s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Politica
Per la Biennale di Venezia Russia e Israele sono uguali
Oggi 24-04-26, 08:41
Il mondo intellettuale non perde occasione per dare addosso a Israele. Ogni pretesto è buono. C’è una sorta di antisemitismo inconscio, non saprei come altro chiamarlo, che ottenebra le menti. E che forse è anche il frutto di un antioccidentalismo mai sopito, di una radicale messa in discussione delle radice giudaico-cristiane della nostra civiltà. Questa è la prima considerazione che viene in mente dopo la dichiarazione rilasciata ieri pomeriggio alle agenzie di stampa dalla Giuria Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia, che assegnerà i prestigiosi Leoni d’oro e d’argento il prossimo 9 maggio. LA POSIZIONE I giurati hanno comunicato che si «asterranno dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale». In sostanza, non solo la Russia, come è condivisibile, ma anche Israele verrà escluso dai premi. È una decisione sbagliata nel metodo e nel merito. Nel metodo perché una questione Israele non si era finora posta, almeno a livello istituzionale: le obiezioni del governo e della Commissione Europea concernevano la decisione di riaprire il padiglione russo e non altro. Nel merito perché si dimentica un aspetto fondamentale: la Russia è uno Stato autoritario che ha invaso e aggredito una nazione vicina con il compito di conquistarla, in tutto o in parte; Israele, al contrario, è uno Stato democratico che sta difendendo, proprio come l’Ucraina, la sua stessa esistenza, minacciata da uno Stato anch’esso autoritario, anzi teocratico, l’Iran, con vari gruppi terroristi suoi complici nello scacchiere mediorientale. Ora, il governo di Israele può certo prendere decisioni sbagliate, criticabili, sui modi in cui attua questa sua difesa, ma comunque esso è governato da un esecutivo legittimato democraticamente. Se vogliamo dirlo in termini classici, liberali: in Israele il potere, il governo, è contendibile, e Netanyahu può ogni giorno perdere la sua maggioranza ed essere mandato a casa; in Russia il potere di Putin, che dura ormai da un quarto di secolo ed è potenzialmente “a vita” non solo non è contendibile ma annienta o imprigiona chiunque prova a scalzarlo. Ma come spiegare questo a intellettuali imbevuti di ideologia, che pur di dare addosso a Israele e all’Occidente son disposti a chiudere un occhio sulle malefatte vere dei tanti regimi illiberali che sono oggi al potere nel mondo? Ciò che poi dà particolarmente fastidio è l’appellarsi, da parte della giuria veneziana, presieduta dalla critica d’arte brasiliana Solange Oliveira Farkas, alla Corte penale internazionale per giustificare questa ingiustificabile assimilazione di Russia e Israele. Si tratta di un’istituzione screditata, a cui fra l’altro non aderiscono molti paesi, a cominciare da quella che resta la nazione-guida del mondo democratico, cioè gli Stati Uniti. Un’istituzione ove la deriSa poi di ipocrisia il richiamo, da parte della stessa giuria, alla retorica dei “diritti umani”. Si tratta di un concetto filosoficamente controverso, che è servito storicamente per coprire malefatte di ogni tipo e che oggi, in un mondo dominato dalla forza, può essere usato in politica internazionale solo come un grimaldello per scalzare l’Occidente da forze e nazioni che non li rispettano al loro interno. La giuria, forse senza accorgersene, con il suo intervento a gamba tesa, ha dato un assist formidabile proprio alla Russia di Putin. Sempre ieri, infatti, la portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato la ribadita volontà della Commissione europea di sospendere i fondi alla Biennale di Venezia per aver riaperto in questa edizione il padiglione russo. Ecco le sue parole: «Questa è una ricaduta nell’anticultura. Non si riprenderanno; diventeranno sempre più incivili». La risposta che il buon senso popolare darebbe alla Zakharova, e che noi facciamo propria, è tutta in una esclamazione: «Da quale pulpito!». Può parlare di cultura la rappresentante di uno Stato ove non è ammesso il libero confronto delle opinioni? Si può così impunemente parlare in nome di una attività umana che per principio può nascere e fiorire solo in regime di libertà? In sostanza, il fronte antioccidentale sembra sempre ricompattarsi. E gli intellettuali per lo più sono sempre in prima fila. Già negli anni Trenta, il filosogfo francese Julien Benda parlava del “tradimento dei chierici”. Siamo rimasti là.
CONTINUA A LEGGERE
3
0
0
Guarda anche
Libero Quotidiano
Biagio de Giovanni, l'intellettuale marxista che rinnegò il comunismo
Libero Quotidiano
16:11
Ue, Meloni "Allentamento delle regole su aiuti di Stato è sensato"
Libero Quotidiano
16:10
Buonfiglio "Il ripescaggio dell'Italia ai Mondiali sarebbe un'elemosina"
Libero Quotidiano
16:09
Buonfiglio "Il ripescaggio dell'Italia ai Mondiali sarebbe un'elemosina"
Libero Quotidiano
16:09
La Salute Vien Mangiando - Un'insalata di spinaci
Libero Quotidiano
16:06
Cina, insegnante costruisce razzo con secchi di plastica a Ji'an
Libero Quotidiano
16:05
