s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Iran, sbloccate le riserve di petrolio: la mossa per soffocare i Pasdaran
Oggi 12-03-26, 08:46
La mossa è muscolare e perentoria, gli esiti incerti. Per la sesta volta dal 1974 e all'unanimità, i Paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'Energia hanno deciso di aprire la scorta di emergenza. Senza precedenti il volume sbloccato, più del doppio rispetto al record di 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato «in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun paese membro», ha precisato la nota dell'Aie, e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I Paesi membri dell'Agenzia legata all'Ocse detengono scorte di emergenza per circa 1,25 miliardi di barili (30% delle riserve totali dell'area), a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute per legge. Ad aprire le proprie riserve sarebbe per primo il Giappone, con 80 milioni di barili, dal 16 marzo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46748031]] PERTURBAZIONI «Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell'Aie abbiano risposto con un'azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti- ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol-. I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale». Come per il Petrolio, resta “critica” la situazione nei mercati del gas naturale. Il direttore dell'Aie ha spiegato che «ci sono poche opzioni» per sostituire i carichi mancanti di Gnl provenienti da Qatar ed Emirati. La fornitura globale di energia si è ridotta di circa il 20%, e gli equilibri di mercato già prima del conflitto «erano ancora più ristretti rispetto al petrolio». A rimetterci maggiormente saranno Asia e Europa, con una «dura competizione» per i carichi disponibili. Senza contare che alcune economie in via di sviluppo, più sensibili ai prezzi, si trovano senza gas naturale e sono costrette a razionare i consumi. Basterà la discesa in campo dell’Aie? Il direttore non ne è convinto. «Per essere chiari», ha avvertito il direttore dell'Agenzia con sede a Parigi, «l’elemento più importante per un ritorno a flussi stabili di Petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz». In questo contesto, l’Aie «continuerà a monitorare attivamente la situazione dei mercati e a formulare ulteriori raccomandazioni ai paesi membri se necessario». Atteso ieri era anche l'outlook aggiornato dell'Opec: inalterate le stime su domanda e offerta per il 2026-27, proprio a causa dell'incertezza. Secondo l’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio «è ancora troppo presto» per valutare l’impatto reale delle tensioni geopolitiche sul mercato energetico e sull’economia mondiale. Dunque la previsione di crescita della domanda globale di Petrolio per il 2026 rimane immutata. Risultato: Aie e Opec non hanno convinto i mercati. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46749481]] Anzi, c’è chi sostiene che l’intervento mai visto prima sulla riserve abbia spinto gli investitori a ritenere il conflitto, malgrado le rassicurazioni di Donald Trump, più lungo del previsto. E quindi più rischioso. Scenario reso ancora più inquietante dalle minacce iraniane. «La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l'altro», ha detto ieri il colonnello Ali Razmjou, portavoce delle forze armate iraniane, in un messaggio in cui ha ribadito che «qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo». «Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati», ha proseguito, prima dell’anatema finale: «Preparatevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili». Un livello fortunatamente ancora molto molto lontano. Nonostante il nervosismo, accresciuto dall'ipotesi iraniana di minare lo stretto di Hormuz e dagli attacchi ad altre 3 navi, i prezzi ieri non sono andati alle stelle. Il Brent nel corso della seduta ha rivisto 93 dollari/barile (per poi chiudere a 92,13, +5,68%) e il Wti si è portato alla soglia di 89 dollari. Recupera anche il gas europeo, con i futures su aprile del Ttf di Amsterdam che scavallano i 50 euro/MWh e poi chiudono a +3,6%, a 49,1 euro/MWh. NIENTE CATASTROFI Niente di catastrofico. Per ora. Mala tensione resta. Anche in Italia. Dove Giorgia Meloni ha uno sguardo rivolto ai rincari dei prezzi alla pompa e un altro alla situazione internazionale. Sul secondo fronte ieri, partecipando a una videoconferenza coi leader del G/, ha sottolineato l’importante decisione assunta nell’ambito dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare fino a 400 milioni di barili di greggio per stabilizzare i mercati. Sul versante interno il governo continua a monitorare la situazione ed è pronto a mettere in campo le contromisure. Ma senza inutili accelerazioni. Anche perché ieri, complice anche la classifica stilata dal Mimit sulle compagnie più esuberanti nell’alzare le tariffe, IP e Tamoil, in controtendenza rispetto all’aumento del greggio, hanno deciso di ridurre i prezzi. Eni, comunque, continua ad offrire i rifornimenti più vantaggiosi.
CONTINUA A LEGGERE
1
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
10:13
Sinner sfida Tien: "Ti strappa la racchetta dalle mani", parole rivelatrici
Libero Quotidiano
10:07
Morta Enrica Bonaccorti, tv in lutto: la sua drammatica battaglia
Libero Quotidiano
10:00
Sinner, chi è davvero il tifoso provocatore: la verità sconcertante sulla rissa a Indian Wells
Libero Quotidiano
09:59
Torino, polizia scopre arsenale e 12 kg di droga in casa: arrestato 49enne
Libero Quotidiano
09:51
Secondo voi la guerra in Iran finirà presto?
Libero Quotidiano
09:47
