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Gli astronauti ci raccontano che anche gli uomini possono fare "Oh"
Oggi 05-04-26, 11:04
Non solo i bambini fanno oh, ma anche gli adulti che hanno un bagaglio scientifico molto più pesante del tascapane impalpabile dei sogni. Gli astronauti della missione Artemis II hanno fatto oh guardando da dove erano partiti, quel geoide di nome Terra che si allontanava dalla prospettiva dell’oblò stagliandosi nei colori netti di un mistero, svelato, immerso nel buio e nel silenzio. Un pianeta sferico e un po’ schiacciato ai poli, che qualcuno si ostina invece a considerare piatto e in due dimensioni, infischiandosene persino dell’astrofisico e astronauta Umberto Guidoni, che ne sa qualcosa non per sentito dire. Lui e i suoi colleghi di oggi sono formati con lo studio iperrazionale delle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, oltre che medicina), alle favole e alle magie non credono più da sempre, eppure nel nero dello spazio si può tornare un po’ bambini: non guardando a naso all’insù l’infinitamente grande, ma col naso all’ingiù verso il finitamente piccolo. Lì, verso il pianeta delle ambasce e delle angosce, delle speranze e delle illusioni, del bello e del brutto, delle risate di gioia e delle lacrime, dove la razza umana si è evoluta oltre ogni possibile previsione ma senza riuscire a trovare la pietra filosofale dell’Arcadia poetica e filosofica. Sono rimasti a bocca aperta come i bambini che fanno oh. Ne hanno studiato ogni dettaglio chimico, fisico, geologico e probabilmente storico, ne hanno visto immagini e particolari, e poi all’improvviso non hanno più considerato la Terra come una “cosa” che segue le sue leggi e i suoi ritmi, ma una creatura viva, e non importa se il suo soffio vitale derivi dal divino o dalla combinazione delle cellule nel brodo primordiale. I comuni mortali possono solo sognare di vedere la Terra dall’alto, imperfetta e colorata dove pulsa la vita, da lontano con le dimensioni di una biosfera da mensola ma in realtà più grande miliardi di volte e miliardi di volte più complessa. Artemide, che ha preso il nome dalla personificazione della luna crescente per gli antichi greci, ha rinnovato lo straordinario stupore dei primi astronauti che nel Secolo breve conquistarono Selene e tolsero ogni alone di arcano all’origine dell’uomo, che chiamano Terra pur essendo per il 70% composto da acqua, quasi come il corpo umano che si vuole fatto di carne. Ma l’uomo, che non è una mera combinazione chimica e una manifestazione di leggi scientifiche, è anche capace di sentimenti, forse per il fanciullino che è in lui e di tanto in tanto si manifesta. Guarda la Terra dall’alto e si ritrova bambino, di fronte ai misteri racchiusi dietro a una porta di cui ha forgiato la chiave, ma che riescono ancora a emozionarlo, come quando nel suo cuore e nella sua mente c’era spazio per le favole. E fa oh per dimostrare di essere ancora umano, davanti a uno spettacolo che occhio umano non vedeva dai 54 anni trascorsi dall’ultima missione Apollo. Se le camere della navicella Orion si sono limitate a catturare le immagini e a rimandarle alla base, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen le hanno filtrate con la loro sensibilità, oltre l’epica e oltre la retorica, facendone qualcosa di proprio. È proprio vero che il mondo si può osservare da un oblò, e che in fondo la poesia e la canzone guidate dall’ispirazione possono andare più lontano della tecnologia nell’era degli anni luce dominata dall’intelligenza. Ma quella umana ha sempre un oh in più che quella artificiale, pur avvicinandosi, non riuscirà mai a pronunciare.
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