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Estero
L'ipocrisia dell'Onu sullo schiavismo
Oggi 28-03-26, 09:09
La medaglia è la stessa ma c’è il rovescio che qualcuno preferisce sempre tenere nascosto, in nome della pseudocultura woke. Cinquantadue nazioni si sono astenute e 3 hanno votato contro la risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu perla condanna dello schiavismo come più grande crimine dell’umanità: ma un solo schiavismo, quello degli africani per opera dei bianchi. Eppure erano gli arabi che compivano le razzie nei villaggi, incatenavano i prigionieri e li vendevano. Il principio dell’utilizzatore finale come assorbente e assolvente di un crimine storico definito il più grave di tutti i tempi (quali sono gli altri?) da 123 Paesi, il voto contrario di Stati Uniti, Israele e Argentina, e l’astensione tra l’altro di Gran Bretagna e Unione Europea. Isolata e illuminante è risuonata al Consiglio dei diritti umani dell’Onu la voce del giornalista dissidente kuwaitiano Asem Alijurad il quale ha fatto quello che il bambino nella favola di Hans Christian Andersen fece con i vestiti nuovi dell’imperatore rivelando con gli occhi della verità che il re era nudo. Alijurad ha ricordato che pure gli arabi sono stati colonizzatori, che hanno conquistato e schiavizzato altri popoli e imposto l’Islam, e persino che hanno occupato la terra che per mille anni è stata degli ebrei. Scandalo, ancor di più per l’astensione dell’Italia, e lo sdegno di Stati che hanno votato sì cercando la “giustizia riparativa”, ovvero risarcitoria. Soldi, insomma. I numeri non fanno la ragione, fanno solo la maggioranza. I princìpi della rivoluzione francese, così inscindibili dalla modernità, non furono forse esportati sulla punta delle baionette colonizzando mezza Europa? Se i romani, invece che rimanere dalle parti dell’Urbe a pascolare le greggi non si fossero imposti di colonizzare il mondo allora conosciuto, non avremmo Londra, Parigi, Vienna, Budapest e una marea di altre città. La colonizzazione e l’assimilazione passarono da Londinium, Lutetia, Vindobona, Aquincum e sappiamo che direzione ha preso da lì la storia, nonostante lo schiavismo “tutto bianco” di chi perdeva le guerre, che ha cementato città, edifici, acquedotti, palazzi, strade, che non irrita di una virgola l’Onu. Per nemesi, comunque, anche i romani furono spazzati via dai barbari. Nel Nuovo mondo che Cristoforo Colombo ebbe la colpa di scoprire, le popolazioni autoctone che vivevano come all’alba dei tempi dovettero piegarsi ai colonizzatori europei, fino alle soglie dell’estinzione. La Gran Bretagna nell’epoca di massimo splendore, quella vittoriana (1837-1901), aveva mezzo mondo sotto dominio coloniale (e aveva già perso gli Stati Uniti) ed era il centro di potere dell’altro mezzo. Una nazione di neanche 50 milioni di abitanti ne teneva sotto controllo diretto nel Novecento poco meno di mezzo miliardo: nell’intero continente indiano non c’erano più di 50.000 soldati. L’Inghilterra aveva abolito la schiavitù nel 1833 e aveva già abolito la tratta degli schiavi nel 1807. Ma in Africa la schiavitù c’era ancora nel 1935 nell’indipendente Etiopia, aggredita da Mussolini mentre i soldati italiani bianchi cantavano con “Faccetta nera” di portare la libertà alla bella abissina. Se si prende una parte per il tutto i conti non ridanno, e fanno saltare il significato numerico e morale dell’Assemblea generale Onu come hanno fatto le parole di Alijurad. A Madame Roland è attribuita la frase: «Libertà, quanti crimini si commettono in tuo nome». E pensare che lei, già musa dei girondini, la testa la perse subito dopo, sotto alla lama della ghigliottina, per opera dei giacobini che poi ne avrebbero seguito la sorte. Corsi e ricorsi della storia che si ribella anche a chi la vuole schiavizzare per piegarla ai propri desideri.
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