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Marion Maréchal: "La Francia si rialza con una coalizione di destra all'italiana"
Ieri 25-01-26, 18:06
Marion Maréchal vuole avere un ruolo da protagonista alle presidenziali del 2027. Oggi, a 36 anni, non è più la giovane promessa della destra lepenista, ma una leader affermata con una solida esperienza politica alle spalle, eurodeputata del gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) di cui fa parte Fratelli d’Italia e presidente del partito Identité-Libertés. Ieri, sul suo profilo X, ha commentato con parole durissime i risultati in politica internazionale del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, scrivendo che «è il becchino dell’influenza francese nel mondo». «Siamo l’unica nazione presente in tutti i continenti, una delle principali potenze militari e una delle più grandi reti diplomatiche al mondo. Ciò ha sempre fatto della Francia una potenza geopolitica di equilibrio, ponte di dialogo in tutti gli scenari internazionali ma Macron sta distruggendo tutto ciò», dice a Libero Marion Maréchal. In che modo Macron ha accelerato questa perdita di influenza? «A causa sua la Francia è piombata in una profonda crisi politica, istituzionale, economica e sociale, i nostri dipartimenti d’oltremare sono abbandonati e preda di rivolte indipendentiste fomentate da potenze straniere e in Africa continuiamo a perdere influenza. Cose che riducono ogni possibilità di ingaggiare rapporti di forza. Eppure, per puro narcisismo, Macron gioca a fare il capo guerriero, prima sulla questione Ucraina e ora nei confronti degli Stati Uniti, ma senza far seguire i fatti alle parole. Ci impedisce così di contribuire alle soluzioni delle crisi e ci taglia fuori da ogni ruolo di mediazione. Il risultato? Siamo sempre più isolati e invisi. Persino i nostri partner europei iniziano ad allontanarsi da noi per organizzarsi tra loro. È un suicidio geopolitico». Nel frattempo si rafforza l’asse Italia-Germania, Meloni-Merz, che sembra delinearsi come il “nuovo motore” dell’Europa, a discapito del tradizionale motore franco-tedesco. Qual è il suo pensiero su questo cambiamento in corso? «È la conseguenza dei nostri errori. La coppia franco-tedesca è sempre stata una bella narrazione ma sono sempre stati i tedeschi a guadagnarci, sfruttando la copertura della doppia guida per monopolizzare l’Ue. Le difficoltà recenti della Germania e la sua autocritica su alcune strategie passate erano l’occasione per la Francia per creare un asse latino con l’Italia, con cui abbiamo molte similitudini culturali e interessi in comune, e dare una nuova rotta all’Europa. Ma anche su questo punto, il narcisismo di Macron e la gelosia nei confronti di Meloni ci ha ridotti a spettatori della convergenza tra Italia e Germania». Come dovrebbe comportarsi l’Europa col presidente americano Donald Trump e le sue mire espansionistiche? Macron ha denunciato un “nuovo imperialismo” che rischia di rendere il nostro continente un “vassallo” degli Stati Uniti... «Se l’Europa è ridotta a soggetto passivo nelle dinamiche internazionali è colpa solo ed esclusivamente di chi ci ha governato negli ultimi decenni che, invece di fare dell’Ue una potenza geopolitica, ha preferito farne un festival Woke-Green-Lgbt. E ora, mentre gli altri ridefiniscono concretamente gli equilibri mondiali, l’unica cosa che riusciamo a fare è guardare, dispensando inutili giudizi morali. Prendiamo il Venezuela: avete mai visto l’Ue perdere un minuto per definire la strategia in un continente in cui è territorialmente presente con le isole caraibiche francesi e olandesi ma soprattutto con la Guyana francese, dove si trova la più importante base spaziale europea, circondata da Paesi nella sfera di influenza cinese? La Groenlandia l’abbiamo totalmente ignorata fino a ieri, anche qui lasciando agire russi e cinesi. Se avessimo agito strategicamente come Europa in queste aree, oggi non saremmo qui a lamentarci di come stanno agendo gli americani». Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, solo il 18% dei francesi ha un’opinione favorevole di Macron e persino i suoi ex primi ministri, Édouard Philippe e Gabriel Attal, lo hanno “abbandonato”. Come giudica questa fine di secondo mandato? «Un’agonia. Si tiene in vita artificialmente ma così sta paralizzando una nazione intera. Macron avrebbe dovuto avere la dignità politica di dimettersi per permettere alla Francia di ritrovare una stabilità, invece per il suo ego sta sacrificando un intero popolo e sta impedendo alla Francia di essere presa in considerazione in un momento cruciale per i futuri assetti mondiali. Lo ha detto la stessa stampa tedesca che Merz ha capito di dover trovare un’intesa con Meloni perché la Francia di Macron è immobile e inaffidabile». È in uscita il suo prossimo libro, Si tu te sens Le Pen (Fayard). Perché questo titolo? «È un libro che nasce dopo la morte di mio nonno, Jean-Marie Le Pen. Frugando nei ricordi ho ritrovato la lettera con la quale, tredici anni fa, mi affidò la missione di entrare in politica. Per la mia famiglia la politica non è mai stata ricerca di carriera o di celebrità ma lotta quotidiana per il compimento di un dovere, la difesa del nostro popolo, contro tutto e tutti e subendo anche attentati. Il mio obiettivo è continuare a portare avanti questa missione, per la quale tante generazioni di militanti si sono sacrificati, fino alla vittoria e al governo. In questo il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, è una fonte di ispirazione: per la sua capacità di dare alla destra italiana il giusto mix di fedeltà alle radici, attualizzazione delle proposte, apertura al confronto con altre sensibilità ideologiche e, in generale, pragmatismo politico-strategico». Un capitolo è dedicato a Jordan Bardella. Qual è il messaggio che vuole lanciare in vista delle presidenziali al leader del Rassemblement national che, in caso di conferma dell’ineleggibilità di Marine Le Pen, sarà il candidato all’Eliseo per il 2027? «Non credo che il Rassemblement national possa vincere da solo, il passato ce lo insegna. Da anni mi batto per la costruzione di una coalizione sul modello italiano, riconoscendo le diverse specificità politiche a destra e aprendo il confronto anche a una parte di centro. Dopodiché vincere non è il fine ma il mezzo. Una volta al governo dovremo avere il coraggio di dare alla Francia una guida davvero alternativa e, c’è da scommetterlo, i nostri avversari faranno di tutto per anestetizzarci. Io voglio assicurare alla nostra gente che si costruisca il progetto giusto per arrivare alla vittoria e la proposta politica giusta per portare davvero il cambiamento. E ciò passa da un’agenda dove le istanze conservatrici e identitarie siano sufficientemente rappresentate».
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