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Economia e Finanza
Pure i mercati sotto assedio ma non è tempesta perfetta
Oggi 03-03-26, 11:29
Anche i mercati, com’era prevedibile, sono finiti sotto attacco. Da una parte i timori sulla durata del conflitto e le sue conseguenze geopolitiche, dall’altra gli effetti concreti del conflitto, dal blocco dei voli alla chiusura di diversi impianti energetici colpiti dai missili iraniani. Un mix non graditissimo agli investitori. Anche se, a guardar bene, la bufera sembra meno devastante di quanto ci si potesse aspettare. Le Borse, ovviamente, hanno accusato il colpo. Ma nulla di fatale. Madrid la peggiore, con un calo finale del 2,7%, seguita da Francoforte che ha perso il 2,6%, Parigi che ha ceduto il 2,1% e Milano l'1,9%. Londra ha segnato invece un calo dell'1,2% e Amsterdam di un punto percentuale, due listini dove l’energia e la difesa (settori per ovvi motivi in crescita) sono molt forti. In totale con l'indice Stoxx 600 dei principali titoli europei sono stati persi 314 miliardi di euro di capitalizzazione, di cui 17 a Piazza Affari. I venti di guerra, però, non sembrano essere arrivati a Wall Street, che ha visto il crollo inevitabile delle compagnie aeree e di crociera, ma ha cavalcato il rimbalzo delle big tech. Risultato, in serata si viaggiava sulla parità, con andamenti persino positivi per il Nasdaq. Anche l’oro, re dei beni rifugio che molti prevedevano alle stelle, è rimasto sostanzialmente stabile. Ma la vera delusione dei catastrofisti riguarda le materie prime energetiche, su cui erano puntati tutti i riflettori. La parola d’ordine del fine settimana era petrolio a 100 euro, ma anche oltre. Stime confortate dalla decisione dell’Opec di alzare la produzione, ma in parte smentite da quella degli Usa di non liberare le ingenti riserve di greggio. Fatto sta che, dopo alcuni picchi oltre 80 euro con balzi anche del 10%, alla fine il Brent ha chiuso a 77 dollari, con un aumento del 6,6%. Per avere un’idea, dopo Desert Storm nel 1991 era schizzato del 13,6%, mentre nel 2019, con l’attacco degli Houthi ai pozzi sauditi si era impennato del 14,6%. Più sostanzioso l’aumento del gas. Durante la seduta il Ttf di Amsterdam, punto di riferimento per le quotazioni del metano europeo, è balzato anche del 50%. Alla fine, però, l’incremento è stato del 35%, con il prezzo arrivato a 43 euro a Mwh. Scossoni dovuti, in entrambi i casi, non ad attacchi di panico o alle previsioni sul possibile blocco dello Stretto di Hormuz, ma al fatto che Qatar e Arabia Saudita, finite sotto il fuoco iraniano per rappresaglia ai bombardamenti di Usa e Israele, hanno dovuto chiudere i loro principali impianti di gas e petrolio. Doha ha sospeso la produzione di gas naturale liquefatto dopo un attacco di Teheran con dei droni ai suoi siti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo, e Mesaieed. «A causa degli attacchi militari agli impianti operativi a Ras Laffan e Mesaieed, QatarEnergy ha cessato la produzione di Gnl e prodotti associati», ha comunicato il colosso energetico, senza precisare per quanto tempo durerà la sospensione. Il che, ovviamente, non è una buona notizia. Il Qatar è il secondo maggior fornitore di gas naturale liquefatto dell'Italia, dopo gli Usa, con una quota del 24%, e il quarto dell'Ue. Edison importa dal 2009 dal Qatar 6,4 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Eni nell'Emirato partecipa al progetto North Field East (Nfe) con una quota del 12,5% e ha un contratto per 1,5 miliardi di metri cubi all'anno di Gnl fino al 2053 che dovrebbe partire quest'anno. L'Arabia Saudita ha invece interrotto le operazioni nella raffineria di Ras Tanura dopo un attacco con un drone, abbattuto dalla difesa. Il complesso di Ras Tanura ospita una delle più grandi raffinerie del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al giorno. Stop di produzione che potrebbe avere contraccolpi, ma che per ora non sembra aver terremotato il mercato. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. Intanto ad invitare alla calma c’è anche la Ue, secondo cui le nostre riserve di gas sono del tutto adeguate a farci passare con tranquillità la fine dell’inverno e anche la prossima estate.
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