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Matteo Salvini, "cosa vuol dire remigrazione": zittita la sinistra che tifa migranti
19-04-2026, 12:10
Incuriositi, quasi intimoriti, dai racconti fatti dalla stampa di sinistra, siamo scesi in corteo con la Lega per metterci a caccia di fascisti e nazisti pronti a mettere in pratica teorie estreme sulla remigrazione di chiunque non abbia il passaporto italiano. Ci siamo impegnati, ma niente, non ne abbiamo trovato nemmeno uno. Allora chi c’era “nell’onda nera” (cit La Repubblica) di Matteo Salvini abbattutasi su Milano? C’era il popolo della Lega, quello che da oltre quarant’anni quando scende in piazza lo fa col sorriso, sventola le bandiere e canta O mia bela Madunina, Romagna mia o Madonnina dai riccioli d’oro. Niente cori razzisti, solo qualche “padanissimo” vaffa a Beppe Sala e a Ursula von der Leyen. Del resto noi di Libero che la manifestazione di ieri non c’entrava nulla col famigerato remigration summit, ve lo dicevamo da giorni. Di più, da un’accurata ispezione della piazza, possiamo dire con sicurezza che c’erano più immigrati di seconda generazione col cappellino “Senza paura” in piazza Duomo con la Lega, che all’Arco della Pace con Forza Italia. Perché è chiaro che i primi ad essere danneggiati da una politica migratoria lassista, sono proprio gli immigrati per bene, che vengono qui, lavorano, pagano le tasse, ma soprattutto si integrano con la nostra cultura. Detto ciò, di gente ce n’era e ce n’era parecchia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47328295]] Moltissimi i giovani. Fonti della Questura parlano di 10mila persone. Fonti leghiste arrivano anche a 12mila. Comunque tanti. La manifestazione è partita da Porta Venezia. Il corteo, guidato da un trattore (gli altri erano schierati in piazza) dettava il passo. Sopra, il capogruppo in Regione Lombardia Alessandro Corbetta lanciava i cori contro l’immigrazione clandestina e gli sfottò a von der Leyen («Europa padrona, la Lega non perdona») e Beppe Sala. In prima fila a reggere lo striscione “Padroni a casa nostra” c’erano tra gli altri le europarlamentari Silvia Sardone, Anna Maria Cisint e Susanna Ceccardi. Subito dietro i sindaci della Lega. Tra i tanti Alessandro Canelli (Novara), Andrea Ceffa (Vigevano) e Giacomo Ghilardi (Cinisello Balsamo). Tutto è filato liscio, nessun incrocio con gli antagonisti, ma soprattutto applausi e sorrisi per gli agenti delle forze dell’ordine impegnati a garantire la sicurezza. Una volta che tutti sono arrivati in piazza Duomo è iniziata la manifestazione, aperta dai leader dei partiti europei che a Bruxelles fanno parte dei Patrioti. Uniche eccezioni il giornalista Mario Giordano e il ministro Giuseppe Valditara («Questa è una manifestazione di sani patrioti»). Gli altri ministri e i governatori erano tutti schierati sotto il palco. Gran finale con Matteo Salvini sul palco. Prima, però, il leader leghista chiede un minuto di silenzio per Giacomo Bongiorni, il 47 ucciso dal branco a Massa. Poi ricorda Umberto Bossi. E parte col primo botto: «Dopo il referendum siamo ancora più forti, uniti, senza paura di accelerare sulle riforme, compresa la necessaria riforma giustizia a partire dalla responsabilità civile dei magistrati, che come tutti gli altri lavoratori italiani se sbagliano devono pagare». Ma è solo l’antipasto, perché la grande battaglia della piazza di ieri è contro l’Unione europea matrigna cattiva. «Ha ragione Confindustria. Bisogna cambiare chi governa l’Europa». Poi attacca sul piano anti-crisi studiato a Bruxelles. «Vogliono imporci un nuovo lockdown. No, grazie, abbiamo già dato. Non chiuderemo scuole, uffici, fabbriche. Vogliamo vivere, vogliamo studiare, vogliamo lavorare». E ancora: «Da questa piazza con gli agricoltori e i motociclisti, diciamo basta a quel mostro creato dalla Ue che si chiama green deal. Va fermato subito. Ha fatto solo danni». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47332341]] Ed è a questo punto che Salvini lancia la sua sfida all’Ue declinata in quattro punti. Il primo: «Sospendano il patto di stabilità. Lo facciano a giorni o procederemo da soli. L’unico modo per battere la crisi è che l’Italia possa spendere i propri soldi per aiutare gli italiani». Il secondo: «Gli Stati Uniti hanno sospeso fino al 16 maggio il blocco sull’acquisto di gas e petrolio russo. L’Europa faccia lo stesso. Diranno che sono prezzolato da Putin, ma quelli che hanno dimostrato di avere un prezzo e di farsi comprare (da Soros) stanno tutti a sinistra». La terza: «Dobbiamo tornare ad essere una potenza nucleare. Non per costruire bombe come in Iran - e nessuno rimpiange la perdita degli ayatollah -, ma per dare alle nostre imprese energia pulita a basso prezzo». La quarta: «Vogliamo la pace. Non quella delle bandiere dei centri sociali che anche oggi hanno attaccato le forze dell’ordine, ma quella invocata da un grande uomo come Papa Leone». Capitolo immigrazione, «Il problema non è l’islam, ma chi lo usa per cancellare la nostra cultura e i nostri diritti. La remigrazione? Per noi vuol dire che se vieni qui e ti comporti bene sei nostro fratello e nostra sorella. Se rubi, spacci, fai casino, torni a casa sua». Immigrazione, spiega ancora Salvini, «vuol dire anche che il permesso di soggiorno e la cittadinanza è un atto di fiducia, non un regalo a vita» e rilancia «il permesso a punti. Se sbagli e risbagli, te lo togliamo». Salvini ribadisce anche il no della Lega all’esercito comune di Macron. Rivendica l’approvazione del decreto sicurezza «che difende le forze dell’ordine». Cita come «veri patrioti» Oriana Fallaci e Charlie Kirk. E chiude definendo quella di ieri «una piazza che chiede libertà di pensiero, di parola, di sognare, di amare. Una piazza contro il pensiero unico che ci vorrebbe imporre Bruxelles».
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