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Cultura e Spettacolo
Il mistero del conclave dei bimbi rapiti nell’ultimo thriller di Monaldi & Sorti
Oggi 05-04-26, 11:57
Anno Domini 1670. Nel palazzo apostolico vaticano si sono appena serrate le porte di uno dei conclavi più lunghi e tormentati della storia. Rien ne va plus: la truppa dei cardinali e dei loro assistenti (i «conclavisti»), resta chiusa a chiave nelle stanze, meravigliosamente affrescate, adiacenti alla fatidica cappella Sistina. Mentre le Eminenze dentro si scontrano a colpi di trabocchetti e imboscate, la cosa più inquietante succede fuori: in città vengono rapiti bambini. Il 29 aprile 1670, giorno dell’elezione papale, un diario riporta: «In questo tempo (del conclave; ndr) furono arrobate molte creature per Roma et in particolare per Trastevere da età di 7 anni in giù». Non è un pettegolezzo: così recita una delle fonti più affidabili della storia di Roma barocca, il Diario romano di Giacinto Gigli (1594-1671). Grazie all’esperienza nel governo cittadino di Roma, Gigli conosceva (e li rivelò nel Diario) molti retroscena della politica pontificia. Come i rapimenti di bambini durante l’elezione papale. Nella trama del loro nuovo volume bifronte Unicum Opus, che racchiude i due ultimi romanzi del ciclo con protagonista l’abate Atto Melani, Monaldi & Sorti hanno intrecciato la vicenda con la violenza che Atto patì da fanciullo: quella della castrazione per sfruttare le sue doti canore. Ma poi hanno scoperto con stupore che quella preziosa testimonianza documentaria non c’è più. «Eppure era giunta intatta fino a noi moderni, tanto da essere stata studiata e pubblicata», commenta il trio di autori. L’annotazione di Gigli sulla raffica di kidnapping era in un’appendice del Diario, alcune pagine non rilegate ribattezzate dagli studiosi “fogli staccati”, conservate, come il resto, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e contrassegnate con la sigla “Varia 47”. Il Diario è ancora oggi al suo posto, mentre i fogli staccati sono stati sottratti in circostanze nebulose. Nel fondo dei 500 manoscritti cui appartiene, solo il Varia 47 risulta scomparso. Per fortuna ne avevano scritto nel 1877 lo storico Alessandro Ademollo e, in un articolo del 1954, il noto sacerdote, ebraista, autore e docente Giuseppe Ricciotti (1890-1964), che poi ne fece un’edizione integrale a stampa uscita a Roma nel 1958. Ma quando chiese ai superiori l’imprimatur, a sorpresa gli venne negato. Allora si rivolse a una casa editrice laica, Tumminelli, e pubblicò lo stesso. Fu quindi lui, apparentemente, l’ultimo a vedere i fogli staccati. Ma qualcosa non torna. Nel 1956, infatti, quindi due anni dopo l’articolo di Ricciotti, due funzionarie curatrici dei fondi antichi della Biblioteca Nazionale avevano inviato alla direzione una “relazione di revisione”, dove «si dichiara che il ms. Varia 47 è considerato smarrito dal 15.04.1944». Come ha fatto allora Ricciotti a preparare l’articolo del 1954 e la sua edizione del 1958? E come mai non ha scritto che l’originale era sparito da oltre un decennio? Ma non è finita: il nome di Ricciotti non risulta nei registri di consultazione. «Se non vogliamo pensare a una manipolazione dei registri», dicono Monaldi & Sorti, «una spiegazione potrebbe essere che, visto l’imprimatur negato, Ricciotti abbia trovato un modo per consultare il Gigli senza lasciare tracce». Le stranezze però si accumulano. Nel 1994 viene fatta un’altra edizione del Diario di Gigli a cura di un noto studioso di cultura a Roma, Manlio Barberito (1912-2009). Anche lui sottace della sparizione. Perché? Di fronte ai troppi interrogativi, Monaldi & Sorti hanno ottenuto un’indagine interna del personale (gentilissimo) della Sala manoscritti. Indagine che però ha aggiunto mistero a mistero. Ad esempio: a metà aprile del ’44, in pieno bombardamento aereo di Roma, i manoscritti erano stati evacuati dalla Biblioteca Nazionale, e si trovavano chiusi in casse e deposti in rifugi antiaerei. La ricognizione fu fatta solamente dopo la guerra, quando le casse di manoscritti rientrarono in sede. Perché allora le due funzionarie dissero che era irreperibile a partire dal 15 aprile 1944? Quello stesso giorno, notano Monaldi & Sorti nelle appendici di Opus, fu assassinato Giovanni Gentile: un evento che fece profonda impressione nei circoli culturali dell’epoca. Forse quella data è la reminiscenza involontaria di qualcuno che voleva retrodatare la scomparsa del Varia 47? Chi ha commesso l’omissione più chiara, rilevano comunque Monaldi & Sorti, è Barberito. Forse aveva capito che contro il Varia 47 si era mobilitato qualcosa. Aveva fonti privilegiate di informazione? Sicuramente sì. Era molto amico, sin dall’infanzia, di Carl Marzani (1912-1994), emigrato da bambino in Usa durante il fascismo, agente segreto dell’Oss (predecessore della Cia), forse anche “contatto” del Kgb, militante comunista, funzionario del governo Usa, editore, cineasta e autore di libri. Figura ben nota agli storici, nei suoi scritti Marzani ripete con insistenza che lui e Barberito restarono sempre in contatto ed ebbero «posizioni di medio livello piuttosto importanti nei nostri governi in tempo di guerra». Nel 1945 Marzani era a Roma in missione per l’Oss, e aveva mezzi potenti. «Barberito era latitante», racconta, «ma usando le risorse del mio reparto lo rintracciai». Al conclave del 1670 aveva partecipato anche il cardinale di Como Benedetto Odescalchi (eletto sei anni dopo con il nome di Innocenzo XI). Alla sua morte, avvenuta nel 1689, in casa del suo nipote ed erede Livio vengono sorpresi dall’Inquisizione un segretario in tonaca, un cugino faccendiere e un esoterista mediorientale a organizzare riti magici usando una bambina «di sei o sette anni all’incirca». Al processo furono rei confessi. Il nipote di Innocenzo XI invece se la cavò senza un graffio. Di fronte a omissioni, silenzi e coincidenze troppo comode per essere casuali, Monaldi & Sorti fanno quello che gli storici non osano più fare: seguono la pista fino in fondo. Domande rimaste senza risposta per tre secoli e mezzo. In Unicum Opus quella risposta affiora. E quando affiora, lascia il lettore con il sospetto peggiore: che certi segreti non appartengano affatto al passato.
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