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Giorgio Mulè spiana il Fatto: "Una porcheria, io bersaglio per uno schizzetto di fango"
Ieri 08-04-26, 11:20
"Questa volta il 'pensierino'arriva da Milano via Fatto Quotidiano. E rieccoci nel 'registro degli infangati'in un’inchiesta dove ovviamente non sono indagato, non sono testimone, non sono nulla se non un bersaglio per uno schizzetto di fango": Giorgio Mulè,deputato di Forza Italia,risponde così all'inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano di Marco Travaglio dal titolo "Non solo FdI: nelle parole del pentito Amico tutta la rete 'dalla Lega a FI'", in riferimento al siciliano Gioacchino Amico, referente, ora pentito, del clan camorristico dei Senese. "Vi rubo solo qualche minuto: stamattina alle 5 ho svegliato il mio avvocato perché sapevo che sarebbe uscita una porcheria, non riesco a definirla in un altro modo, su un giornale - ha risposto Mulè in un video pubblicato su Instagram -.La porcheria risiede in una notizia di una intercettazione che risale al primo marzo 2021, quindi a cinque anni fa, in cui un mafioso che oggi è un collaboratore della giustizia parla, non so con chi, del nuovo governo Draghi e commenta la mia nomina a sottosegretario della Difesa dicendo che mi conosce personalmente. Bene, questa intercettazione viene pubblicata dal Fatto Quotidiano e viene assimilata a una notizia che riguarda presunte inchieste su mafia e politica, una rete di questo boss, rapporti che definiscono amicali tra me e questa persona". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47185834]] A tal proposito il deputato azzurro ha chiarito: "Io questa persona non la conosco, non so chi sia, ne ho appreso l'esistenza soltanto ieri perché è la stessa persona del selfie pubblicato con Giorgia Meloni e usato vergognosamente contro la premier". Infine, riepilogando: "Dunque, c'è un'intercettazione di cinque anni fa in cui non c'è un reato né una questione da approfondire dalla procura di Milano. Dopo 5 anni, questa intercettazione esce e viene pubblicata in prima pagina con grandissima evidenza. Tutto questo lascia perplessi e sconcertati. Non è normale che in un Paese in cui non si è indagati, non si è testimoni, non si è in alcun modo coinvoltiin un'inchiesta, il fango venga messo nel ventilatore a ruota libera. Viviamo purtroppo questo momento. Atutto questo bisogna reagire nella maniera più civile possibile, denunciando". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47180671]] Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Giorgio Mulè (@mulegiorgio)
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