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Luca Zaia, lo sfogo: "Stop ai muli? Una follia contro gli Alpini"
Ieri 10-05-26, 13:50
«Siamo l’“ufficio complicazioni affari semplici”: questo Paese rischia di morire di burocrazia. Ma attenzione, non è colpa del governo di turno, voglio sottolinearlo. Ormai è diventato un fatto culturale: è come se qualcuno, e lo so che il paragone non è il massimo, fosse lì col colpo in canna in attesa della prima irregolarità. Non si può andare avanti così, è un Paese schizofrenico». Luca Zaia, il “Doge”, per quindici anni governatore del Veneto e oggipresidente del Consiglio regionale, di sfilate degli Alpini ne ha vissute adecine da protagonista. «Gli Alpini sono un valore; di più, l’alpinità è un valore, un esempio di solidarietà e di tanto altro. Quando c’è bisogno rispondono sempre, per ogni tipo di emergenza, quando accade una tragedia sono sempre tra i primi a intervenire». Stavolta, a Genova, gli Alpini sfileranno senza muli. «Non ha senso. Gli Alpini sono anche un elemento identitario, ogni sezione porta i propri simboli. Guardi, non posso conoscere nel dettaglio lo scambio di carte con il Comune, ma credo che in questi casi debba sempre prevalere il buonsenso». Sembra che la ragione principale sia stata la mancanza di un veterinario specializzato. «Non avrebbe senso, e le spiego nel tecnico il perché...». Dica. «Il mulo è un animale mircochippato, è domestico quindi è già sottoposto a tutti i controlli periodici necessari. O qualcuno pensa che per tenere gli animali nelle stalle e in campagna non servano le autorizzazioni?». È successo che qualche sindaco le chiedesse una mano di fronte a situazioni simili? «Mai, ma in questo caso gli avrei detto di non rinunciare». Lei nel 2004, da presidente della Provincia di Treviso, ha utilizzato degli asini per lo sfalcio dell’erba. Oggi glielo permetterebbero? «Non mi porrei il problema, lo farei e basta. Capiamoci: li utilizzavamo lungo le strade di campagna, non in mezzo al traffico della città. Respiravano aria pulita e nessuno correva il minimo rischio». Come le è venuta l’idea? «Spendevamo un sacco per tenere il verde in ordine, serviva una soluzione che ci consentisse di risparmiare e al tempo stesso di mantenere un servizio di livello per i cittadini. Sa com’è finita?». Ce lo ricordi lei... «L’esperimento è talmente riuscito che oltre ad aver tagliato erba e spese, il sabato e la domenica le famiglie portavano i bambini per giocare con gli asinelli, come un tempo». Torniamo alla sfilata. «Sì, e pur non volendo attaccare nessuno voglio rinfrescare la memoria a quei pochi che non prendono le parti delle nostre penne nere». A cosa si riferisce? «Nel ’93 a Belluno, mi pare che fosse settembre, ventiquattro muli del Reparto Salmerie rischiarono di essere venduti per la macellazione, non solo per il consumo umano. Furono messi all’asta, di lì a pochi giorni sarebbero stati uccisi. Invece all’asta, senza che nessuno lo sapesse, si presentarono trecento alpini che si autotassarono di qualche milione di lire e comprarono gli animali. Questi sono gli Alpini, persone di una generosità straordinaria e con un cuore enorme. Altro che polemiche nei loro confronti...». Il presidente della Sezione di Vittorio Veneto, che avrebbe dovuto portare qui i muli, è sfiduciato. Non immaginava che andasse così. «Spero che leggendo questa nostra intervista qualcuno si presenti in piazza con i muli. Me lo auguro davvero».
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