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Giordano Tedoldi: WhatsApp, arriva l'intelligenza artificiale. Ecco perché cambia tutto
21-03-2025, 09:02
Dopo un anno e mezzo per ottenere il via libera dalla sempre paranoica regolamentazione europea sulla privacy, il Chatbot Meta AI – l'intelligenza artificiale sviluppata dalla compagnia di Zuckerberg, il creatore di Facebook – sbarca su Messenger, Instagram e Whatsapp. Con una limitazione: consentita solo la generazione di testi, non quella di immagini e l'analisi delle fotografie. Anche così, l'AI messa a disposizione di tutti gli utenti delle tre piattaforme (e non sarà necessario uscire dalle app, basterà cliccare l'anellino azzurro-viola) preannuncia l'ennesima rivoluzione digitale. Su Whatsapp, ad esempio, sarà possibile con grande fluidità chiamarla in causa digitando “@MetaAI”, in qualunque tipo di conversazione, a due o di gruppo, e rivolgerle domande le cui risposte saranno visibili a tutti i partecipanti. Resterà, pare, ben chiaro quando un utente si sta servendo dell'AI. Ma da qui alla scomparsa di questa demarcazione il passo è breve. Siamo certi che i lettori avranno già provato il brivido di ricevere da un proprio sciagurato contatto un testo palesemente composto con l'intelligenza artificiale, ma senza che la cosa vi sia stata confessata, un messaggio insolitamente dettagliato e prolisso, con ortografia e grammatica inusitatamente impeccabili, e con quei classici stilemi dell'AI tipo certe conclusioni interrogative: «Ti va di raccontarmi cosa ti affascina di questo affascinante tempio di delizie per il palato?», dopo che magari si stava semplicemente consigliando una pizzeria. Da questo punto di vista, l'integrazione ora introdotta può rappresentare un miglioramento dal punto di vista della trasparenza e soprattutto della correttezza delle comunicazioni, perché i “furbetti dell'AI” potrebbero essere compensati e sperabilmente travolti da una nuova normalità per cui tutti, più o meno, faranno uso del medesimo strumento, ma in modo esplicito, chiamandolo visibilmente in causa. Personalmente, dopo averci riso su, e devo dire, essere rimasto un po' incredulo che una persona potesse essere così insicura e fobica da dovere ricorrere all'intelligenza artificiale, senza dirmelo, per una banale chiacchierata, ho preferito non avere altre interazioni con lei. Ma ora tutte le conversazioni che abbiamo tramite i messaggi privati di Instagram, quelli su Messenger e Whatsapp, saranno sicuramente infarcite di continui, ridondanti, ossessivi «chiediamo all'intelligenza artificiale», però, ribadiamo, in modalità trasparente, non subdola. Il che non impedirà una radicale trasformazione, ed è qui che si determineranno nuovi comportamenti destinati a durare. Immaginiamo infatti com'erano tali discussioni fino a oggi: piene di sciocchezze, affermazioni letteralmente campate in aria, asserzioni perentorie quanto infondate, consigli balordi e deduzioni scorrette. Che si trattasse del gruppo dei genitori degli alunni di una scuola, o di una chat di un gruppo di lavoro, di amici che progettano una vacanza, o, appunto, una cena in pizzeria, era, in generale, una gara a chi la sparava più grossa. Adesso, tutto potrà essere passato al vaglio inappellabile, orwelliano, della suprema corte dell'AI. Certo, su molte cose – «è meglio la margherita o la napoletana»? – rimarrà l'indecidibilità del gusto personale (benché anche lì, se per esempio si confrontano gli apporti nutrizionali, si potrà scatenare l'algoritmo) ma su molte altre, inevitabilmente, sarà MetaAI a convalidare o rifiutare un parere, un piano di viaggio, un progetto di lavoro. Come ci dovremo orientare in questo scenario? Sinceramente non lo sappiamo, ma in qualche modo, come sempre con ogni nuova tecnologia, faremo. Certo, sarà buffo ricevere, adesso, messaggi scritti da noti strafalcionisti con puntuali citazioni ciceroniane, messaggi circa la possibile variabilità dell'energia oscura da parte della nonna, e audaci avances attinte alla prosa libertina francese da chi, prima, era in difficoltà anche a dichiarare il proprio nome. Un po' inquietante, ma ci sarà da divertirsi.
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