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Cultura e Spettacolo
Franco Battiato, il filosofo della musica che ha vissuto 100 vite
Oggi 23-01-26, 11:55
Quaranta anni fa era moderno. Anche trenta anni fa, venti, sempre. Oggi, se lo rivediamo e riascoltiamo, risulta ancora più fresco, “avanti”, originale, forse perché il panorama musicale è tremendamente omologato e noioso. Sarà moderno anche tra quarant’anni. «Battiato, non la riformo perché è cardiopatico, la riformo perché è pazzo», gli dice il medico - in una scena del film sulla sua vita - che gli evita il servizio militare dopo che il giovane Franco simula uno svenimento. «Lo prendo come complimento», dice lui. Franco Battiato, scomparso nel 2021 a 78 anni, ha vissuti mille vite in una sola, una «vita terrena» che viene condensata in due ore di film, diretto da Renato De Maria con un ottimo Dario Aita nei panni di Battiato. Qui l’attore canta ma non tanto, a differenza di tanti film musicali come quello su Bob Dylan o la fiction su Rino Gaetano (cui Claudio Santamaria diede voce e volto). Non è necessariamente un male. Sentire la voce reale di Battiato vale da sola il prezzo del biglietto. Aita è convincente. Magro, alto, mai eccessivo, dosato. Il film è distribuito in esclusiva come evento nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio da Nexo Studios. Franco Battiato. Il lungo viaggio andrà poi in onda su Rai 1 domenica 1° marzo. È il primo lungometraggio dedicato alla figura del Maestro. L’infanzia in Sicilia con un padre assente, un fratello, una madre amatissima; il primo pianoforte comprato dalle suore; la voglia di scappare via, l’arrivo a Milano e i primi anni nei locali underground suonando musica elettronica con «un sintetizzatoreche che mi obbliga a non mangiare, tanto è costato», la crisi esistenziale, la fuga a Tunisi, il rifiuto della musica, «il corpo che non risponde più». Poi il ritorno e la svolta: «La musica elettronica? Vecchia come Nilla Pizzi. Ora voglio fare musica commerciale, voglio fare successo», dice ai discografici, cambiando drasticamente approccio rispetto agli inizi quando suonava solo per se stesso, per la ricerca interiore. Ma il grande pubblico non arriva, i primi album, tra cui L’era del cinghiale bianco, sono un flop. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45932118]] «Tranquilli, nel prossimo disco metto sette canzoni che saranno tutte hit», dice ai discografici che gli stanno addosso, addirittura gli sconsigliano di cantare ancora, «quella voce non funzona, perché non ti limiti a scrivere per altri...?». Scrive il pezzo per Alice che vince Sanremo, per la grande amica Giuni Russo, 36 anni al suo fianco, compone la mitica Un’estate al mare. «Giuni canta in modo pazzesco, prende note impossibili, che non esistono sulla tastiera del pianoforte», diceva Battiato. E poi arrivano anche le sue di canzoni, quelle che diventeranno immortali: Cuccurucucù, Voglio vederti danzare, La stagione dell’amore, Cerco un centro di gravità permanente. La gente impazzisce, i concerti si riempiono, arriva la fama. Vicino a lui c’era l’amica e musa spirituale Fleur Jaeggy (interpretata da Elena Radoncich), poetessa e drammaturga svizzera, il cui marito Roberto Calasso è stato fondatore di Adelphi. La conosce a casa di Ombretta e Giorgio (la Colli e Gaber) Lei lo ispirava, l’aiutava a portare i tappeti in casa casa, gli scriveva canzoni in tedesco. Altri incontri fondamentali, quello con il cantautore Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di numerosi brani divenuti iconici. Si esibisce davanti a Papa Giovanni Paolo II dove, forse per l’emozione, dimentica le parole del testo. Battiato è la sintesi tra il cantante, il musicista, il letterato, l’intellettuale, il filosofo. Fuori da ogni categoria, libero. L’inquietudine, la ricerca, la spiritualità sono i fili conduttori della vita straordinaria e anche del film, che si conclude ovviamente con la genesi del suo capolavoro assoluto di musica e poesia, La Cura, ispirato alla figura della mamma che piano piano ingrigisce e l’abbandona, inghiottita dal tempo che passa. Leonardo Ferrara, capostruttura di RaiFiction (che produce insieme a Casta Diva Film), al termine dell’anteprima di ieri all’Anteo di Milano ha spiegato: «È un progetto a cui lavoriamo da tre anni». Grazie alla collaborazione della famiglia Battiato, è stato possibile girare anche a Milo, nella casa del maestro. Il suo è stato un lungo viaggio. Quello terreno si è concluso. Ma il suo spirito resta immortale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45977447]]
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