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Cronaca Milano
Milano, pista ciclabile della Ghisolfa: città in rivolta contro Beppe Sala
Ieri 09-05-26, 17:18
Le polemiche attorno alla pista ciclabile del ponte della Ghisolfa non si sgonfiano. Anzi. Tra incidenti e traffico oltre il livello di guardia, il quartiere ha voluto dire basta. Ieri pomeriggio Fratelli d’Italia ha mandato un messaggio forte e chiaro alla sinistra che amministra Milano: “Meno ideologia, più viabilità”. Perché cittadini e consiglieri di opposizione non hanno voluto opporsi tanto alla costruzione di nuovi percorsi sicuri per i ciclisti, quanto contestare la scelta ricorrente di posizionare le piste lungo le arterie principali del traffico. Una scelta puramente ideologica che mira a mettere in difficoltà chi si sposta con l’automobile. Alle 18 il partito di Giorgia Meloni e il suo movimento giovanile si sono dati appuntamento all’angolo tra viale Scarampo e viale Serra: là, poco dopo l’inizio del ponte della Ghisolfa che ormai ogni giorno si ingolfa a causa della strettoia generata della nuova ciclabile. Del resto, questi sono i risultati se la strada in cui confluiscono cinque corsie (due del ponte e tre del corso sottostante) viene dimezzata. «Abbiamo scelto questo punto per evidenziare la schizofrenia da cui è affetta la giunta: siamo sulla linea di confine tra il tratto Lotto-Stuparich, che rappresenta la città che corre veloce grazie alla costruzione della nuova preferenziale, e l’imbuto creato prima di piazzale Lugano», spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune, Riccardo Truppo. Per il consigliere, «la ciclabile rappresenta l’ennesimo contentino che la sinistra ha voluto concedere alle associazioni che promuovono le due ruote, scontentando però il resto della città». Abitanti del quartiere che chi governa si è “dimenticato” di coinvolgere, come ricordato dai consiglieri Francesco Rocca e Luca Bonomi: «Nè un’assemblea pubblica, nè una Commissione, se non dopo l’inizio dei lavori. Il modus operandi della sinistra è sempre lo stesso: fregarsene di chi vive il territorio per imporre scelte ideologiche che producono danni». Un errore di metodo, ancor prima che di concetto. Da Fdi, del resto, nessuno intende alimentare una lotta tra ciclisti e automobilisti. «Non deve esistere una contrapposizione tra automobili e biciclette. Milano ha bisogno di più viabilità, non di nuove strettoie e nuovi blocchi al traffico. Ogni volta che viene avviata un’opera pubblica sembra che l’obiettivo non sia migliorare la circolazione, ma complicarla», denuncia il coordinatore cittadino di Fdi, Simone Orlandi. Come emerso durante il presidio, più traffico non significa solo disagio per gli automobilisti. Vuol dire più inquinamento per chi vive la zona e, soprattutto, più rumore per chi abita nelle case che si affacciano sul cavalcavia. «Servivano soluzioni intelligenti e condivise, non interventi ideologici che riducono ulteriormente la capacità delle strade», commenta ancora Orlandi, sottolineando come le nuove scelte viabilistiche «rallentano anche i mezzi di emergenza». Ecco quindi affiorare un dato incontrovertibile: troppe opere pubbliche vengono realizzate senza valutare l’impatto sul traffico. E se gli ingorghi aumentano, gli incidenti in cui vengono coinvolte bici e monopattini non calano. «I dati di Areu parlano chiaro: da aprile 2025 a marzo 2026 gli incidenti con i monopattini hanno coinvolto 1120 persone a fronte delle 741 dell’annualità precedente. Anche gli incidenti dei ciclisti sono aumentati, passando da 1536 a 1647. Sono questi i risultati del centrosinistra che guida Milano?», attacca l’assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa. Da qui, la conclusione del meloniano: «Non servono altre piste ciclabili se chi va su due ruote non rispetta le norme della strada. Non deve esserci una guerra tra auto e ciclisti, basta il buon senso». Ad attaccare frontalmente il Comune è stato l’ex vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato: «Questa è l’ennesima porcheria che si sono inventati il sindaco Sala e il Pd; ci penserà il centrodestra a sistemarla quando il prossimo anno vincerà le elezioni». Per far sì che ciò avvenga, De Corato ha un’idea: «Spero che ogni milanese passi almeno una volta su questo ponte, così che possa rendersi conto dei danni provocati dalla sinistra a questa città. Spero sia l’ultimo “regalo” ai milanesi prima della fine del mandato».
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