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Pisa, in ginocchio per Gaza? La foto può costare cara ai pompieri
Oggi 16-01-26, 17:54
Una fotografia scattata lo scorso settembre durante un corteo a sostegno di Gaza, rimasta per mesi quasi inosservata, rischia ora di avere conseguenze pesanti per un gruppo di vigili del fuoco. In quell’immagine si vede un gruppo di pompieri inginocchiati per un minuto di silenzio sui lungarni di Pisa: un gesto simbolico che oggi è finito al centro di un procedimento disciplinare avviato dal ministero dell’Interno. La manifestazione del 22 settembre era stata organizzata in coincidenza con lo sciopero generale proclamato dalla Usb a favore della Global Sumud Flotilla. Tra i presenti c’era anche Claudio Mariotti, 38 anni di servizio, che ha spiegato di aver aderito "come gesto fatto da portatori di buona volontà dell'Unicef, perché il Corpo nazionale Vigili del fuoco è ambasciatore Unicef con un accordo rinnovato lo scorso 2024 dal sottosegretario Prisco". Proprio la partecipazione in divisa ha però spinto il Viminale a contestare dieci pompieri, sei dei quali toscani. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45869958]] Mariotti, sindacalista Usb e componente del coordinamento nazionale, ha ricostruito così quei momenti: "Ci siamo inginocchiati per esprimere la nostra solidarietà alle vittime, in particolare bambini, visto che nella nostra uniforme portiamo la spilla dell'Unicef e in questo genocidio sono morti migliaia di piccoli innocenti. Non c'era nessuna azione anticostituzionale. Invece, colpiscono dirigenti sindacali e lavoratori nell'ambito di uno sciopero e una manifestazione pienamente legittimati dall'agire sindacale". Secondo il ministero il nodo sarebbe l’uso dei dispositivi di servizio durante un evento politico. Il vigile ha replicato ricordando che "abbiamo sempre rappresentato la nostra categoria in ogni luogo di rivendicazione indossando i nostri dispositivi di protezione individuale che ci contraddistinguono come Vigili del fuoco, così come fanno i metalmeccanici con la tuta da lavoro o i sanitari con i camici bianchi". Nella contestazione si sostiene che l’episodio avrebbe "discreditato tutto il Corpo". Le sanzioni ipotizzate vanno dalla sospensione con riduzione dello stipendio fino, in teoria, al licenziamento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45837960]] L’iter partirà il 29 gennaio con le prime audizioni a Roma. Il giorno precedente la Usb ha convocato un incontro pubblico intitolato "contro la repressione della libertà d'espressione e la militarizzazione del Corpo", segno di una vicenda che potrebbe far discutere ancora a lungo.
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