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Lavitola, i legali erano pronti per i bombaroli di Ranucci: "Dì solo Gomes"
Oggi 17-07-26, 01:42
Emergono dettagli dall'elevato peso specifico dagli sviluppi dell'inchiesta sull'attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo la Procura, infatti, dopo l'esplosione dell'ordigno era già predisposto un piano per proteggere gli autori del reato. A svelarlo, sarebbe un'intercettazione, pubblicata oggi da Repubblica: "Mi ha girato questo messaggio, sta in Africa. Ha detto: 'diglielo a tuo padre che va con un compagno e lo mandi da questo avvocato qua. Digli solo per parlare, parlate subito che se, per caso, dovesse succedere qualcosa, l'avvocato già sa come deve fare per non farvi prendere nessun guaio'". Insomma, c'era un avvocato individuato in anticipo, che ora diventa un punto di connessione tra tutte le parti coinvolte in questa vicenda. Il legale in questione è Sergio Cola,al quale, da indicazioni, tutti gli uomini del commando si sarebbero dovuti rivolgere. Di clamoroso c'è che Cola è l'avvocato che ora sta assistendo Valter Lavitola, accusato di essere il mandato dell'attentato. Tutto - si legge su Repubblica - era stato predisposto prima degli arresti e delle perquisizioni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48555753]] La macchina messa in piedi per difendere gli attentatori si attiva subito dopo il 16 ottobre, data dell'esplosione davanti alla casa del giornalista della Rai. Gomes Clesio Tavares, l'uomo che secondo chi indaga fa da ponte tra i mandanti e gli esecutori materiali, è già in Africa, in Camerun nello specifico. Il messaggio viene inviato da lì. L'ordine è quello di rivolgersi a un avvocato, pronunciando solamente una parola: "Gomes". Parola "utile a consentire al difensore l'immediata comprensione della vicenda", scrivono i carabinieri. Il punto focale sta però in questo passaggio: la scelta del legale "non rispondeva a una libera determinazione degli indagati". Dalle intercettazioni si comprende che persino il costo dell'assistenza legale era già stato concordato: "Viene pagato da quelli là". La scelta dell'avvocato, però, non sarebbe l'unico punto stabilito dal piano. Secondo la Procura, era già stato concordato che, in caso di arresti, gli esecutori materiali avrebbero dovuto dire di essere stati incaricati da un albanese conosciuto a Ostia nell'ambito del traffico di droga. Per quanto riguarda un'eventuale fuga, invece, agli attentatori viene chiesto di andare in "Spagna, Austria o Francia". Cosa che poi loro non faranno per paura di allontanarsi dal loro territorio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48555362]] Agli elementi già raccolti dagli investigatori - gli esecutori venuti dall'Irpinia, l'intermediario, Gomes Clesio Tavares, scappato in Africa e il mandate, Valter Lavitola - si aggiunge dunque una struttura che da tempo aveva definito ogni singolo passaggio della strategia successiva.
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