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Isabella Bertolini smaschera le toghe: "Hanno capito che le loro sceneggiate non pagano"
Ieri 18-01-26, 12:29
«Mi sembra che quelli dell’Anm abbiano fatto marcia indietro rispetto alle sceneggiate dell’anno scorso. Devono aver capito che le azioni di protesta con la Costituzione in mano e le minacce di scioperi non servono ai cittadini». Isabella Bertolini commenta le decisioni uscite dal direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. Penalista, già parlamentare di centrodestra e oggi membro laico del Csm, Bertolini è anche segretario del maxicomitato “Sì Riforma”, presieduto da Nicolò Zanon e composto da magistrati, giornalisti e professionisti del diritto. L’Anm ha abbassato i toni perché l’attuale presidente, Cesare Parodi, è iscritto a Magistratura indipendente e non a Magistratura democratica, la corrente più politicizzata? «No. Secondo me hanno capito che le manifestazioni, gli scioperi, il rifiuto di sedersi a un tavolo con il governo, che li aveva invitati a confrontarsi, non hanno portato risultati. I cittadini continuano a non avere fiducia nella magistratura e a ritenere necessaria questa riforma. Alzare i toni, evidentemente, non ha premiato. L’Anm quindi ora tenta di tornare nei ranghi». Il dibattito sul referendum, e sulla giustizia in generale, è però altamente politicizzato.Non crede? «Infatti noi auspichiamo che si torni a parlare nel merito della riforma, al di là degli schieramenti. E lo dico da segretario di “Si Riforma”: noi vorremmo confrontarci con i magistrati e con i rappresentanti del No nel merito di questa riforma, non rispondere alle loro menzogne». Si riferisce ai manifesti ingannevoli appesi nelle varie stazioni ferroviarie? «Certo. Manifesti che non dicono la verità e ciò dimostra che chi li ha voluti così non ha rispetto per i cittadini, perché non si può mentire alla gente, bisogna fare chiarezza». Eppure quei cartelloni pubblicitari sono ancora lì, visibili. «Sono ancora lì, ma la questione è che non hanno argomenti da offrire. La sensazione che se ne ricava è che i sostenitori di quella campagna falsa vogliano difendere la “casta” dei magistrati altrimenti non userebbero un’informazione non veritiera. Glielo abbiamo fatto notare, ma su questo non rispondono. Il fatto che a mentire siano magistrati non mi sembra un bel segnale». Ci spiega le voci di un possibile rinvio della data del referendum. È possibile? «È stato un tentativo dilatorio, un prendere tempo nella speranza di spostare in avanti la competizione da parte di quelli del Comitato per il No che, avendo visto i sondaggi, sono in evidente difficoltà. Ma c’è anche un tentativo di monetizzare». Più risorse per la campagna elettorale? «Esatto. Quando ogni comitato referendario raccoglie firme c’è un rimborso elettorale, un euro a firma: 500mila euro. Poi c’è stato il tentativo dilatorio, ma il governo si è mosso dentro i parametri costituzionali, quindi penso che nessun Tar potrà accogliere tale richiesta». Perché bisogna votare sì alla riforma per la separazione delle carriere? «Perché è una riforma attesa da anni, da quando è in vigore il Codice Vassalli; perché il giudice deve essere autonomo e libero e questa è una riforma di libertà e indipendenza che porta vantaggi per i cittadini, non è una riforma di parte infatti molti magistrati sono a favore e anche molti esponenti del centrosinistra. La riforma non si limita però solo alla separazione delle carriere, ma anche a riformare il Csm, percorso necessario perché il Csm sarebbe, e sottolineo sarebbe, un organo di alta amministrazione, non un organo di rappresentanza dei magistrati. E il sorteggio serve per scardinare il sistema delle correnti». L’opposizione ha criticato lei e la sua collega Eccher, membri laiche del Csm, perché siete nel Comitato per il Sì. Cosa risponde? «Noi siamo innanzitutto liberi cittadini, io nella vita sono un avvocato e il Csm sulla separazione delle carriere si è già espresso con un voto pubblico nel quale sia io che la collega Eccher abbia votato un parere a favore della riforma. La mia è una battaglia di civiltà da cittadina. I togati stanno facendo la loro per il No, addirittura con un comitato, è legittimo che io faccia la mia».
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