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Morte Domenico, mamma Patrizia: "Provo schifo, mi guardavano negli occhi..."
Oggi 22-02-26, 10:38
La morte del piccolo Domenico, che aveva soltanto due anni, ha sconvolto l'Italia. Il bambino col cuore bruciato se ne è andato ieri, domenica 21 febbraio, all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era stato sottoposto a un trapianto di cuore, l'organo danneggiato, bruciato dal ghiaccio. Una vicenda atroce che ora attende risposte chiare. A parlare, adesso, è la madre di Domenico, Patrizia Mercolino, che ha rilasciato due interviste, una al Corriere della Sera e una a la Repubblica, nelle quali parla del suo dolore e avanza una richiesta precisa: ottenere la verità su quanto accaduto. Al Corriere la donna ricostruisce le ore decisive del trapianto. "La sera del 22 dicembre, quando dal Monaldi ci chiamano per dirci che è disponibile un cuore. Mi hanno chiamata alle 22.30, così ci siamo precipitati in ospedale". La mattina successiva, intorno alle 9.30, il saluto al figlio prima dell’ingresso in sala operatoria. Il nuovo organo, proveniente da Bolzano, arriva nel pomeriggio. "Lo so perché non mi sono mai mossa da lì". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46455386]] Poi l’intervento e la comunicazione inattesa: "Mi chiamano, dicono che c’è un problema. Che problema? Il cuore non batte, mi dicono". Patrizia racconta la propria reazione, la rabbia e l’incredulità davanti a quelle parole, mentre i medici spiegano che il bambino è stato collegato all’Ecmo e che si tenterà di far ripartire il cuore. Nel colloquio con il Corriere emerge anche il sentimento maturato in queste settimane. "Finché non saprò la verità non posso dire chi ha sbagliato. Ma qualcuno parlerà, deve parlare. Perché mio figlio adesso non c’è più e se n’è andato per colpa di qualcuno, anzi più di uno. Di questo sono certa". E ancora: "Io ho la coscienza pulita e loro no. Sono loro che si devono vergognare per il fatto che mi hanno guardata negli occhi, non io. Provo schifo per quello che hanno fatto". Parole durissime, ineccepibili, figlie di un dolore atroce e della delusione nei confronti di chi fino a poco prima rappresentava un punto di riferimento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46452650]] A Repubblica la madre amplia lo sguardo alle conseguenze future della vicenda. "Chi ha sbagliato dovrà chiedere perdono a Domenico. È arrivato il momento della verità. Adesso, veramente, basta". Non un’accusa diretta, ma la convinzione che le responsabilità dovranno essere accertate. Patrizia ribadisce anche l’intenzione di costituire una fondazione in nome del figlio, per trasformare il dolore in un aiuto concreto ad altri bambini e alle loro famiglie. E mette in guardia dai tentativi di truffa comparsi online, con falsi profili che chiedono donazioni sfruttando il nome del piccolo. Resta, nelle sue parole, l’immagine di un bambino che lottava per vivere e una madre che ora chiede giustizia. "A me interessa solo che venga fatta giustizia", conclude. Ora, la palla passa alla magistratura. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46451404]]
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