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Cronaca Milano
Milano, "le coltellate per caso? Ho rischiato anch'io": il racconto choc
Oggi 06-07-26, 09:04
“A Milano ti accoltellano per caso” titolava ieri Libero riguardo ai fatti di sabato mattina a San Siro. Un’esagerazione? Il racconto che segue può aiutarvi a giudicare. Ore 12.30 di domenica, con moglie e due bambini di uno e tre anni rientro a casa dopo i primi test su strada della nuova bici senza rotelle del figlio maggiore (tutto riuscito, Pogacar preparati, stiamo arrivando). Di fronte al portone, in una zona centrale della città, mi sgancio dalla carovana per recuperare alcuni pacchetti lasciati nel bagagliaio dell’auto, parcheggiata pochi metri più avanti. Merce di importanza relativa, dinosauri di plastica, libri di Geronimo Stilton e un pigiama nuovo “con gli squali sopra”. Di fronte alla mia modesta vettura noto una Porsche nera in sosta su un passo carraio. Vedo un uomo con il casco seduto su un motorino, un altro tizio dai lineamenti orientali e un terzo che mi si para davanti, vestito con una Polo bianca, che rende subito chiaro di ritenere la mia presenza assolutamente inopportuna: «Dove vai, figlio di...», dice con chiaro accento straniero, a occhio e croce del Nord Africa. Colto di sorpresa, con l’aria infastidita, improvviso qualcosa del tipo: «Ma cosa vuoi? Sto andando a prendere dei pacchetti, quella è la mia macchina, non ti conosco, addio». È a quel punto che nella scena compare un coltello. E premetto che per fortuna questo articolo violerà la famosa regola narrativa di Cechov per cui se in un romanzo compare un’arma, quell’arma prima o poi dovrà colpire. Il tizio mai visto è furioso: «Quella non è la tua macchina, so io cosa vuoi fare». La mia spavalderia a quel punto diventa un ricordo. Arretro di due passi e provo a calmare il pazzo: «Guarda, sì che è la mia macchina, ma cosa vuoi da me??? Me ne vado, lasciami in pace». Il mio antagonista per niente convinto continua a insultarmi, ad avvicinarsi, a mostrarmi la lama (corta, ma comunque preoccupante) e ad avvisarmi: «Ti taglio la faccia». Inizia a tirare in ballo anche i piccoli «vai via con bambini e passeggino, cosa vuoi fare?», avvicinandosi a mia moglie, che nel frattempo - non avendo notato il coltello - è sempre rimasta di fronte al portone ad aspettare. Il folle le strilla in faccia: «Dì a tuo marito di levarsi dai c... se non vuole fare una brutta fine». Io a quel punto trascino tutti via: «Stiamo rientrando in casa, non vogliamo guai». Dopo il 15esimo «figlio di...» finalmente chiudiamo il portone e il nostro nuovo e del tutto immotivato nemico si allontana, seguito dal tizio seduto sulla moto. Il terzo uomo, quello con gli occhi a mandorla, ci spiega finalmente cos’era successo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48437768]] I due tizi, presumibilmente maghrebini, gli avevano tagliato una gomma della Porsche con il coltello per costringerlo a fermarsi per poi rapinarlo con tutta calma. La vittima aveva provato a resistere, annunciando «non ho nulla per voi». E proprio in quel momento, per puro caso, sono arrivato io. Il rapinatore ha pensato che volessi rovinargli la festa e così si spiega tutto il seguito. Considerazioni finali. Un politico di sinistra, riguardo alla situazione di Milano, probabilmente ci direbbe che la sicurezza non è compito del Comune, ma dello Stato. E di conseguenza per questo genere di faccende bisogna rivolgersi al ministero. Un politico più orientato a destra forse replicherebbe che - al di là del fatto che anche il Comune ha a disposizione un suo corpo, quello della polizia locale - le forze dell’ordine non possono essere ovunque e che il problema è il modello di società che abbiamo costruito. Come ha detto qualcuno, se importi il terzo mondo, finisci per diventare il terzo mondo. Detto ciò, nell’attesa che si trovi una linea comune di buon senso e magari perfino una soluzione al problema delle coltellate a caso a cittadini inermi, non ci resta che un suggerimento: ricordarsi di farsi il segno della croce quando si esce di casa. Tutto può succedere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48437766]]
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