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Garlasco, l'ex giudice vuota il sacco: "Inchiesta a senso unico contro Stasi. C'erano altri..."
22-02-2026, 12:14
A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, Stefano Vitelli, il giudice che da gup a Vigevano pronunciò la prima assoluzione di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, torna su quella decisione nel libro Il ragionevole dubbio di Garlasco, scritto con il giornalista Giuseppe Legato e pubblicato da Piemme. Un’opera che intreccia ricostruzione processuale e riflessione personale, ma che ribadisce un punto fermo: l’indagine contro Stasi sarebbe stata, sin dall’inizio, “a senso unico”. Per Vitelli, infatti, dalle prime verifiche era emerso che a Garlasco non ci fosse soltanto il fidanzato della vittima. Lo spiega in un'intervista concessa a Il Giorno. “Con la nuova inchiesta di Pavia in tanti mi hanno chiesto di tornare a quella sentenza. Un’intervista un po’ più lunga di altre ha suscitato un certo interesse. Di lì è nata l’idea del libro”, premette.Nelle sue pagine c’è il magistrato chiamato a sciogliere “questo rompicapo processuale”, ma anche l’uomo che affronta il peso della decisione, confrontandosi con la madre e con l’amico dalla “grande intelligenza emotiva” a cui fa ascoltare la chiamata al 118. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46429610]] Uno dei passaggi chiave riguarda l’idea che Chiara non avrebbe aperto la porta a estranei. Per Vitelli è un argomento “debole”. “Chiara non poteva aprire solo al fidanzato Alberto. È una ricostruzione suggestiva, fondata sulle probabilità, su quello che è facilmente immaginabile. Ma non è così. A Garlasco c’erano altre persone che conoscevano Chiara. Che a Garlasco non ci fosse solo Stasi è emerso dalle indagini. Non fermiamoci alle ipotesi più facili da pensare, da immaginare. L’ipotesi del fidanzato era l’ipotesi più facile, ma non esclusiva”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46421687]] Secondo il magistrato, “ci sono state carenze istruttorie iniziali che probabilmente hanno inciso sull’attività investigativa, che si è concentrata soprattutto su Stasi”. E tra i “ragionevoli dubbi” che lo portarono all’assoluzione, uno spicca: “Un dubbio molto forte sul dispenser del sapone liquido nel bagno di casa Poggi”. Nessuna traccia di sangue nel lavandino, ricorda, e un’impronta compatibile con una sera ordinaria, dopo una pizza e lo studio della tesi. Dubbi che, oggi, assicura, restano “tutti”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46445015]]
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