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Meloni al Senato, fuga e vergogna a sinistra: ore 13.05, cosa succede quando parla la premier
Ieri 10-04-26, 08:29
Perfino gli addetti ai lavori hanno perso il conto. Per dire: Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, nella seduta dello scorso 25 marzo buttò lì un numero in faccia ai colleghi dell’opposizione: «Oggi festeggiamo, credo, la duecentesima richiesta di informativa urgente che deve essere resa dalla presidente del Consiglio su richiesta delle opposizioni e credo che già questo qualifichi qual è l’intensità con cui viene richiesta la stessa». Quel giorno i leader del “campo largo”, in apertura di seduta, si esibirono nella professione in cui eccellono dall’inizio della legislatura: chiedere al capo del governo di «riferire in Parlamento». Come se le aule di Montecitorio e Palazzo Madama non fossero i campi da gioco preferiti di Meloni. Tant’è: problemi loro. C’è da dire che il contesto era parecchio invitante: il dopo referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Con il trionfo dei No, con annesse scosse telluriche nell’esecutivo. Ecco, quindi, il disco rotto dei rappresentanti dei vari gruppi della minoranza: «Siamo qui a chiederle un’informativa urgente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni» (Marco Grimaldi, Avs); «intervengo per unirmi alla richiesta di un’informativa urgente della presidente Meloni in quest’Aula» (Chiara Braga, Pd); «ci associamo alla richiesta dei colleghi di un’informativa urgente» (Riccardo Magi, +Europa); «avrebbe dovuto sentire l’esigenza, essa stessa, non sollecitata dalle opposizioni, di venire in Parlamento» (Roberto Giachetti, Italia Viva); «venga lei!» (Riccardo Ricciardi, M5S). Stesso copione a Palazzo Madama: «La presidente Meloni può venire cortesemente in Aula, magari tralasciando qualche podcast e lasciando i pappagallini cantare?» (Antonio Nicita, Pd); «credo che in ogni caso sia utile non solo all’opposizione, ma anche alla maggioranza e al Paese, se il presidente del Consiglio vorrà venire in Aula» (Carlo Calenda, Azione). Due giorni dopo, tutti i gruppi dell’opposizione formalizzarono la richiesta ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, di «sollecitare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché, alla luce dell’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e dopo le successive dimissioni» di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, «riferisca in Aula circa le linee di indirizzo del governo». Cosa che è andata in scena ieri. Piccolo particolare: la parte sinistra dell’emiciclo del Senato, dove prendono posto i gruppi delle opposizioni, era sostanzialmente vuota al momento del discorso della presidente del Consiglio (pochi minuti dopo le 13). Al contrario della Camera. Il motivo è presto detto: a Montecitorio sono intervenuti tutti i leader del “campo largo”, desiderosi di mettersi in mostra nella gara a chi attacca di più la premier. Un’esibizione muscolare con un occhio all’imminente corsa per la conquista della leadership della coalizione. In Aula hanno preso la parola - in ordine di intervento- Angelo Bonelli di Avs, Giuseppe Conte del M5S, Riccardo Magi di +Europa ed Elly Schlein del Pd. Laddove i leader non c’erano - con l’eccezione di Carlo Calenda di Azione e di Matteo Renzi di Iv, senatori - i banchi dei rappresentanti del “campo largo” sono rimasti di fatto vuoti. Quella dell’opposizione è una risposta automatica. Un tormentone. A ogni tema del giorno corrisponde l’intimazione a Meloni di correre in Parlamento. Esempi (giocoforza non esaustivi, viste le molteplici richieste): «Meloni venga qui, in Aula, a dirci cosa è scritto in quel decreto ed in che cosa consiste non il modello Albania, ma il fallimento del modello Albania. Meloni renda conto al Parlamento» (Braga, Pd, sui centri in Albania, 23 ottobre 2024); «Giorgia Meloni non si nasconda dietro ai suoi ministri e venga lei in Aula per chiarire al Paese per quale motivo il governo ha scelto di riaccompagnare a casa un torturatore libico» (Schlein sul “caso Almasri”, 29 gennaio 2025); la premier «ha il dovere di condividere la strategia del governo con le opposizione. Venga immediatamente in Aula», (Bonelli, Avs, sui dazi dell’amministrazione Trump, 15 luglio 2025); «la presidente Meloni venga a riferire sulla Global Flottiglia» (Luana Zanella, Avs, 9 settembre 2025); «chiediamo un’informativa della presidente del Consiglio, perché le implicazioni politiche chiamano in causa l’intero Paese» (Schlein sull’attacco israelo-americano all’Iran, 2 marzo 2026).
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