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Cultura e Spettacolo
L'uomo che ha spiegato il futurismo all'Italia
Oggi 29-03-26, 09:15
Il giornalismo come passione professionale, la cultura come vocazione di vita. Gino Agnese se n’è andato ieri a 90 anni, attraversando il secolo breve e lasciando la sua impronta scritta e morale anche sul secolo presente. Era una firma conosciuta e riconosciuta, quando le firme avevano un peso e un’autorevolezza a tutto tondo; era un uomo per alcuni versi d’altri tempi ma aveva lo sguardo proiettato sempre al futuro. E soprattutto al Futurismo, al quale aveva dedicato lo slancio della ricerca e della divulgazione competente ed entusiasta. Si divideva con egual impegno dalla redazione con i suoi ritmi frenetici alle riflessioni ponderate sul mondo che si muove allora come oggi secondo le linee del pensiero. Al Tempo di Roma, dove ebbi la fortuna di conoscerlo da giovanissimo aspirante, Gino Agnese era uno di quelli, pochi, che venivano portati in palmo di mano. Il suo nome era quasi sussurrato, soprattutto dalle nuove leve, perché lui incarnava la vecchia scuola, declinata sempre, però, con modernità. Aveva naturalmente modi signorili, da autentico napoletano, ma mai artefatti: lo vedevi al tavolo di lavoro o nei luoghi della cultura, con stile, e con la stessa classe si faceva coinvolgere nelle allora mitiche partite di calcio tra giornalisti romani e colleghi abruzzesi, in casa e in trasferta con goliardica cena finale, che cementavano una colleganza che altrimenti correva solo sul filo del telefono dalle cronache alle province. Prima di approdare al quotidiano che dal fondatore Renato Angiolillo era passato nelle mani di Gianni Letta, Agnese aveva affinato un talento già evidente nella sua città natale e poi per un quinquennio al Secolo d’Italia. L’esperienza in piazza Colonna è la più lunga e quasi certamente la più significativa della sua carriera, andando a occupare un trentennio cruciale, dall’inizio degli Anni ’60 fino all’epoca di Tangentopoli. Notista politico, acuto osservatore della realtà, inviato, ma anche attento comunicatore ben addentro ai meccanismi che reggono la veicolazione delle notizie, per di più con l’accelerazione imposta dall’ingresso prepotente del computer che mandava in soffitta le macchine per scrivere Olivetti e avrebbe fagocitato le lente telefoto e persino il fax che allora sembrava un mito della modernità: altro che i preistorici plichi dei “Fuori sacco” e il rito comunque romanticamente rimpianto della ricerca di un telefono per la dettatura ai dimafonisti. A quel periodo risale anche la fondazione della rivista Mass Media (1982), voce appunto dell’informazione, con respiro internazionale e arricchita dal contributo di importanti firme italiane e straniere, e le cui copertine erano realizzate da artisti di primo piano. Un’avventura editoriale esaltante e qualificante, durata ben tredici anni, con Gino Agnese in tolda di comando e al timone. L’arte, d’altronde, faceva parte del suo modo di essere e di intendere la vita, come le lettere. Sua la prima biografia esaustiva di Filippo Tommaso Marinetti (1990), creatore dell’amato Futurismo, seguita da due volumi su Umberto Boccioni, che diede colori e dinamicità aquel movimento culturale rivoluzionario che sovvertiva tutte le regole. La penna di Agnese scorreva dagli articoli giornalistici ai cataloghi delle mostre, alle quali prestava anche la consulenza scientifica in qualità di riconosciuto esperto; altre ancora le promuoveva lui stesso, sempre in movimento, fedele al verbo futurista. Nel 2003 era stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la Quadriennale d’Arte di Roma: le edizioni dal 2002 al 2011 portano la sua firma. Che resta non solo nel ricordo.
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