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Le microplastiche fanno male ma fanno peggio gli allarmismi creati ad hoc
Oggi 15-01-26, 13:01
Avete mai sentito parlare delle microplastiche? Per chi non avesse affinità con il grande mondo dell’allarmismo mediatico, forniamo un breve compendio. Da una ventina di anni sui giornali di tutto il pianeta rimbalzano studi universitari che denunciano gli effetti nefasti delle minuscole particelle che derivano dal degradarsi della plastica. Provate a chiedere all’Intelligenza artificiale e vi sfornerà un elenco dettagliato dei danni che provocano queste schegge. Una lista ovviamente realizzata pescando da tutti i principali e autorevoli organi d’informazione italiani e stranieri: aumentano di 4,5 volte il rischio di infarto e ictus, possono rendere sterili gli uomini e mettono in pericolo le gravidanze aumentando la percentuale di parti prematuri. Provocano l’Alzheimer e fanno a pezzi il pancreas. Qualcuno ipotizza addirittura che causino delle mutazioni del Dna, il che nel lungo periodo potrebbe trasformarci tutti in mutanti stile X-Man o, peggio, in fluorescenti Godzilla. Insomma, le microplastiche sono colpevoli di tutto, probabilmente sono state loro a bloccare l’uscita di sicurezza nella discoteca di Crans-Montana, hanno distrutto le prove per trovare il colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi. O almeno questo era quello che si pensava fino a poco fa. Succede infatti che a qualcuno sia venuto in mente di andare a vedere se questi studi sono poi così accurati. E sta finendo malissimo. Tutto parte da una lettera divulgata da un team di scienziati. E il britannico Guardian ha iniziato a raccogliere i pareri di questi studiosi. Conclusione imbarazzante: ad oggi non esiste un modo preciso per misurare la quantità di microplastiche nel nostro corpo. O meglio, l’unico test esistente produce falsi positivi. Il grasso naturalmente presente nei nostri organi può essere scambiato per microplastica. «È una presa in giro», ha affermato il dott. Dušan Materiç, del tedesco Centro Helmholtz per la Ricerca Ambientale, «è noto che il grasso può dare falsi positivi per il polietilene. Il cervello contiene circa il 60% di grasso». Nel mirino, in questo caso, è finito uno studio di Nature che denunciava l’aumento del 50% di plastica nella nostra testa. In realtà, secondo Materiç e colleghi, dietro potrebbe esserci l’aumento del numero di obesi. Più ciccia quindi, non più plastica. E la ciccia fa sicuramente male. Mentre in realtà per le microplastiche non è neanche così chiaro quali siano i danni reali. C’è chi sostiene che sia impossibile che entrino nei tessuti umani. Potrebbero farlo le nano-plastiche, per le quali non esistono test validi. Il Prof. Matthew Campen, uno degli autori dello studio pubblicato su Nature, si difende: «In generale, ci troviamo semplicemente in una fase iniziale». Siamo solo all’inizio, quindi. Curioso, visto che si parlava già di percentuali ed effetti, con numeri precisi. Sugli scudi anche la professoressa Marja Lamoree della Vrije Universiteit di Amsterdam: «Ho sempre detto che [la quantità stimata] potrebbe essere forse due volte inferiore, o 10 volte superiore». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:44404382]] Un margine d’errore da niente... Ora, è ovvio che la plastica dispersa non sia un bene per l’ambiente e per chi ci vive. In Italia tuttavia si era già arrivati a parlare di una «silente pandemia» e di centinaia di migliaia di morti all’anno. E questi studi, oltre a seminare il panico tra i poveri ipocondriaci, sono anche alla base di una serie di provvedimenti e campagne politiche. Esiste già una legge europea del 2023 contro le microplastiche. Il fatto che alla base ci sia una teoria che non ha alcun chiaro appoggio sulla realtà potrebbe meritare almeno mezzo secondo di riflessione.
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