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Economia e Finanza
L'opposizione denuncia la lottizzazione: non si è accorta che il mondo è cambiato
Oggi 11-04-26, 13:36
Roberto Cingolani è stato un ottimo ministro dell’Ambiente. Qualcuno a sinistra pensava che aver messo Transizione ecologica nel nome del dicastero bastasse a spianare la strada alle follie green, e invece Cingolani passò le giornate a spiegare che bisognava fare i conti con la realtà, spingere sul nucleare e riaprire i pozzi di idrocarburi nell’Adriatico. Nominato a capo di Leonardo, il nostro gioiello dell’aerospazio e della difesa, il fisico prestato all’attività manageriale non è stato da meno. I conti sono andati bene, gli ordini sono cresciuti e il titolo, sotto la sua guida, è volato in Borsa. Ma dal 2023 ad oggi è passata, in termini geopolitici, un’era geologica. La guerra in Ucraina è ancora lì, il Medio Oriente è in fiamme, l’Alleanza atlantica traballa, gli Usa si sono stufati di difenderci gratis, l’Europa naviga a vista sulla difesa comune, le tecnologie militari sono diventate centrali. Il mondo è stato catapultato all’improvviso in quella che Papa Francesco definiva la terza guerra mondiale a pezzi. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in questi giorni ha detto che sui manager delle grandi partecipate non si fanno scelte politiche, ma sono i mercati e gli investitori che decidono. Poi, però, ha ammesso che tre anni fa per la guida di Leonardo tifava per Lorenzo Mariani, considerato molto più esperto di Cingolani nel settore della difesa ed ora indicato dal governo per ricoprire il ruolo di amministratore delegato. A Crosetto, che si muove nel settore da prima di ricevere l’incarico ministeriale, non può sfuggire che come nel campo dell’energia, la difesa è ormai diventata una costola della politica estera del Paese. Alleanze strategiche, progetti internazionali, rapporti con gli alleati. Non ci si può muovere sullo scacchiere delle armi senza tenere conto dei delicati equilibri geopolitici e degli orientamenti di politica estera del governo. Così come l’Eni si muove in sintonia con le scelte di Palazzo Chigi, che riguardano il posizionamento dell’Italia e la sicurezza nazionale, e così, inevitabilmente, deve fare Leonardo, tassello fondamentale della strategia nazionale. Il che, ovviamente, non significa trascurare le logiche industriali, la crescita dei profitti e il ritorno per gli azionisti. Inutile starsi a interrogare su quale mossa abbia sbagliato Cingolani, tema su cui in molti si stanno esercitando in questi giorni. Magari non ne ha sbagliata nessuna. Più semplicemente, o “banalmente” come dice lei, il presidente del Consiglio ha deciso che per affrontare le nuove sfide che l’Italia si trova e si troverà davanti nei prossimi mesi fosse necessario un profilo diverso. Ed è assai curioso e un po’ ridicolo assistere alle proteste delle opposizioni, che, continuando a suonare lo stesso spartito che intonano da tre anni e mezzo, chiedono per l’ennesima volta a Giorgia Meloni di riferire in aula i motivi delle sue scelte. Le accuse? «Opacità totale e logica lottizzatoria». Poi, però, è lo stesso responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, ad ammettere che sui grandi settori di cui si occupano le partecipate dello Stato c’è bisogno «di obiettivi chiari» e di «una governance orientata all’interesse nazionale». Gli obiettivi sono quelli indicati solo un paio di giorni fa da Meloni in Parlamento. E l’interesse nazionale è quello che i manager, accanto ai risultati di Borsa, devono perseguire. Quanto ai presunti profili inadeguati di alcuni membri del cda denunciati dalla sinistra, può anche essere. Ma sarebbe difficile dimostrare che loro abbiano fatto di meglio.
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