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Ilaria Salis e Mimmo Lucano, la loro firma: pestato a morte a Lione, il caso deflagra
Oggi 18-02-26, 03:00
Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra francese, è finito nel mirino del governo, dopo l’omicidio di Quentin Deranque, 23enne di destra aggredito con calci e pugni da un gruppo di militanti antifascisti, la Jeaune Garde Antifasciste. E l’idea “Quentin come Ramelli” scuote i banchi del Parlamento europeo e delle forze politiche italiane. L’eurodeputato di FdI, Nicola Procaccini, ha lanciato l’accusa senza mezzi termini: “Quentin è morto come Sergio Ramelli, ucciso a sprangate”, e ha puntato il dito contro “questo antifascismo che dovremmo adorare”. Ma il colpo arriva doppio: secondo Procaccini quella violenza non è un episodio isolato, ma parte di una tela che coinvolgerebbe anche esponenti italiani di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e del Movimento 5 Stelle. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46370950]] “Ci aspettiamo – conclude l’eurodeputato – che Conte e Fratoianni prendano immediatamente le distanze da questo vile omicidio, dalle vergognose dichiarazioni di Mélenchon e dai loro compagni di viaggio”. Il riferimento è alle firme italiane su un appello internazionale per il “rafforzamento dell’azione antifascista e antimperialista”, sottoscritto da Ilaria Salis e Mimmo Lucano che, secondo gli attacchi di Fratelli d’Italia, legittimerebbe in qualche modo quei gruppi violenti della Jeune garde. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46373920]] Un filo rosso che per FdI sarebbe inaccettabile e che porta i dirigenti di Avs e 5 Stelle a dover “dissociarsi da Mélenchon” e dalle parole che lo stesso leader francese ha speso dopo la morte di Quentin, sostenendo che le vere vittime degli attacchi fossero loro - da parte del collettivo femminile identitario Némesis - e non viceversa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46381669]] Difficile, però, che ciò accada e che Avs condanni, visti i legami di alcuni suoi deputati-militanti con la Jeune garde antifasciste francese. La sinistra internazionale – e in parte anche quella italiana – si ritrova così nel mirino di una polemica che non è solo europea, ma che attraversa il dibattito interno sui confini tra protesta politica e violenza. Una discussione che impatta direttamente sui rapporti tra gruppi e partiti: “Che ci fanno Lucano e Salis con la Guardia antifà?”.
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