo di quest’intervento era il loro bene, è lecito pensare che dopo quattro mesi i fratellini siano profondamente segnati dallo tsunami emotivo che si è abbattuto sulla loro infanzia. Ammesso che non stessero bene perché la casa in cui vivevano non era considerata sicura, perché i loro genitori non avevano rispettato gli obblighi vaccinali e quelli dell’istruzione, l’unica certezza dopo questi quattro mesi è che stanno peggio. Sono stati vaccinati, hanno una maestra che sta insegnando loro i verbi e a far di conto, ma hanno perso i punti di riferimento, sono state estirpate le loro certezze, lontano dall’armonia e dalla sicurezza vissuta accanto a mamma e papà. Così si persegue l’interesse primario dei bambini? Catherine è accusata dai servizi sociali di avere una “condotta oppositiva” e “ostile” e, quindi, per i giudici deve essere allontanata perché la sua presenza è «pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei figli». Siamo sicuri che l’equilibrio emotivo dei figli non sia compromesso anche da quest’odissea che sono costretti a vivere? «L’umore materno - scrivono ancora i giudici - è andato col tempo peggiorando, verosimilmente poiché la signora mostra di avere per qualche ragione coltivato l'illusione di una permanenza in comunità molto breve e di un sollecito ripristino della convivenza di tutta la famiglia presso la propria abitazione». E che cosa doveva fare Catherine? Sperare di restare il più a lungo possibile in quella casa-famiglia, lontano anche da Nathan? Le contestano perfino il desiderio di voler di tornare al più presto a casa con i bimbi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46695572]] La decisione lascia sgomenti, appare sproporzionata, smisurata. Nella parte finale della consulenza dei neuropsichiatri di Vasto c’è scritto che è attenzione, attenzione - “urgente” il ricongiungimento dei bambini con i genitori. Perché non è stato ascoltato questo allarme? I giudici hanno accolto solo la parte in cui i servizi sociali stigmatizzano il comportamento della madre che non è collaborativo, anzi è ostile. Ma quale mamma non sarebbe furibonda dopo quattro mesi vissuti nell’impossibilità di occuparsi pienamente dei propri figli? Quale madre non avrebbe i nervi a pezzi? L’ordinanza sottolinea pure i comportamenti aggressivi dei piccoli per cui viene accusata la madre. Ma invece di rispondere a questo disagio con un urgente ricongiungimento familiare si è optato per un’altra separazione. Quando è arrivata la notizia dell’allontanamento della mamma, i coniugi stavano per essere sottoposti all’ultima sessione di test che valuteranno la loro capacità genitoriale. Ci chiediamo con quale tormento e quale peso sul cuore abbiano risposto ai quesiti. E ci domandiamo anche quando finirà questa storia. I tempi dei bambini non seguono quelli da bradipo della giustizia e, se l’obiettivo è il loro bene, i giudici non aspettino oltre. Controllino che i genitori rispettino la legge, ma facciano in modo che i piccoli tornino con mamma e papà. Restituite un’infanzia serena a questi bimbi. Ma fate presto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46695657]]
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