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L’ESTATE DELLA PAURA: LE COLTELLATE CASUALI NON POSSONO DIVENTARE LA NUOVA NORMALITÀ
Oggi 06-07-26, 06:12
C’è un momento in cui una società deve trovare il coraggio di guardare in faccia la realtà e chiamare le cose con il loro nome. L’ennesima aggressione avvenuta a Milano, dove un uomo è stato accoltellato senza alcun apparente motivo da uno sconosciuto, non può essere liquidata come l’ennesimo episodio di cronaca nera. È il sintomo di un fenomeno che sta assumendo contorni sempre più inquietanti e che rischia di diffondersi attraverso un pericoloso effetto emulazione. Sempre più spesso leggiamo di persone che escono di casa armate di coltello e aggrediscono cittadini scelti completamente a caso. Vittime che stavano semplicemente bevendo un caffè, passeggiando, andando al lavoro o tornando a casa. Persone che fino a pochi secondi prima conducevano una vita normale e che, improvvisamente, si ritrovano a lottare tra la vita e la morte. Il problema è proprio questo: sono episodi estremamente difficili da prevenire. Le forze dell’ordine svolgono quotidianamente un lavoro straordinario, ma è praticamente impossibile intercettare chi, senza alcun segnale evidente, decide all’improvviso di trasformare un coltello in un’arma contro innocenti. Esiste poi un altro aspetto che non può essere ignorato. A mio avviso, e spero sinceramente di sbagliarmi, questo fenomeno rischia di aumentare negli anni. Le ragioni possono essere molteplici e complesse: giovani lasciati soli, famiglie incapaci di educare, una scuola che troppo spesso fatica a trasmettere il rispetto delle regole e della convivenza civile, uno Stato che deve rafforzare la prevenzione e l’integrazione. In alcuni casi possono entrare in gioco anche processi di radicalizzazione ideologica o religiosa, che devono essere affrontati con serietà, senza generalizzazioni e senza confondere le responsabilità individuali con intere comunità La verità è che esistono troppi ragazzi che crescono senza punti di riferimento, senza il rispetto per il prossimo, senza comprendere il valore della vita umana e delle leggi dello Stato. Quando vengono meno famiglia, scuola e responsabilità educativa, il rischio che qualcuno scelga la strada della violenza aumenta. A tutto questo si aggiunge il fenomeno della criminalità giovanile, delle baby gang e dei cosiddetti “maranza”, che in molte città stanno alimentando un clima di insicurezza. Naturalmente non tutti i giovani appartengono a queste realtà e sarebbe profondamente sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Tuttavia è altrettanto sbagliato minimizzare un problema che esiste e che riguarda una minoranza violenta capace di condizionare la vita quotidiana di migliaia di cittadini. Non possiamo rassegnarci all’idea che uscire di casa significhi correre il rischio di essere aggrediti senza motivo. Non possiamo accettare che chi prende un coltello e tenta di uccidere uno sconosciuto venga considerato soltanto protagonista di un gesto impulsivo. Chi decide consapevolmente di armarsi e colpire un innocente compie un fatto di una gravità assoluta e deve risponderne davanti alla giustizia con pene certe e realmente scontate. È arrivato il momento di aprire una riflessione seria anche sul piano legislativo. Reati di questo tipo meritano una risposta ferma dello Stato, con pene severe e certe, perché la sicurezza dei cittadini rappresenta uno dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione. La certezza della pena, unita alla prevenzione e all’educazione, può rappresentare uno strumento importante per contrastare questi fenomeni. Allo stesso tempo, sarebbe un errore pensare che bastino soltanto le condanne. Occorre investire nell’educazione civica, nel sostegno alle famiglie, nella lotta alla dispersione scolastica, nel recupero dei giovani più fragili e nel contrasto a ogni forma di radicalizzazione e criminalità. La repressione da sola non basta, ma senza una risposta ferma dello Stato il messaggio che passa è quello dell’impunità. I cittadini hanno il diritto di vivere senza paura, di sedersi al tavolino di un bar, passeggiare con i propri figli o andare al lavoro senza il timore di diventare bersaglio della follia di qualcuno. Il tempo delle sottovalutazioni è finito. La sicurezza non appartiene né alla destra né alla sinistra: è un diritto di tutti. Difenderla significa difendere la libertà delle persone perbene e il futuro del nostro Paese.
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