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Politica
La destra divisa su Lolita a Teheran
21-01-2026, 09:48
Chi l’avrebbe mai detto: una manifestazione di Gioventù nazionale in difesa del popolo iraniano che combatte una tirannia ha scatenato a destra una micropolemica tra vecchi attivisti e giovani leve (che i primi con scherno definiscono gioventù governativa). L’oggetto del contendere è – solo apparentemente – lo striscione che le pattuglie meloniane recavano con sé: “Qui per difendere la vita affinché a Teheran si torni a leggere Lolita”. Il riferimento era evidentemente al romanzo di successo Leggere Lolita a Teherandi Azar Nafisi, un libro contro la censura, che è un tratto tipico dei regimi totalitari. Ebbene lo striscione non è piaciuto ai seniores della destra pro-ayatollah antiamericana. Così un corsivo firmato con pseudonimo apparso sul sito Destra.it ha rimbrottato con poco garbo i militanti di Gn. Siete passati da Eowyn – questo il succo – all’apologia di Lolita, protagonista di un romanzo dove un professore pedofilo prende di mira una dodicenne. Che degrado. Noi sì che facevamo buone letture: Evola e Gentile, tiè. Questi rimanderebbero i giovani di destra a studiare. Ma studiare cosa? Non sarà meglio Nabokov della bibbia dei complottisti “La guerra occulta?”. E vogliamo dirlo che Evola era pure un po’ misogino? E che è passato mezzo secolo dalla pubblicazione de Il male americano di de Benoist? Eva bene che le radici profonde non gelano ma pure le novelle fronde hanno i loro sacrosanti diritti. Lolita accostata a Eowyn, la principessa guerriera del Signore degli Anelli, rimanda poi a un altro caposaldo retorico della vecchia destra la quale sostiene che in Iran le donne stanno bene, studiano, si laureano e non sono schiave di OnlyFans. Non sono preda del materialismo occidentale. Peccato che dovrebbero essere loro a scegliere e non altri. Ma se lo dici rischi di entrare nella categoria dei “servili” mentre se da destra critichi il governo fai parte di diritto dell’enclave dei coraggiosi pronti a sfidare, tastiera alla mano, la Nato, l’Europa, Israele, Bruxelles. E sarebbero cavoli amari... Intanto Nabokov era un aristocratico fieramente antibolscevico, le piazze di Teheran dovrebbero ricordare qualcosa a chi scendeva un tempo a manifestare per i rivoltosi di Budapest, ed Eowyn era una disobbediente che si traveste da uomo per andare in guerra trasgredendo gli ordini paterni e anche per questo fu scelta dalle ragazze che diedero vita all’omonima rivista. A parte tutto questo, la polemica ha a che fare con l’eterna nostalgia dei bei tempi che le generazioni incanutite sbandierano dinanzi alle nuove per proporsi come inascoltati maestri. Un ricordo indelebile in proposito riguarda la mia precedente vita professionale al Secolo d’Italia. Ero una praticante quando un giovane che avrebbe fatto una brillante carriera intellettuale scrisse nella sua rubrica sul giornale del Msi che a Fiume si praticava la gaiezza omosessuale. Anche in quel caso, apriti cielo. Fioccarono le indignate telefonate dei “vecchi” di allora, che vergarono lettere di fuoco contro l’eretico che aveva osato infangare l’onore dei sacri legionari fiumani. E noi ci facevamo matte risate, leggendole e rileggendole. E anche la rivista Eowyn non è che venne accolta con applausi e mazzi di fiori. La prima volta che provammo a venderne qualche copia a una manifestazione di partito fummo cacciate in malo modo dalle vecchie signore del settore femminile che davano battaglia per l’assegno alle casalinghe. Sulla copertina di Eowyn in quel numero non c’era la Fiamma, anzi vi appariva una figura femminile ignuda con dietro una croce celtica. Che scandalo. Che degrado. E poi si difendeva la libertà della donna di scegliere se essere madre o no. Qualcosa che puzzava di femminismo secondo le signore di destra che prendevano il tè su divani dannunziani. In quel caso non ci suggerirono letture da fare, ci cacciarono e basta. Ma tanto avremmo fatto di testa nostra. Magari sbagliando e oggi di quegli sbagli si può avere pure nostalgia, purché il rimpianto non divenga rancoroso. Seno si scivola nel trombonismo.
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