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Il giardino delle note e del gusto: la metamorfosi di Potafiori
16-02-2026, 14:09
Nel crepuscolo che avvolge via Salasco a Milano, in cui il confine tra la botanica e la cucina smette di esistere, scopriamo la nuova veste del ristorante Potafiori. Non è solo una questione di arredo, né il vezzo di un architetto d’interni innamorato del verde. È una questione di vibrazioni. Se Milano fosse uno spartito, Potafiori ne sarebbe il contrappunto più inaspettato: un luogo dove il profumo dell’eucalipto fresco si intreccia indissolubilmente con il fumo bianco di un risotto mantecato a regola d’arte e con le frequenze basse di un jazz che non chiede permesso, ma ti accoglie. Dopo gli anni del silenzio forzato, quelli in cui le saracinesche abbassate sembravano aver spento definitivamente l’anima conviviale della città, il ritorno di Potafiori non è una semplice "riapertura". È un atto di resistenza estetica. È la dimostrazione che si conferma una verità fondamentale del mercato del lusso contemporaneo: oggi non si cerca più il "prodotto", ma l’autenticità dell’esperienza. Gruppo Gatto Bianco in società con Rosalba Piccinni, la "cantafiorista" che rimane l'ideatrice di questo progetto dove la bellezza si mangia, si ascolta e si respira. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46370233]] Entrare oggi da Potafiori significa immergersi in una narrazione visiva che rifiuta il minimalismo sterile. La visione di Rosalba, figlia di una Bergamo laboriosa e creativa, settima di otto figli, porta con sé la forza di chi ha imparato a far parlare i fiori prima ancora delle persone. Ma se nel 2009 l'approdo a Milano era stato un esperimento d'avanguardia, oggi la maturità del progetto si legge nei dettagli. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46370236]] Il locale si presenta come una cornice dove l’imperfezione della natura dialoga con la precisione del design. Qui, il concetto di "bistrot dei fiori" viene elevato a filosofia di vita. Non si tratta di cenare circondati da piante, ma di partecipare a una performance continua. Rosalba Piccinni ha trasformato la sua doppia anima — quella di fiorista di razza e quella di interprete raffinata — in un marchio di fabbrica che non teme imitazioni. La sua voce, che spesso rompe l’atmosfera soffusa per regalare emozioni live improvvisate, è il collante che tiene insieme i petali di un’offerta che punta tutto sulla partecipazione emotiva dell’ospite. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46370234]] Se l’occhio e l’orecchio vengono appagati dalla scenografia, è il palato a dover confermare la solidità del progetto. La direzione gastronomica è stata affidata all’Executive Chef Giuseppe Buttiglione, la cui missione appare chiara: traghettare la tradizione italiana verso una contemporaneità che non sia mai astratta, ma sempre legata alla terra. Il menu è un viaggio tra sapori netti e richiami stagionali. Si parte con il "Benvenuto dello Chef", dove il Salame dei Colli Mantovani e le consistenze del pecorino preparano il terreno a piatti più complessi. Spicca, tra gli antipasti, il Timballo di cicorie alla pugliese, un omaggio alle radici che non dimentica la tecnica, o l'Uovo bio in camicia su passata di broccoli e polvere di olive nere, un esercizio di equilibrio cromatico e gustativo. Ma è nei primi piatti che la mano di Buttiglione si fa audace. Il Risotto alla crema di rape con spuma di caciocavallo e polvere di pomodoro è un manifesto di colori che sembrano usciti da una composizione floreale di Rosalba Piccinni. E poi i Casoncelli ai tre pomodori ed olio al basilico, che riportano l’ospite a una dimensione domestica nobilitata da materie prime d'eccellenza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46370235]] I secondi piatti non sono da meno. Dalla Bistecca di cavolfiore con crema allo zafferano — una scelta coraggiosa che eleva il vegetale a protagonista assoluto — alle Costolette d’agnello con riduzione al Barolo e patate al mirto, ogni portata è pensata per essere un capitolo di un racconto più ampio. Non manca il tocco personale della "padrona di casa" con le Polpette preferite da Rosalba, servite con salsa al pomodoro e polenta concia: un comfort food che in un ambiente così sofisticato diventa un gesto di profonda confidenza verso il cliente. Sbaglierebbe chi considerasse la musica da Potafiori come un semplice sottofondo. In questo spazio, le note sono un ingrediente tanto quanto lo zafferano o il sale di Maldon. I musicisti di fama internazionale che si alternano sul palco non seguono una scaletta rigida; improvvisano sulla base dell’energia della sala, dei desideri degli ospiti, dell’ispirazione del momento. È qui che la figura di Rosalba Piccinni emerge nella sua interezza. Quando la "Cantafiorista" prende il microfono, il bistrot si trasforma. La cena diventa partecipazione. Le conversazioni si abbassano, le luci sembrano vibrare in sincrono con la sua voce. È un’atmosfera sospesa, quasi onirica, che trasforma Potafiori in un’icona dello stile cittadino, un luogo dove, come dice lei stessa, "si torna perché si è stati bene". Inoltre ogni mercoledì al Potafiori potrete ascoltare anche le Love Nights, con musicisti dal vivo. Ad accompagnare questa sinfonia di sensi c’è una cantina rinnovata che segue il ritmo del menu. La selezione di etichette italiane ed estere non cerca il nome altisonante a tutti i costi, ma privilegia i produttori che, come Potafiori, mettono l'anima nella bottiglia. È una carta dei vini viva, che cambia con le stagioni e con l’estro della cucina, capace di dialogare con la sapidità di un Trancio di rombo alla curcuma o con la dolcezza amara del Tiramisù della casa. In una Milano che corre verso la digitalizzazione estrema e l'alienazione dei servizi rapidi, Potafiori si pone come un controtendenza necessaria. È uno spazio che si presta anche a mostre d'arte, workshop creativi e laboratori floreali. La partnership con il Gruppo Gatto Bianco sembra aver dato quella stabilità strutturale necessaria per permettere alla visione artistica di Rosalba di volare ancora più alto. Non c'è tradimento delle origini, ma un'evoluzione consapevole. Lo spazio conserva il suo estro artistico originale, dove i fiori non sono mai solo decorazione, ma interlocutori silenziosi della cucina e delle note. In un mondo che spesso dimentica l'importanza del "sentire", Potafiori ci ricorda che l'emozione è l'unica moneta che non svaluta mai. Autrice dell'articolo Orchidea Colonna Orchideacolonna@yahoo.com
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