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Cultura e Spettacolo
Quale fato, la storia è stata scritta dal dio Vulcano
Oggi 07-02-26, 11:31
I vulcani sembrano il massimo del caldo, ma possono portare il freddo, e questo freddo può avere conseguenze pesantissime sulla Storia umana. E la zona del mondo in apparenza periferica ma da dove questo effetto è più pesante in tutto il pianeta è l’Indonesia. Un nuovo riscontro è riferito dal National Geographic con la vicenda del Samalas: il vulcano nell’isola di Lombok dove ora c’è un lago, ma nel 1257 schermando con le sue ceneri il sole provocò quello che le cronache dell’epoca definirono “un anno senza estate”, con raccolti rovinati, cieli pallidi color cenere e un inverno insolitamente lungo. L’Inghilterra lo avrebbe ricordato come “l’anno senza estate” secoli prima che questa espressione diventasse famosa per un’altra eruzione vulcanica. Dal Medio Oriente al Mediterraneo i cronisti sia cristiani che musulmani riferirono di un sole a malapena in grado di riscaldare la terra, con cieli coperti da una nebbia persistente. E peggio ancora in Asia, dove freddo estremo e siccità interruppero le principali rotte commerciali, col collasso economico e sociale di intere regioni. Alcuni storici hanno ipotizzato che sarebbe stata questa crisi a innescare il collasso dell’impero mongolo, che Gengis Khan aveva creato nel 1206, e che iniziò ad andare in pezzi appunto dal 1259. Ma solo un decennio fa un gruppo di ricercatori franco-indonesiano è riuscito ad accertare con certezza il luogo dell’eruzione che aveva provocato il tutto, incrociando reperti geologici con cronache giapponesi e giavanesi di un vulcano che aveva distrutto un regno, e che peraltro scomparve poi a sua volta sotto le acque, senza lasciare tracce per otto secoli. Due anni sarebbe durato l’effetto di quel colossale aerosol. Il tema è quello oggi tanto dibattuto dei cambiamenti climatici, che in effetti ci sono sempre stati. Una novità di quello attuale è che è verso il caldo, mentre finora i cambiamenti che hanno più impattato in senso negativo sulla storia dell’umanità sono stati quelli verso il freddo. Una seconda novità è che ne viene ora data la responsabilità all’uomo, mentre in passato sono stati sicuramente eventi naturali. Nel lungo periodo determinati da fenomeni come le variazioni orbitali della Terra o le macchie solari, oppure, per momenti limitati e improvvisi, dovuti appunto ai contraccolpi di eruzioni. Negli ultimi anni, sempre più storici si sono occupati del modo in cui ciò può avere modificato la Storia. In suo libro del 2015, ad esempio, lo storico del clima Wolfgang Beheringer spiega che «nel 1816 il clima impazzì. L’inverno portò un freddo estremo e piogge torrenziali provocarono massicce inondazioni in Asia. L’Europa occidentale e il Nord America vissero un “anno senza estate”, mentre i raccolti falliti nel 1817 portarono all’“anno della carestia”. All’epoca, nessuno sapeva che tutti questi disturbi erano il risultato di un unico evento: l’eruzione del Monte Tambora in quella che oggi è l’Indonesia – la più grande eruzione vulcanica mai registrata nella storia». Concentrandosi sul periodo tra il 1815 e il 1820, Behringer mostra come ciò abbia portato a disordini a livello mondiale: dalla persecuzione degli ebrei in Germania al massacro di Peterloo nel Regno Unito, alla caccia alle streghe in Sud Africa e a rivolte anticoloniali in Asia. Una conseguenza fu l'ultima carestia registrata in Italia. Ma in tutta Europa ci fu una penuria che portò a una migrazione massiccia in Nord America, e di lì verso l'interno: l’inizio della conquista del West. Qualcuno sospetta che anche Napoleone a Waterloo sarebbe stato bloccato per il contraccolpo dell’eruzione del Tambora, con un giugno insolitamente piovoso il cui fango fece rimbalzare le cannonate dell’artiglieria francese e frenò le cariche della cavalleria contro le truppe di Wellington. Certamente fu per quell’estate insolitamente fredda del 1816 se durante una villeggiatura in Svizzera i poeti Byron e Shelley, le loro compagne e il medico John Polidori furono costretti a restare chiusi dentro. Per ingannare il tempo fecero la gara a chi scriveva il miglior racconto horror che ci diede il Frankenstein di Mary Shelley, oltre al Vampiro di Polidori. La stessa crisi della produzione agricola che portò alla Rivoluzione francese sarebbe stata innescata dall’eruzione del 1783 del vulcano islandese Laki, da cui carestie perfino in Giappone. Il passaggio dall’età moderna all’età contemporanea. L’eruzione dell’Hekla del 1159 a.C avrebbe invece portato a quel “Collasso dell’Età del Bronzo”, che in capo a pochi decenni vide la distruzione di Troia, la fine della civiltà micenea per l’invasione dei Dori, il crollo dell’Impero Ittita, il tentativo di invasione dell’Egitto da parte dei Popoli del Mare, e l’arrivo in Italia dei primi indo -europei. Anche il passaggio dall’età antica al medioevo avrebbe avuto origine da due eruzioni indonesiane, secondo quanto ipotizzò nel 2000 l’archeologo David Keys nel suo studio Catastrophe: an Investigation into the Origins of Modern Civilization. Due catastrofi stile Tambora e Krakatoa del 416 e del 535 che avrebbero accelerato la caduta dell’Impero romano d’occidente, l’ascesa dell’islam ai danni di Impero romano d’Oriente e Persia, la crisi del regno coreano di Koguryo e la scomparsa della civiltà messicana di Teotihuacan.
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