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Cultura e Spettacolo
L'ideologia non inquini il nostro San Francesco
Oggi 30-01-26, 12:39
Già oggi sono più di 150mila le prenotazioni online per partecipare alla prima ostensione pubblica delle spoglie mortali di San Francesco, che avverrà nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, ad Assisi, dal 22 febbraio al 22 marzo. Un numero straordinario destinato a crescere. Del resto nel solo 2025, alla stessa Basilica di Assisi (nella cui cripta è sepolto il santo), sono arrivate più di tre milioni di persone fra pellegrini e turisti. Certo, in parte a causa dell’Anno Santo, ma per il 2026 – 800° anniversario della morte di san Francesco – Leone XIV ha indetto uno speciale anno giubilare, perciò quasi una prosecuzione del 2025. Del resto l’umile frate di Assisi è al centro dell’attenzione mediatica almeno da tre anni: per l’ottavo centenario dell’approvazione della regola e del Natale di Greccio (nel 2023), delle stimmate (nel 2024) e del Cantico delle creature (nel 2025). Tuttavia va detto che su tanti eventi celebrativi di questi ultimi anni c’è molta perplessità: al centro, più che san Francesco, si sono viste in genere persone, parole, idee e ideologie di oggi. Anziché incontri profondi con il santo si è trattato spesso di celebrazioni dei celebratori. Chiacchiere mondane più che la Parola di Dio. Del resto il santo di Assisi è il grande frainteso e da tanto tempo è strumentalizzato ideologicamente in vari modi. Non di rado con il mondo ecclesiastico (pure francescano) compiacente. È un rischio da cui ha messo in guardia fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, che in una recente intervista ha dichiarato: «La storia insegna come tanti abbiano cercato di tirare Francesco per il saio, offrendone letture parziali. E non sempre disinteressate». Così, dopo aver citato «il Francesco pacifista o il Francesco ecologista» ha ricordato pure la strumentalizzazione che il regime fascista fece del santo nel 1926, per il VII centenario della morte. Osservazioni giuste. Poi però ha aggiunto un’altra riflessione francamente discutibile: «Dobbiamo sempre vigilare, di fronte alle derive della “religione civile” e alle tentazioni degli “atei devoti”, e usare cautela quando si associano fede e identità nazionale». Si riferiva al recente recupero della festività nazionale di San Francesco Patrono d’Italia. Strano che un francescano non lo gradisca. Il centrodestra lo ha voluto per riflettere sulle nostre radici spirituali e culturali in coerenza con la “teologia delle nazioni” di Giovanni Paolo II che ha sempre valorizzato le identità nazionali legandole ai santi dei diversi popoli. Questo messaggio poteva essere più chiaro se per superficialità e impreparazione non si fosse fatto il pasticcio giustamente evidenziato dal presidente Mattarella: è stata infatti cancellata l’altra Patrona nazionale, santa Caterina da Siena (i due santi Patroni furono proclamati insieme sia da Pio XII nel 1939, che dal Parlamento italiano, nel 1958). La polemica del custode del sacro convento con gli “atei devoti” poi è fuori tempo e assurda perché fa riferimento a persone molto diverse. Oltretutto è curioso che certi ecclesiastici polemizzino con quei laici che manifestano interesse per gli insegnamenti della Chiesa e non polemizzino mai con gli “atei non devoti”, cioè quelli ideologicamente e politicamente avversi al cattolicesimo (in genere di sinistra). Infine l’attacco all’idea “religione civile” cristiana è del tutto sbagliato. Non citerò il Benedetto Croce del “non possiamo non dirci cristiani” (preludio a 50 annidi governi fra cattolici e laici), ma Joseph Ratzinger che, nel libro firmato con Marcello Pera Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo Islam (Mondadori), dice l’opposto del custode. Ratzinger in quella stupenda lezione indicava, come esempio positivo, gli Stati Uniti d’America, non solo per il sistema di valori cristiani su cui furono fondati (vedi Tocqueville), ma anche per il presente: «Benché anche in America la secolarizzazione proceda a ritmo accelerato e la confluenza di molte differenti culture sconvolga il consenso cristiano di fondo, lì si percepisce, assai più chiaramente che in Europa, l’implicito riconoscimento delle basi religiose e morali scaturite dal cristianesimo (...). L’Europa, contrariamente all’America, è in rotta di collisione con la propria storia e si fa spesso portavoce di una negazione quasi viscerale di qualsiasi possibile dimensione pubblica dei valori cristiani». Quindi, dopo aver dichiarato la sua preferenza per la laicità americana rispetto a quella europea, Ratzinger si chiede: «come può l’Europa arrivare a una religione civile cristiana che rappresenti valori che possano sostenere la società?». Egli fornisce alcune risposte e poi auspica che oggi laici e cattolici vadano incontro «gli uni agli altri con una nuova capacità di apertura», perché «ci sono modi di appartenere alla verità nei quali gli uni danno agli altri, ed entrambi possono sempre imparare dall’altro. È per questo che la distinzione tra cattolici e laici dev’essere relativizzata». Ratzinger concludeva che «in un tale andare oltre i confini, oltre le classificazione irrigidite, si potrebbe – se Dio vuole – formare una religione civile cristiana che non sia una costruzione artificiale, ma una viva partecipazione alla grande tradizione spirituale del cristianesimo, nella quale questi valori vengono resi presenti e condotti a una nuova forza vitale», «una religione civile cristiana che plasmi di nuovo la nostra coscienza di europei e, al di là della separazione tra laici e cattolici, faccia intravedere la ragionevolezza e il valore vincolante dei grandi principi che hanno edificato l’Europa e devono e possono ricostruirla». San Francesco è un ottimo testimone di questa storia luminosa anche per i laici. www.antoniosocci.com
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