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Matteo Renzi e l'avvertimento a Conte: "Se ne assumerà la responsabilità"
Oggi 18-06-26, 03:04
Due date sono fissate: 8 e 15 luglio. Si incontrerà il nucleo più di sinistra del campo largo (Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni) per due eventi dedicati al programma del centrosinistra. E il centro? E Matteo Renzi? Dalle parti di Italia Viva si assicura che non c’è alcuna esclusione. Seguiranno altre due date in cui i leader del campo largo si vedranno anche con il centro, ossia con Matteo Renzi, oltre che con Riccardo Magi (+Europa) e Enzo Maraio (Psi). Ma in serata, una dichiarazione di Conte rinfocolala polemica e fa esplodere il campo largo: «Renzi sarà nel campo progressista?», gli chiede Andrea Scanzi, intervistandolo su YouTube. «No», risponde il presidente del M5S. «L’obiettivo è cambiare l'Italia. Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio. Non dobbiamo creare un’accozzaglia, perché altrimenti si vincono le elezioni e poi ci si scioglie come neve al sole. La foto di oggi ci dice che in questo momento il progetto è in mano a forze che si sono predisposte a lavorare insieme. Tutto quello che verrà non lo do per scontato...». E la replica di Matteo Renzi, durissima, non si è fatta attendere: «Non siamo nella foto di Schlein, Bonelli, Conte e Fratoianni perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante, ma insufficiente a vincere e a governare. Senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai». Quindi, sottolineando che proverà «fino alla fine a costruire un’alleanza programmatica», lancia un messaggio al leader M5S senza nominarlo: «Se qualcuno vorrà rompere, si assumerà la responsabilità di spiegarlo agli elettori: nel frattempo ci troverete in campagna elettorale a spiegare perché un’alternativa a Meloni-Salvini-Vannacci è possibile. E anche necessaria». In tutto questo, ieri è arrivato anche il tweet di Carlo Calenda, che davanti alla foto dei leader di Pd-M5S e Avs ha commentato su X: «Ma Renzi era sotto il tavolo?». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48198112]] A dare l’annuncio del summit, postando per primo la foto di un pranzo tra i leader del campo largo in un ristorante vicino alla Camera, era stato Fratoianni: «Al lavoro. Per cambiare l'Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!». Peccato che tra i commenti, spicchi quello di Ilaria Salis: “Diritto alla Casa!” (cui seguono risposte non proprio concilianti: «All’occupazione abusiva vuoi dire?»). Segno, se mai ce ne fosse bisogno, che sarà una passeggiata. In ogni caso, saranno due riunioni in piazza. Anzi in due piazze, probabilmente una al Nord e l’altra al Sud. Evidente il tentativo di dare l’immagine di un processo aperto per costruire un sentire comune che, ora, ancora non c’è. Il riferimento implicito è ai comitati dell’Ulivo che, nel 1996, fecero la differenza, creando - prima del voto- una mobilitazione che mescolò le appartenenze, creando un popolo del centrosinistra. Non è escluso che, dietro a questa accelerazione, ci sia il colloquio di oltre due ore che Schlein alcuni giorni fa ha avuto a Bologna con Romano Prodi, il quale, da tempo, spinge perché i leader del centrosinistra comincino a definire un programma, una proposta per l’Italia. Ma che lo facciano coinvolgendo le persone. Anche perché oggi, molto più che allora, c’è il problema di mescolare gli elettorati, di renderli compatibili. Soprattutto l’elettorato del M5S che, in più elezioni (regionali, comunali), ha dimostrato di non sentirsi parte del campo largo e di scegliere a prescindere dall’appartenenza a uno schieramento. Se il nucleo di sinistra prova a stringere i bulloni, nel centro (del campo largo) si comincia a intravedere un disegno, che ieri l’uscita di Conte rischia di far esplodere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48199064]] MOVIMENTI AL CENTRO Dopo l’evento del 12 giugno, che ha trasformato Progetto Civico (l’associazione di Alessandro Onorato) in partito, è ormai chiaro che nel centrosinistra si delineano due centri. Uno guidato da Matteo Renzi e forte dell’accordo con Elly Schlein. L’altro da Onorato, in un patto con Giuseppe Conte, per tramite di Goffredo Bettini. Renzi ha fatto un altro passo nella direzione di riunire i soggetti centristi che intendono seguirlo, allargando il perimetro. L’accordo con +Europa e il Psi di Maraio è a buon punto. Ci sono singole personalità, come Marianna Madia. Ma non basta. L’altro giorno ha cambiato il nome dei gruppi parlamentari aggiungendo, a Italia Viva, il nome Casa Riformista. Il leader di Italia Viva può vantare, dalla sua, un patto di ferro con Schlein, a cui ha assicurato il sostegno per Palazzo Chigi, sia in caso di primarie (al secondo turno, i voti di Casa Riformista sarebbero suoi), sia in caso- ancora non escluso - si evitassero le primarie. Resta da capire chi sarà il front-runner (si parla di Giorgio Gori del sindaco di Udine, Alberto De Toni). Onorato, invece, guarda a Conte. L’ipotesi di essere lui il federatore del centro è tramontato. Nel Pd l’ostilità è aperta: “i centristi per Conte”, “il partito dei contadini”, “gli indipendenti del Pci”, chiamano i civici dell’assessore. Roberto Gualtieri, che sostiene Schlein, si è ripreso la lista civica, di cui Onorato era coordinatore. E ha preso le distanze da Onorato anche Ernesto Ruffini, creatore dei comitati Più Uno e molto vicino a Romano Prodi. L’operazione dell’assessore capitolino, ha detto Ruffini al Foglio, «parte da esperienze civiche che già nel 2022 sostenevano partiti di centro-sinistra. È inutile rivolgersi a elettori che già si riconoscono nei partiti, anche se lo fanno dall’esterno». E sul tentativo di escludere Renzi, Ruffini risponde così: «No a una politica ad excludendum».
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