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Mattarella e il blitz al Csm, anche Nordio approva
Oggi 19-02-26, 10:17
Quella di ieri mattina al Csm doveva essere una seduta ordinaria sotto ogni punto di vista. Solito elenco di magistrati che chiedono di poter svolgere incarichi extragiudiziari, trasferimenti per motivi di salute, carrellate di nomine e altre pratiche. Sarà ricordata per qualcosa di molto diverso: la prima volta che Sergio Mattarella si presenta in una riunione simile. Da lì, a poco più di un mese dal voto, il capo dello Stato ha chiesto di abbassare i toni. Un intervento rivolto a tutti, anche se nelle sue parole - senza citarlo espressamente - c’è un pensiero particolare per Carlo Nordio, che nei giorni scorsi aveva accusato il Consiglio superiore della magistratura, del quale il capo dello Stato è presidente, di aver creato «un sistema paramafioso». Al Quirinale cercavano un palco dal quale chiedere di abbassare i toni della polemica e la riunione del Csm è sembrata l’occasione migliore. La telefonata che annunciava al vicepresidente Fabio Pinelli la presenza di Mattarella è giunta poco prima che iniziasse la seduta e la notizia ha sorpreso gli stessi consiglieri. Il capo dello Stato ha preso la parola all’inizio della riunione e ha fatto un discorso di poco più di un minuto. Ha evidenziato subito l’eccezionalità dell’evento: «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda, non si è mai verificata in undici anni». Quindi ha sottolineato che il Csm è un’istituzione «di rilievo costituzionale» per la quale le altre istituzioni debbono nutrire e manifestare «rispetto». Non perché esso sia esente «da difetti, lacune, errori»: ne ha, e anche per questo «non sono precluse critiche», come avviene per «altre istituzioni della repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Però c’è differenza tra le critiche e lo scontro tra istituzioni: è questo il rischio che si corre adesso e spetta alla prima carica dello Stato prevenirlo. Mattarella ha chiarito, infatti, di essere lì «più come presidente della repubblica», dunque come garante dell’equilibrio tra poteri, che nella funzione di presidente del Csm. Ha detto che la sede in cui sta parlando deve rimanere «estranea a temi o controversie di natura politica» e ha esortato tutte le istituzioni «al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza». È un ammonimento, spiegherà poi chi gli ha parlato, nel quale sono dentro tutti. Anche Nicola Gratteri, il quale aveva detto che a votare per il Sì al referendum saranno «indagati, imputati e massoneria deviata». Ma una cosa è un semplice magistrato e un’altra è il ministro della Giustizia, organo costituzionale. Da Palazzo Chigi fanno sapere che Giorgia Meloni condivide quanto detto da Mattarella, anche perché rivolto a tutti, toghe incluse, senza che questo cancelli il diritto di critica nei confronti degli stessi magistrati. Diritto che la premier, infatti, esercita subito, contestando la sentenza «assurda» che ha imposto il risarcimento per la nave Sea Watch. Nordio non si scompone, anzi. Fa sapere di «apprezzare e condividere totalmente» ciò che ha detto Mattarella e si augura che gli argomenti sul merito della riforma prendano il posto degli insulti. Lui stesso ne ha ricevuti moltissimi. «Ci sono stati momenti in cui ti hanno detto che eri piduista, revanscista e addirittura contiguo alla camorra o altro», ricorda, «e allora, magari, qualche reazione c’è stata». Accoglie con piacere, però, l’invito al disarmo bilaterale fatto da Mattarella: «Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni». A sinistra trattano il richiamo del capo dello Stato come se fosse rivolto solo al governo. Non è così, e dal Csm lo fa presente Isabella Bertolini, consigliere laico eletto dal centrodestra. Nota che Mattarella «ha precisato di parlare come presidente della repubblica e quindi il suo è stato un intervento rivolto alle istituzioni a 360 gradi». Incluso «il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri». E poi, aggiunge, «Mattarella non ha fatto una difesa corporativa della magistratura, ma ha messo in luce i problemi e le carenze che ci sono anche nel Csm». Resta il fatto che, appena la vettura del capo dello Stato è ripartita per il Quirinale, il gioco delle correnti è ricominciato. Lo racconta il togato Andrea Mirenda, consigliere indipendente: «Le proposte contrapposte dimostrano bene quanto sia stato accolto l’invito del capo dello Stato a un contegno trasparente. Ognuno, come spesso accade nelle delibere di peso, ha votato il “suo”». A pagarne le conseguenze, denuncia, c’è anche la Scuola superiore della magistratura, «dilaniata da contese interne a fini di egemonia. In ballo il potere di condizionamento dei giovani magistrati...».
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