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Gennaro Gattuso "limitato": le parole pesantissime dell'ex Milan Filippo Galli
12-03-2026, 15:34
La crisi del calcio italiano rischia di riflettersi anche sulla Nazionale. A dirlo è Filippo Galli, ex difensore del Milan e oggi dirigente sportivo, che in un’intervista al Corriere della Sera ha analizzato i problemi strutturali del movimento azzurro, partendo dal rendimento delle squadre italiane in Europa. Il nodo principale riguarda la formazione dei talenti: "Il nostro sistema calcio va ripensato — le sue parole — Non riusciamo più a lavorare sul territorio e non sviluppiamo i talenti. Si lavora più sul player trading, acquistando soprattutto all’estero". Un cambiamento profondo rispetto al passato: "La conclusione è che se ai miei tempi la A era un campionato d’arrivo, ora è un torneo di passaggio”. Un problema che inevitabilmente si riflette anche sulla Nazionale. "Gli azzurri ne pagano le conseguenze — ha aggiunto — Non dimentichiamo che la percentuale di stranieri in A oscilla fra il 60 e il 70%, perciò la capacità di selezione di Gattuso è limitata". Secondo l’ex rossonero, i giovani italiani non mancano, ma non ricevono abbastanza fiducia nei club: ”Non sono scomparsi — ha detto — Ci sono, ma vengono utilizzati solo in circostanze eccezionali, cioè in concomitanza di infortuni altrui". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46670614]] Galli cita diversi esempi recenti, come “Bartesaghi, che al Milan è una realtà ma a inizio stagione non doveva essere il titolare. Vergara si è imposto al Napoli solo perché i big sono finiti in infermeria. Palestra ha dovuto andare al Cagliari per trovare spazio. Manca il coraggio di rischiare sui prospetti italiani. Si vuole il risultato subito”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46755418]] Il tema si collega anche al rendimento delle squadre italiane nelle coppe: "Il nostro tatticismo in Europa non paga — ha spiegato — Gli altri vanno più veloce e affrontano le gare a viso aperto”. Si spiega così il crollo dell’Atalanta contro il Bayern Monaco in settimana: “L’idea di Palladino (allenatore della Dea, ndr) è il gioco uno contro uno, basato sulle individualità ma funziona quando gli avversari sono più deboli. Non contesto il suo orientamento ma contro il Bayern ha trovato giocatori con qualità, fisico e tecnica migliori e con una velocità superiore. Il calcio dovrebbe invece essere connessione ed espressione del collettivo”. Per Galli serve quindi un cambiamento più profondo, che parta dalle scelte federali e dalla cultura calcistica del Paese: "Nel settore tecnico mutano le persone ma non la filosofia — ha concluso — Il bello sarà che, dopo la qualificazione al Mondiale, penseremo di essere nel giusto e così continueremo a restare nella mediocrità”.
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