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Pucci, Meloni e il bavaglio: la sinistra compie l'ennesimo autogol
Oggi 10-02-26, 08:32
Bisogna riconoscere che a sinistra hanno un senso esagerato per gli autogol. Ricapitolando: una nota dei membri Pd della commissione Vigilanza solleva il caso Pucci a Sanremo, si scatenano i social (perché su Sanremo si scatenano sempre), il comico rinuncia a co -condurre il festival, Meloni accusa la sinistra di illiberalismo. E il Pd che fa? Accusa a sua volta Giorgia Meloni di occuparsi di Pucci anziché dei problemi reali dell’Italia. Un teatrino sconfortante, con maldestro tentativo di rigirare la frittata. Questa la nota del Pd di pochi giorni fa: «Anche Sanremo è diventato Telemeloni? I vertici Rai spieghino la scelta del comico Pucci, palesemente di destra, fascista e omofobo, già sulle cronache per aver preso in giro un ragazzo dello spettacolo per essere omosessuale. Un tripudio di volgarità mista a razzismo. La Rai e il governo spieghino immediatamente cosa sta succedendo». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46262502]] Insomma il noto refrain: Meloni riferisca in Parlamento. La nota è del 6 febbraio, lo stesso giorno in cui Selvaggia Lucarelli sparava ad alzo zero contro Pucci e poiché al Nazareno volentieri si fanno dettare l’agenda da Sigfrido Ranucci perché non anche dalla Lucarelli? Tanto più che Pucci ha ironizzato sull’aspetto fisico di Schlein, un sacrilegio per i suoi accoliti. Quindi parte il carrozzone delle lamentele, la gogna, la lagna del «come siamo caduti in basso». Andrea Pucci fa un passo indietro. Come tutti sanno, persino quelli del Pd, se contro di te tentano un’azione di censura ti guadagni senza sforzo l’aureola del martire. È accaduto a Scurati, è accaduto a Vannacci. E ora pure a Andrea Pucci (che ieri ha denunciato sui social di aver perso pure alcune sponsorizzazioni). E chi lo difende ha buon gioco a sventagliare il doppiopesismo bilioso della sinistra. Come correre ai ripari allora? Ecco Massimo Giannini che a Che tempo che fa spiega una cosa non vera, e cioè che sarebbero stati i social a indignarsi per la scelta di Andrea Pucci a Sanremo, mica la sinistra poverina, che c’entra la sinistra? «Avete sentito Schlein o Conte o Bonelli o Fratoianni dire una cosa contro Pucci?». Cancellato l’intervento del Pd in Vigilanza, come se nulla fosse avvenuto. Da dove è arrivata l’accusa di fascismo, da dove quella di omofobia, da dove quella di razzismo? Dal Pd, ma Giannini finge di cadere dal pero. Ma mica solo lui. Ecco Rosy Bindi: «Sono disperata perché Meloni si occupa di queste cose». Sandro Ruotolo detta la linea: «Mentre il mondo è attraversato da guerre e crisi drammatiche, mentre in Italia si vive una crisi socio-economica e ambientale devastante, accade qualcosa di francamente surreale: le più alte cariche dello Stato scelgono di occuparsi di un co-conduttore del Festival di Sanremo». Anche Schlein fa la finta tonta, dimenticando che è stato il partito da lei guidato a occuparsi della scaletta di Sanremo e lancia i suoi strali: «Meloni e Salvini pensano al festival e non agli sfollati di Niscemi». Subito Bonelli tenta di superarla a sinistra: «Oddio, gli italiani sono senza cure e Meloni pensa al comico Pucci». Si fa avanti Giuseppe Conte: «Parlano di Pucci perché vogliono nascondere che il Paese è nel pieno del crollo industriale». E via cantando, i menestrelli dell’opposizione sgomitano per fare l’elenco delle cose a cui il governo non penserebbe per concentrarsi su Andrea Pucci: dal prezzo dei carciofi al climate change, dalla pace nel mondo agli spari dell’Ice. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46262490]] Pucci ora, per loro, è il polverone che fa gioco a Palazzo Chigi. Ma chi l’ha sollevato il polverone? Chi ha chiesto a Meloni di occuparsi di Andrea Pucci, di spiegare, di chiarire, insomma di intervenire? Loro. I compagni del Pd. Quelli che ora si dedicano allo strillonaggio ipocrita sui problemi “trascurati” dalla premier. Il celebre calciatore Comunardo Niccolai a proposito delle sue famose autoreti diceva: «Ho trasformato l’autogol in una nuova forma d’arte». Ecco, i seguaci di Schlein, sulla sua scia, hanno ormai reso l’autogol una nuova forma di politica. Ma lo spettacolo è tutt’altro che avvincente, piuttosto deprimente. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46262482]]
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