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Iran, piccoli ayatollah contro Crosetto
Oggi 03-03-26, 10:31
Ne hanno appena ammazzato uno in Iran, che dipendeva da lui, dai suoi ordini, dai suoi umori e naturalmente dalle sue preghiere più o meno d’ufficio. Si tratta naturalmente di Alì Khamenei, ucciso nella sua residenza a Teheran, distrutta dagli israeliani grazie a informazioni americane nella guerra fra le più annunciate per la dovizia dei preparativi, anche o soprattutto americani, diffusi a mezzo stampa, come gli avvisi di garanzia in Italia. La più grande disfatta, credo, dei servizi segreti, peraltro compiaciuti di se stessi per avere fatto il loro dovere di tradirsi, essendo state queste le istruzioni o gli ordini ricevuti dall’alto, o dall’altissimo. Una rinuncia alla riservatezza dettata dalla speranza che l’altra parte rinsavisse e si risparmiasse il peggio. Khamenei, che nella lotta al Satana americano e, più in generale, occidentale aveva voluto riscattarsi dalle compromissioni del suo predecessore Khomeini abbandonatosi in traffici d’armi con gli Stati Uniti di Reagan, ha avuto scusate la franchezza- la fine che meritava dopo le repressioni sanguinose non solo del dissenso, ma semplicemente di chi gli capitava, diciamo così, a tiro. O indossava indumenti non graditi alle sue guardie, manutengole della rivoluzione islamica. Spero, personalmente, che ci venga risparmiato il solito spettacolo, purtroppo, di un successore peggiore di lui. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46620905]] Ma ancor più delle successioni ayatollesche nel lontano Iran, a dispetto delle scommesse, aspettative e quant’altro del presidente americano, mi infastidiscono, a dir poco, i piccoli aytollah che crescono da noi, in Italia. Pronti allo sciacallaggio. E ad alzare patiboli coi loro processi politici e mediatici, senza le lungaggini e le sorprese, qualche volta, dei processi ordinari, nei tribunali. Compresi i tribunali dei ministri per i quali è ancora previsto il preventivo passaggio parlamentare. Ha saltato tribunale dei ministri e Parlamento il titolare della Difesa Guido Crosetto salendo direttamente sul patibolo mediatico e politico per essersi lasciato sorprendere a Dubai, dove aveva raggiunto la famiglia, dalla guerra in Iran e dai suoi effetti collaterali. Tre volte colpevole: di essere andato a Dubai, appunto, sia pure a spese sue, di non avere saputo informarsi bene della situazione militare in Medio Oriente, nonostante i pubblici preparativi di guerra, e di ininfluenza internazionale, insieme con la premier e collega di partito Giorgia Meloni, per non avere ricevuto adeguate e tempestive informazioni né dagli americani né dagli israeliani, diversamente da quanto sarebbe accaduto col governo tedesco. Quando lo sventurato ministro Crosetto ha cercato di difendersi dagli attacchi e dalle insinuazioni, ha peggiorato la situazione, sommerso anche dal sarcasmo degli avversari. Prima di salire, senza la famiglia rimasta a Dubai, sull’aereo di Stato mandatogli da Roma per accelerarne e proteggerne il ritorno egli ha annunciato e disposto un bonifico bancario pari a tre volte la tariffa applicata agli ospiti di questo tipo di voli? Roba da «qualche migliaio di euro», gli ha rimproverato o rinfacciato, scrivendo di «cortocircuito di Stato», il giornale Domani. Che ha preso nel cuore del suo editore Carlo De Benedetti il posto della Repubblica di carta svenduta secondo lui, dai figli al nipote più graduato di Gianni Agnelli, peraltro stancatosi relativamente presto dell’acquisto, ora che sta vendendo a sua volta ad un armatore greco il quotidiano fondato 50 anni da Eugenio Scalfari. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46617128]] Allo spettacolo del patibolo non sono mancati neppure accessori di perfidia, come l’informazione retroscenista vantata senza alcuna prova di una perdita della fiducia della premier al dal ministro col cappio al collo. E questa sarebbe opposizione. Poi si lamentano, i signornò, della fuga dei loro per fare aumentare l’astensionismo, se non per passare direttamente dall’altra parte. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46612772]]
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