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Estero
La nuova Ungheria è come la vecchia
Oggi 18-04-26, 09:57
Chi si aspettava la svolta del dopo-Orban, rimarrà deluso. Peter Magyar, dopo il trionfo alle urne di Tisza, ha appena varcato la soglia del palazzo del Parlamento ungherese, l’Orszaghaz, che subito arriva la notizia della prima nomina del nuovo governo: per il ministero dell’Istruzione, il premier in pectore ha chiesto la disponibilità a Rita Rubovszky, attualmente direttrice delle scuole cistercensi, che per dodici anni è stata vicepresidente dell’Associazione Europea degli Insegnanti Cattolici. Pare di capire che l’ideologia gender debba attendere un’altra tornata elettorale per tornare nei programmi didattici. E che il predominio statale sul sistema educativo non abbia possibilità di riprendere quota. L’incarico non è ancora stato formalizzato, perché l’avvicendamento al vertice delle istituzioni deve sottostare a un rituale dettato dalla Costituzione. Magyar scalpita e chiede che l’elezione del primo ministro da parte dell'Assemblea nazionale a Budapest e il suo giuramento si svolgano il giorno stesso della seduta istitutiva del Parlamento, che tuttavia non potrà tenersi prima del 7 maggio. «Si è già tenuta la prima consultazione sulla sessione inaugurale dell’Assemblea nazionale e sulla composizione delle commissioni», ha annunciato Magyar, che ha aggiunto di voler dare maggiore spazio ai partiti di opposizione. Nella precedente legislatura i vicepresidenti erano sei, quattro di Fidesz e due di opposizione. Magyar ha proposto che l’opposizione abbia tre vicepresidenti: uno di Fidesz, uno del Kdnp (cristiano-democratici) e uno di Mi Hazank (estrema destra). Comunisti, socialisti o progressisti, del resto, non ce ne sono, né fra i banchi della maggioranza né fra i seggi della minoranza. Li hanno subiti per un quarantennio abbondante, del resto, e ora gli ungheresi ne fanno volentieri a meno. Magari guardano all’Europa con un grado minore di ostilità. E con cautela. Almeno questa è la percezione che si ricava dalle parole di Andras Karman, esperto economico di Tisza, oltre che probabile futuro ministro dell'Economia. che prevede un percorso di quattro anni per l’entrata nell’eurozona. Parlando all’emittente Rtl, Karman ha spiegato che l’obiettivo della sua formazione politica è «creare queste condizioni entro il 2030. Allora si potrà prendere una decisione sull’introduzione della moneta unica», ha detto, precisando però che il 2030 non è ancora una data ufficiale. Karman, peraltro, non esclude che le condizioni possano essere create anche prima, se la situazione lo consentirà. Ieri l’esperto economico di Tisza ha avuto un incontro con il governatore della Banca nazionale d’Ungheria, Mihaly Varga, che è anche ex ministro delle Finanze del governo di Viktor Orban. I due convengono che l’introduzione dell’euro contribuirebbe a ridurre i tassi di interesse, a contenere le aspettative di inflazione e a rendere i tassi di cambio più prevedibili. Se Francoforte può attendere, a Bruxelles hanno qualche urgenza maggiore. Sull’Ucraina, in particolare, che sarà il vero banco di prova del nuovo assetto politico. Fra Tisza e Fidesz, le differenze non sono enormi per quanto riguarda le relazioni con Kiev. Anzi i due partiti, al Parlamento europeo, si sono schierati entrambi contro la concessione del prestito di 90 miliardi all’Ucraina. Un ribaltamento di prospettive potrebbe avere contraccolpi sui rapporti con la Russia. E soprattutto sulla capacità di coprire il fabbisogno energetico ungherese, se Mosca decidesse di chiudere i rubinetti del gas e del petrolio. La viceministra cipriota per gli Affari Europei, Marilena Raouna, della presidenza di turno del Consiglio Ue,, è fiduciosa: «A seguito delle recenti elezioni in Ungheria, ci impegneremo per ottenere ulteriori risultati», afferma durante la conferenza stampa di metà mandato, a proposito del percorso di adesione Ue di Ucraina e Moldova, che attualmente vede «completata la cosiddetta fase iniziale dei negoziati di adesione per i tre gruppi di capitoli rimanenti (3,4 e 5), e i relativi risultati sono stati presentati, preparando così le fasi successive». Ci sperano, più che altro perché al prossimo Consiglio Ue Affari esteri, convocato per il 21 aprile a Lussemburgo, sarà vuoto - cioè occupato da un diplomatico - il banco del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjartó, cioè colui che telefonava al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante le riunioni dell’esecutivo comunitario. È proprio «finita un’era», come ha scritto ieri Orban, promettendo di tornare sulla scena politica.
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