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Cultura e Spettacolo
Paolo Crepet, bordate contro Sanremo 2026 e Sal Da Vinci: "Mediocre, ignobile perfezione"
Oggi 03-03-26, 14:54
Non è piaciuto granché il Festival di Sanremo, a Paolo Crepet. Ma il problema non è certo quanto accaduto all'Ariston, semplicemente lo specchio della "modernità". Una dimensione umana sempre più povera, standardizzata e per questo inquietante, sottolinea lo psichiatra. Intervistato dal Corriere della Sera alla vigilia della presentazione del suo ultimo libroIl reato di pensare. Oltre il conformismo, esercizi di libertà che terrà a Merano, Crepet avverte lettori e telespettatori: "Chi viene a sentirmi sa che lo irriterò ma non sono un politico, non mi interessa essere ecumenico". Questo perché il suo obiettivo è "seminare sulla roccia", far pensare, scardinare luoghi comuni e pigrizia mentale. A cominciare dai grandi "riti" collettivi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46625939]] "Basta guardare lamediocritàdi Sanremo per capire che oggi non c’è più niente da dire. Se togli la sofferenza togli il senso dell’arte, della bellezza e della scoperta: per questo non abbiamo più geni, ma soloreplicantiche vendono una perfezione ignobile".Lo psichiatra, da tempo diventato anche un "divo televisivo" chiamato nei talk a commentare l'attualità, dalla politica alla cronaca nera, punta il dito sul rischio, ormai diventato una realtà, di essere "soggiogati da un sistema distopico. Dieci anni fa scrivevo dei pericoli del digitale e mi davano delboomer. Oggi Andrea Pignataro, l'uomo più ricco d'Italia che fa business con i software, dice: 'Attenzione, l'intelligenza artificiale ci frega'. Se lo dice lui, che non fa il liutaio ma l'imprenditore tecnologico, forse dovremmo svegliarci". La riflessione è profonda: realtà virtuale e concreta, verità e fake news, un presente sospeso tra passato (spesso inteso erroneamente come "nostalgia") e un futuro venduto come "rivoluzionario". "Il nuovo mondo tecnologico è un inganno: chiamiamo un driver disgraziato che pedala 70 chilometri al giorno per portarci una pizza scadente sul divano e lo spacciamo per progresso. Non c'è niente di nuovo rispetto a Charlie Chaplin e ai Tempi moderni: c'è un padrone che fa i miliardi e un operaio che gira le viti, anche se le viti oggi sono digitali". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46625938]] C'è poi la questione della sofferenza come "motore del talento". Un concetto che si tende quasi ad allontanare dal nostro vissuto. "Abbiamo tolto ai giovani la frustrazione, che è la benzina dei neuroni. I nostri neuroni sono disfunzionanti per natura: è quella disfunzione che crea l'idea, il guizzo, l'arte. Noi li abbiamo messi in ordine forzatamente, creando una generazione di depressi". Secondo Crepet, Sanremo in questo senso è uno specchio perfetto: "Vorrei giovani che fanno l’amore sui divani ascoltando i Led Zeppelin e Stairway to Heaven. L'estasi è una cosa divina, sovraumana. Invece oggi ci accontentiamo della mediocrità di Sanremo: dieci di quei cantanti non valgono un piede sinistro di Lou Reed. Vorrei che all'Ariston qualcuno cantasse Perfect Day, ma Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato. Il talento viene dal viaggio, e se non c'è il viaggio - inteso come fatica, come rischio di frantumarsi - non c'è niente da dire. Auguro a tutti un po' di sana sfiga, un po' di insuccesso. Guardate la Brignone: ha vinto l'oro dopo un'odissea psicologica e fisica, è entrata nel mito perché ha osato quando i mediocri le dicevano di stare a casa. Se non sei religioso il divino lo trovi lì o nella voce di Tom Jones, non in Sal Da Vinci, con tutto il rispetto".
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