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Cultura e Spettacolo
Giovanni Calvino e Lee Kwan Yew apprendisti Licurghi
Oggi 23-02-26, 12:24
Giovanni Calvino nasce nel 1509 a Noyon, nel nord della Francia, figlio di un notaio ecclesiastico. Studia a Parigi e Orléans, viene inizialmente avviato alla carriera giuridica. L’incontro con la Riforma lo conduce a una visione radicale del cristianesimo come sistema totale di vita e di governo. Nel 1536, mentre è di passaggio a Ginevra diretto a Basilea, Calvino viene trattenuto dal teologo riformatore Guillaume Farel e chiamato a guidare la Riforma nella città da poco emancipatasi dal potere vescovile e dal giogo della cattolica Savoia. Dopo una falsa partenza (viene esiliato dal consiglio cittadino in mano al patriziato laico che teme la sua intransigenza) rientra in città nel 1541 e costruisce un ordine civile fondato sulla disciplina morale, dove la teologia diventa architettura sociale. Il Concistoro vigila sulla condotta pubblica e privata, limita divertimenti, censura testi, denuncia le deviazioni morali che vengono punite dai magistrati laici. Intanto però l’istruzione diventa obbligatoria, il lavoro una vocazione, la frugalità una virtù civica. Per Calvino la prosperità non assicura la salvezza, ma può indicare l’elezione divina. Il successo economico è moralmente legittimo se disciplinato e a favore della comunità. Ginevra diventa la “Roma protestante”, modello di riforma che non disdegna il ricorso al rogo: la fine dell’eretico Serveto scandalizza umanisti e benpensanti. Ma Calvino governa (leading from behind). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46444871]] *** Lee Kuan Yew nasce nel 1923 a Singapore, in una famiglia cinese anglofona. Educato a Cambridge, avvocato, cresce sotto il dominio britannico e viene segnato dall’occupazione giapponese, che rafforza in lui la convinzione che solo uno Stato forte può garantire sopravvivenza e dignità nazionale. Nel 1959 Lee conduce il People’s Action Party alla vittoria elettorale e diventa primo ministro di Singapore autonoma. Dopo la rottura con la Malaysia, si trova a governare una città-Stato multietnica, povera di risorse e circondata da potenziali nemici. Lee impone controllo dei media, restrizioni al dissenso, sanzioni capillari per i comportamenti antisociali. Recuperando i valori confuciani, costruisce una società meritocratica, dove l’eccellenza scolastica e professionale determina il destino individuale. Il rigore è anche risposta alla paura del caos etnico. Sembra la traduzione in chiave secolarizzata della predestinazione: chi eccelle dimostra di meritare il comando. Quando Lee lascia il potere, Singapore è un miracolo economico mondiale ma è anche una democrazia illiberale. Le poleis dell’antichità non sono mai del tutto scomparse. La Ginevra di Calvino e la Singapore di Lee ne riproducono certe forme e lì, come nell’antichità, la libertà resta concessione, non diritto. giovanni.longoni@liberoquotidiano.it [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46429131]]
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