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Hormuz, stretto chiuso per mancanza di assicurazioni ma ora ci pensa Donald...
Oggi 05-03-26, 12:29
Ma lo stretto di Hormuz è chiuso o aperto? Partiamo dal vecchio adagio secondo cui: “i popoli imparano l’economia durante la crisi e la geografia durante la guerra”. Insomma la mitologica casalinga di Voghera ora sa che da lì passano (anzi passavano) 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Questa è economia. E sa anche dove si trova lo stretto di Hormuz. E questa è geografia. Ma la domanda rimane. Questo cappero di stretto è chiuso o aperto? Il traffico nello stretto si è ridotto del 90%. Ci sono siti dedicati al monitoraggio del traffico navale in tempo reale che confermano che le petroliere stanno ferme. E se questo perdurasse l’estrazione di petrolio dovrebbe arrestarsi. Nessuno in Arabia saprebbe dove stiparlo una volta aspirato in superficie. Quindi lo stretto è chiuso. Sia messo agli atti. Ma allora arriva la classica tempesta perfetta? Uno shock petrolifero se ce n’è uno insomma. E questo vale soprattutto per il gas liquefatto. Che sempre da lì passa. Eppure? Eppure i mercati ieri hanno vissuto una giornata di relativa tranquillità. La quotazione del greggio si mantiene costante intorno a 75 euro. Non si arriva alla temuta soglia dei 100. Abbondantemente sfondata invece durante i primi giorni dell’invasione russa in Ucraina. La quotazione del gas ad Amsterdam è addirittura scesa sotto la soglia psicologica di 50 dopo aver aperto a 58. Tutto questo ci dice due cose. La prima è che viviamo in un mondo destabilizzato che però sembra abituarsi a questa situazione di caos. La seconda spiegazione, che non sostituisce la precedente ma la accompagna, è che forse gli operatori non credono alla chiusura permanente dello stretto. E perché non ci credono? Sicuramente nella loro conferenza stampa il ministro della guerra Hegset ed il generale Caine sono stati chiari ed efficaci nel far passare un messaggio. Gli Stati Uniti in cinque giorni hanno ottenuto il completo controllo del cielo iraniano. Gli aerei da combattimento americani possono volare indisturbati. Si passa dal lancio di munizioni “stand off” (vale a dire a debita distanza rispetto al bersaglio) proprio per evitare che il velivolo venga abbattuto all’utilizzo di munizioni “stand in”. In parole povere, gli americani possono lanciare bombe e missili da distanza ravvicinata perché tanto nessuno li colpirà. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46663708]] Così gli Usa possono utilizzare caccia che hanno 70 anni di età molto ben portati: i B-52. La superiorità numerica diventa abissale. Ci sono conferme laterali a tutto questo. Se nel primo giorno di guerra l’Iran lanciava 350 missili dopo cinque giorni ne scaglia 40. Se faceva partire 300 droni kamikaze ora arriva a 45. L’Iran ha finito i missili ed i droni? No. Semplicemente sono stati distrutti. E di questo gli operatori sul mercato sembrano esserne convinti. E la pubblicazione delle foto di arsenali pieni di missili e droni fatta filtrare sul Daily Mail induce ad una domanda maliziosa. Perché mai un paese in guerra dovrebbe far girare queste immagini invece che tenerle gelosamente custodite? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46661723]] Ma allora perché lo stretto di Hormuz è chiuso? Banalmente perché i Lloyd’s di Londra non intendono più dare copertura assicurativa contro il rischio di guerra se non a prezzi insostenibili. Insomma lo stretto lo ha chiuso Londra e non Teheran. E Trump ha sparigliato il tavolo con una mossa a sorpresa. L’assicurazione la forniranno gli Stati Uniti che offriranno anche un servizio di scorta con la loro marina durante la traversata. La mossa è devastante per tre motivi. Primo perché di fatto si inserisce in una situazione di monopolio fino a ieri governata dai Lloyd’s. E lo fa con un pacchetto assicurativo niente male: polizza più scorta. a prezzi convenienti. Tutto incluso. Secondo perché certifica la rottura definitiva fra Londra e Washington. Terzo perché la situazione per Pechino si complica se possibile ancora di più. Si passa da una chiusura dello stretto, che asseterebbe le raffinerie cinesi, ad una ben peggiore. Lo stretto sta aperto ma lo controllano gli americani. Insomma, dalla padella alla brace. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46640834]]
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