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La destra cresce in tutta Europa ma il fascismo non c'entra
Oggi 22-05-26, 09:13
Le destre in Europa si rafforzano. Il dato è indubbio, nonostante la sinistra nostrana resti impegnata nella propaganda antimeloniana e cerchi di disegnare un tramonto del conservatorismo italiano. Nel Regno Unito il partito di Farage ha ottenuto risultati storici alle amministrative, in Andalusia in Spagna hanno vinto Vox e i popolari, in Germania Afd secondo i sondaggi è il primo partito attestandosi tra il 27 e il 28%. In Francia al tramonto del macronismo corrisponde una rinnovata centralità del Rassemblement national di Marine Le Pen. Ora appare assai difficile considerare tutta questa massa di elettori come una schiera di “risentiti” mossi da paure alimentate ad arte dalla propaganda delle destre. Occorre dunque un’analisi più obiettiva e meno pregiudiziale ed è ciò che tenta di fare il libro Le destre europee del XXI secolo curato da Leonardo Rapone (Carocci editore) che ha origine da un ciclo di seminari organizzato dalla Fondazione Gramsci. Va premesso, comunque, che le destre anche in queste pagine vengono considerate un pericolo per i sistemi liberaldemocratici ma la prospettiva è quella politologica: vedere cioè ciò che le accomuna e ciò che le distingue. In particolare per le destre italiane (Lega e FdI) si riconosce finalmente che l’uso della categoria del fascismo è del tutto inservibile per definirle e che esse sono «ideologicamente eclettiche» e frutto «dell’incrocio di istanze differenti». Anche la categoria del populismo appare riduttiva e poco significativa rispetto ai fenomeni messi a fuoco, non costituisce il nocciolo delle destre dunque, semmai è elemento portante del loro linguaggio e della loro propaganda, centrata – aggiungiamo noi – sulla delusione dei popoli europei nei confronti della globalizzazione. Anzi: più si è convinti di non poter agire sulle dinamiche economiche della globalizzazione più ci si rivolge ai discorsi che premono l’acceleratore sul primato della sovranità popolare. Convincente è il metodo di analizzare le destre europee andando a vedere quelli che sono i contenuti permanenti e tra questi di sicuro occupa un posto di primo piano il soggetto “nazione”, termine non a caso sempre utilizzato nei comunicati ufficiali di palazzo Chigi e nei discorsi della premier Giorgia Meloni. Un nazionalismo però rinnovato, un nazionalismo “olistico” secondo la definizione del politologo Roger Eatwell. Un nazionalismo cioè che ha «i tratti di un movimento difensivo, protettivo, animato dal proposito di restituire splendore alla nazione tutelandone la coesione interna e valorizzandone l’individualità. Un neonazionalismo che non contrappone l’una all’altra nazione singolarmente intese, ma intende riscattare la sovranità della nazione dai vincoli dell’interdipendenza e del multilateralismo». Una via interpretativa interessante che almeno spazza via il ricorso al «fascismo eterno» presente in numerosi libelli propagandistici che opinionisti e storici hanno dato alle stampe dopo l’ascesa di Meloni a Palazzo Chigi. Il libro non menziona invece le analisi di Marco Tarchi sul populismo, cui il politologo fiorentino ha dedicato studi specifici e di cui ha parlato due giorni fa presentando in una libreria di Frascati il suo Le tre età della Fiamma scritto col giornalista Antonio Carioti. Per Tarchi il populismo inteso come categoria politica è una mentalità che contrappone il popolo come entità dotata di realismo e onestà alle oligarchie corrotte. Un tratto presente più nel M5S delle origine e nella Lega che in FdI dove oggi prevale la svolta conservatrice voluta da Giorgia Meloni. Tornando al libro sulle destre europee è interessante notare come, nel conservatorismo meloniano, il concetto di nazione si estenda all’intero Occidente, minacciato sul piano della sicurezza dal terrorismo islamico e sul piano culturale dalle intemperanze woke mentre sul piano economico deve guardarsi dall’espansionismo cinese. Un’idea di Occidente che è riduttivo declinare ricorrendo all’etichetta di atlantismo così come è del tutto fuori luogo applicarvi la definizione mortificante di “trumpismo”.
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