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Garlasco, "Stasi? No. Ecco chi ha ucciso Chiara": la rivelazione choc dell'avvocato
Oggi 05-02-26, 11:13
Garlasco, a quasi diciannove anni dal delitto di Chiara Poggi, Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, torna a parlare del caso e ribalta la versione ufficiale. Intervenuto a "Mattino Cinque", l’ex difensore sostiene che l’omicidio della ragazza, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, non sia stato commesso da una persona vicina alla vittima, come Alberto Stasi – condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2015 –, bensì da un sicario professionista. Secondo Lovati non si tratterebbe di errori investigativi casuali, ma di una regia precisa di depistaggio. L’assassino sarebbe entrato nella casa con un percorso studiato, avrebbe ucciso Chiara e sarebbe fuggito dal retro, verso la campagna e il canale Brielli. In questa ricostruzione due elementi apparentemente marginali avrebbero avuto un ruolo chiave nel confondere le indagini e nel dirigere l’attenzione su Stasi: una bicicletta e un sacchetto di vestiti.La bicicletta in questione non è quella nera da donna avvistata dalla testimone Franca Bermani la mattina del delitto davanti alla villetta dei Poggi, ma un secondo mezzo identico, sempre nero e da donna, rinvenuto un mese e mezzo dopo tra le sterpaglie di via Toledo, una stradina parallela al canale Brielli e vicina all’abitazione della nonna di Andrea Sempio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46162883]] Di questa bici, secondo Lovati, non esisterebbero atti ufficiali: nessun verbale, nessuna fotografia, nessun sequestro formale. La stessa Bermani non l’avrebbe mai confrontata, né durante le indagini né in aula; le fu solo riferito che somigliava a quella da lei descritta.L’altro reperto è il sacchetto di indumenti recuperato il 24 agosto 2007 nel canale Brielli, tra Sairano e Villanova. Gli abiti presentavano macchie rosse evidenti e all’epoca alimentarono l’ipotesi di un collegamento con l’assassino in fuga. Le analisi dei Ris di Parma, però, esclusero nel novembre 2007 la presenza di sangue o tracce biologiche utili. Nonostante questo, l’oggetto rimase per anni nell’immaginario del caso come indizio forte."Non sono dettagli marginali", ha dichiarato Lovati, "ma tasselli che hanno indirizzato la narrazione del caso". Per l’avvocato bicicletta e vestiti seguono la stessa logica: piste suggestive ma fragili, create per orientare l’inchiesta più sul piano mediatico e narrativo che su quello probatorio, spingendo le indagini su Stasi e lasciando nell’ombra l’ipotesi di un autore esterno. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46179694]]
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