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Italiani smarriti, tra lavoro incerto e relazioni fragili: così si cercano nuove mappe per orientarsi
Ieri 04-04-26, 18:11
Una volta la vita aveva una forma riconoscibile. Non necessariamente facile, ma almeno leggibile. Si studiava, si lavorava, si costruiva qualcosa che somigliava a un futuro. Le tappe erano chiare, quasi rassicuranti nella loro prevedibilità. Oggi quella forma si è dissolta. Non è successo all’improvviso, ma lentamente, fino a diventare quasi impercettibile. Eppure il risultato è evidente: una sensazione diffusa di smarrimento, come se mancasse una grammatica condivisa per interpretare ciò che accade. Non è solo una questione economica o sociale. È qualcosa che riguarda il modo in cui le persone danno senso alla propria esperienza. Le relazioni sono più fluide, i percorsi professionali meno lineari, le identità meno definite. Tutto sembra in movimento, ma non sempre in una direzione chiara. E quando la realtà diventa difficile da decifrare, si cercano nuove chiavi di lettura. Negli ultimi anni si osserva un interesse crescente per strumenti che un tempo sarebbero stati relegati ai margini: meditazione, pratiche simboliche, numerologia. Non è tanto una questione di fede. Piuttosto, di bisogno. Il bisogno di fermarsi, di interpretare, di dare un ordine -anche provvisorio -a ciò che appare confuso. Non è un caso che anche la meditazione, per lungo tempo associata a contesti privati o spirituali, abbia recentemente fatto il suo ingresso in ambiti istituzionali. Il 24 febbraio scorso, presso il Senato della Repubblica, si è tenuto un convegno promosso dalla senatrice leghista Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Promozione della Salute”, in cui la meditazione è stata discussa come possibile strategia di promozione della salute, tra neuroscienze, gestione dello stress e sostenibilità dei sistemi sanitari. Un passaggio quasi silenzioso, ma significativo. Come se ciò che fino a ieri apparteneva a una dimensione personale stesse lentamente cercando una legittimazione pubblica. Capire le fasi, più che controllarle È in questo spazio che si colloca il lavoro di Monika Ben Thabetová, che utilizza la numerologia come linguaggio simbolico per leggere le fasi della vita. Non per prevedere eventi, ma per nominare passaggi. Un approccio che Monika ha sviluppato anche nel libro “Uno, due, tre parliamo di te!” dove racconta come la felicità, nel suo percorso, sia stata il risultato di una lunga ricerca dentro i numeri della propria data di nascita. Secondo questa prospettiva, ci sono momenti in cui tutto sembra procedere, e altri in cui qualcosa si interrompe, si svuota, si trasforma. Sono spesso questi ultimi a disorientare di più. Non perché accada qualcosa di drammatico, ma perché manca una definizione. E forse è proprio questa assenza — di parole, di categorie — a rendere più difficile attraversare certe fasi. Il tempo sospeso delle relazioni e del lavoro Oggi molte esperienze si collocano in una zona intermedia. Relazioni che esistono, ma non si definiscono. Lavori che iniziano, cambiano, si interrompono. Percorsi che non seguono più una linearità riconoscibile. È un tempo sospeso, in cui non è sempre possibile distinguere tra stabilità e transizione. In questo contesto, strumenti come quelli proposti da Monika Ben Thabetová funzionano anche come mappe. Non precise, non definitive, ma utili per orientarsi quando le coordinate abituali non bastano più. Un bisogno che diventa racconto collettivo Questo bisogno diffuso trova una sua espressione anche in iniziative come “Il tempo della presenza – Lucidità nel caos”, in programma l’11 aprile a Milano, promosso dal progetto Koscienthia. Un titolo che sembra più una constatazione che una promessa. L’evento riunisce figure diverse — il monaco buddhista Lama Paljin Tulku Rinpoche, lo psicoterapeuta Petr Živný, il consulente Alessandro Bruni — a indicare quanto i confini tra discipline si stiano ridefinendo. Anche i contributi internazionali, come quelli di Gary Quinn e Joe Weston, suggeriscono che il fenomeno non è isolato, ma riguarda una trasformazione più ampia. Quando le mappe smettono di funzionare, non si smette di viaggiare. Si cercano nuove mappe.
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