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Cultura e Spettacolo
"Non abbiam bisogno di parole": un film italiano è il terzo più visto al mondo
Oggi 12-04-26, 12:54
Si piange, tanto. La lacrimuccia e l’emozione sono lì che aspettano di esplodere quasi ad ogni fotogramma. Difficile non sciogliersi per Non abbiam bisogno di parole, un film che in pochi giorni su Netflix sta battendo inaspettatamente parecchi record. Mentre il cinema italiano è ignorato dai grandi festival e soccombe da quarant’anni, come illustrato ieri da Libero (nonostante la sinistra si ostini a incolpare il governo attuale per i tagli alle produzioni), un prodotto sicuramente non d’autore, leggero, pensato per la televisione in streaming, si fa notare a livello mondiale. Distribuito con il titolo Feel My Voice, il film con Serena Rossi e Sarah Toscano, qui al suo debutto d’attrice, ha raggiunto il primo posto in classifica in nove Paesi a meno di una settimana dal debutto del 3 aprile. Un risultato che lo colloca al terzo posto al mondo nella categoria film. I dati iniziali indicavano la presenza della pellicola nella Top 10 di soli due mercati (Italia e Slovacchia). Quella rilevazione, tuttavia, copriva esclusivamente i primi tre giorni di programmazione del film diretto da Luca Ribuoli (già regista di alcuni episodi, tra i tanti lavori, di Call My Agent, L’Allieva, Miss Fallaci, Don Matteo). Secondo FlixPatrol, sito indipendente che monitora gli streaming mondiali dividendoli per categoria, al 10 aprile il film risultava al primo posto assoluto in nove nazioni: Italia, Argentina, Cile, Ungheria, Panama, Portogallo, Uruguay, Venezuela e Slovacchia. Ma soprattutto terza a livello mondiale. Un successo simile si riscontrava solo due anni fa con il film Fabbricante di lacrime, adattamento del bestseller di Erin Doom: un altro titolo pensato per i ragazzini, leggero, non impegnativo, che balzò nel 2024 subito in testa tra i titoli non inglesi. Non abbiam bisogno di parole si posiziona nella Top 5 di Repubblica Ceca, Costa Rica, Cipro, Spagna, Svizzera e Israele, registrando una crescita costante degli accessi anche in Francia, Germania e Brasile. Il film di Ribuoli è un andamento de La Famille Bélier (film del 2014 che in Patria aveva ottenuto 7 milioni di spettatori). Il titolo omaggia l’omonimo brano di Ron del 1992, che nella sceneggiatura assume un significato centrale legato al vissuto della famiglia di Eletta (Sarah Toscano), unica persona udente in un una famiglia di persone sorde. Metafora dell’amore che non necessita di parole. Ribuoli, per descrivere il suo lavoro, preferisce la parola «adattamento» a «remake» perché questa versione ha una propria identità, tra le colline di Camagna, Lu e Vignale Monferrato. Per la prima volta in Italia, i personaggi non udenti sono interpretati da attori non udenti. E poi c’è lei. Sarah Toscano, classe 2006, vincitrice di Amici, interpreta Eletta, una ragazza di 16 anni che deve scegliere tra la famiglia e se stessa. Vive in una cascina nel Monferrato con la sua famiglia: i genitori Alessandro e Caterina e il fratello Francesco. Allevano asini, producono latte e formaggi, fanno una vita agreste. Eletta è cresciuta con grandi responsabilità, facendo da “ponte” tra il mondo dei suoi genitori, che comunicano con la Lingua dei Segni Italiana, e tutto il resto delle persone. Un giorno conosce la professoressa di canto Giuliana, interpretata da Serena Rossi, che scopre la straordinaria voce e le doti canore della giovane. La spinge a fare un provino per una prestigiosa scuola di musica a Torino. Inizia il sogno, ma il prezzo è alto: lasciare quella famiglia che ha tanto bisogno di lei, partire. Tra il senso del dovere e il desiderio di essere se stessa, benché giovanissima si trova davanti a una scelta crudele. La canzone scritta apposta per il film e cantata da Sarah Toscano, Atlantide, è anch’essa un successo: nei primi sei giorni di pubblicazione ha collezionato quasi mezzo milione su Spotify.
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