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Quell'incontro con Rania di Giordania, non solo icona di stile
Oggi 11-01-26, 12:42
«Please, Her Majesty is a Queen! She is not a star!». È il 24 settembre 2002, alle 10 del mattino, Rania di Giordania, appena scesa dall’auto, davanti all’ingresso di Palazzo Marino, stava letteralmente subendo un vero e proprio assalto di fotografi e cineoperatori, che, al grido di “Rania!”, come fosse un’attrice o una top model, ne invocavano lo sguardo per scattare un’efficace istantanea... L’accolsi con questa frase, nell’intento di tutelare la sua alta dignità istituzionale. Volevo essere premuroso e protettivo e riuscii a carpire un affettuoso, indimenticabile sorriso dalla sovrana. Era una bella mattina di settembre di 24 anni fa e stavo per conferire, in Sala dell’Orologio, l’Ambrogino d’Oro alla Regina di Giordania, “per il suo ruolo prezioso svolto in questi anni a favore del dialogo tra i popoli e le culture, l’impegno della Regina nel dialogo tra il mondo arabo e occidentale e la sua particolare dedizione verso l’apertura e la speranza di reciproca conoscenza tra le diverse civiltà”. Era la sua prima visita a Milano, in occasione della settimana della moda e per un convegno, organizzato in collaborazione con il Centro Italiano per la pace in medio oriente. Ci sarebbe tornata tre anni dopo, nel 2005, per ricevere la cittadinanza onoraria. L’avrei incontrata altre due volte: nel luglio 2003, ad Amman, durante il World Economic Forum, dove fui ricevuto anche dal Re Abdallah ed un’ultima volta, nel marzo 2006, ancora insieme al Sovrano, durante il mio ultimo viaggio da sindaco di Milano, in medio oriente. IL RICORDO “Sua Maestà era a Milano, assisteva alle sfilate di moda, incontrava altri interlocutori, sia economici che politici. Noi avemmo la possibilità in quell’occasione, di spiegare alla Regina Rania, come una città internazionale, abitata da cittadini provenienti da tutto il mondo, tenda a proporsi come strumento del dialogo ai più vari livelli: economico, culturale, religioso. Le parlai dei nostri viaggi in Palestina, del contestuale rapporto con Israele e del desiderio di questa nostra città di rappresentare nello scenario mondiale, una porzione piccola, ma significativa del mondo occidentale. Così come avvenne con altre personalità già citate, ad esempio il Presidente Putin e la Regina Elisabetta II, notai che anche la Regina percepiva la vera autenticità di ciò che le comunicavo. Abbandonò ogni riserva, superò le barriere protettive del protocollo ed il colloquio divenne veramente confidenziale... A seguire, ci fu un ricevimento a Palazzo Reale, con i più importanti stilisti milanesi. In quell’occasione, riuscii a strapparle una promessa: sarebbe tornata a Milano, per la consegna della cittadinanza onoraria. E ciò avvenne nel settembre 2005”. (da “Sindaco senza frontiere” di G. A. pag. 104, Marietti 1820 editore). La sua replica non tardò a venire, il giorno dopo, in un’intervista ad Antonio Ferrari su il Corriere della Sera del 25 settembre 2005: «Vorrei che altri leader si esprimessero come il sindaco Gabriele Albertini, che ha una profonda conoscenza dei problemi, grande sensibilità e crede fermamente nel dialogo. Il suo sostegno per il Centro Italiano per la pace in medio oriente è ammirevole. Ho detto al sindaco: dobbiamo lottare insieme contro le forze che stanno cercando di dividerci». In occasione di quel Gala, nella Sala delle Cariatidi, sedendo alla destra della Regina, accompagnate dalla compianta Direttrice di Vogue Franca Sozzani, che volevano stringerle la mano, ebbi occasione di farlo anch’io con una schiera di notissime e bellissime attrici di Hollywood, presenti come testimonial dei vari stilisti milanesi, tanta era la risonanza nel jet set del cinema e della moda che suscitava anche la sua sola presenza. QUEL SUO FASCINO A ben guardare, la cifra che, più di altre, interpreta il fascino mondiale di Rania di Giordania è proprio quell’insieme di valori, quella coesistenza di stili diversi, ma in lei, così armonicamente, coesistenti, come alcuni aspetti glamour: eleganza “firmata” e bellezza femminile straordinarie, cultura e tratto comportamentale occidentale, non l’ho mai vista una sola volta col velo dell’Islam tradizionalista, a fianco di una solida adesione spirituale al suo popolo, la sua compassionevole sensibilità sociale, la sincera e convinta lealtà verso le sue origini palestinesi, la fedeltà verso il sistema di valori della civiltà musulmana, non dimentichiamo che ha sposato un discendente diretto di Maometto, ma a tutti gli effetti, si comporta ed appare come la moglie di un Capo di Stato di un Paese occidentale. Non sapremo mai esattamente quale sia e sia stato, ma lo diamo per certo, il suo contributo, come ascoltata consigliera, neanche tanto occulta, del marito il Re Abdallah, il suo contributo a fare della monarchia ashemita, nel variegato scenario del mondo islamico, un importante presidio d’equilibrio e saggezza: leale al mondo musulmano, ma comunque profondamente motivata a contrastare il terrorismo fondamentalista, rigorosa nel tutelare la propria sicurezza, aperta alla collaborazione amichevole col mondo dell’Occidente. Come si legge, nelle motivazioni per il conferimento della cittadinanza onoraria, decisione presa all’unanimità dal Consiglio Comunale di due anni dopo, il 3 settembre 2005: “Come riconoscimento del coraggioso contributo della Regina su molti fronti: il rinnovamento del sistema sociale, amministrativo, e culturale giordano, la promozione delle condizioni di pace, sicurezza e prosperità in medio oriente, la diffusione dei valori della tolleranza, della giustizia e della democrazia nel mondo”. Tutto vero! Constatato ed apprezzato e non solo da me... Per i miei quattro lettori, che il Direttore Mario Sechi mi ha rincuorato, dicendomi, che sono ben 25, come quelli di Alessandro Manzoni, concludo questo mio racconto, con alcune anomalie, alcune infrazioni, irregolarità del cerimoniale, cui vi ho già un po’ abituato, parlo, ovviamente per i 4 o 25, che mi hanno letto negli scritti su Putin ed Elisabetta II e che qui trovano conferma, quasi fosse una peculiarità dei miei incontri con i Capi di Stato... Lascio a ciò che ho già scritto, in un mio libro di memorie: “Sindaco senza frontiere” (pag. 104, 105, 106). Aggiungo, che, cliccando sulla sezione “libri” del mio sito www.gabrielealbertini.com, potreste leggervelo tutto... Ma forse, avete qualcosa di meglio da fare... Ecco il testo: “Ma aveste l’occasione di incontrarvi, anche nel luglio 2003 ad Amman, durante il World Economic Forum, dove lei fu ricevuto dal Re Abdullah. Sì, fu un momento molto particolare. Come qualcuno sa e lo dico, ovviamente con una certa dose d’autoironia, sono un “collezionista” di benemerenze e di croci di cavaliere. Perciò sono ancora fiero dell'onore che mi fu riservato consegnandomi Il Gran Cordone dell’Ordine di Istiqlal, ovvero dell’Indipendenza. Se non sbaglio, il primo straniero che ricevette questa onorificenza fu il Colonnello T. E. Lawerence. (meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia). Il Re m’annodò il Gran Cordone e so che i miei collaboratori vi fecero qualche rime irriverente... Che ho perdonato. Ma al di là delle battute, vi fu anche un caso diplomatico, di cui ancora mi compiaccio. L’allora Ambasciatore d’Italia ad Amman, Stefano Jedrkiewicz, ci fece sapere, che, non per ostilità nei nostri riguardi e senza polemiche, ma per ragioni di protocollo, non avrebbe potuto essere presente, nel momento in cui sarei stato insignito di questa onorificenza, poiché essa era destinata ai Capi di Stato, o a coloro, che, pur non essendolo, avevano compiuto gesti tali da meritare d’essere considerati “cugini di sua Maestà”. Un po’ come il Collare dell’Annunziata, che permetteva di fregiarsi del titolo di “cugino del Re”. Insomma non se lo meritava proprio. L’INCIDENTE L'Ambasciatore non riteneva appropriato che mi venisse accordato tale massimo onore, forse soprattutto perché questa onorificenza non era stata ancora conferita al nostro Presidente della Repubblica. Lo sarebbe stato, in occasione di una imminente visita di Stato in Italia. Comunque la consegna avvenne e conservo il ricordo di un gesto di squisita finezza e di graziosa maestà della Regina Rania. Venni introdotto nella sala del grande Hotel dove si sarebbe svolto il nostro incontro: ero alla presenza dei sovrani, di fronte al Re Abdullah, la Regina stava alla Sua sinistra. Davanti a me vi era una grande vetrata, attraverso il quale, il sole del pomeriggio mi copriva gli occhi. Con un cenno dello sguardo, la Regina chiamò una persona del suo seguito, con un piccolo gesto, subito interpretato, segnalò che occorreva spostare la tenda per proteggermi dal fastidioso raggio di sole del tramonto, basso sull’orizzonte. Le premure che mi dedicarono le Loro Maestà, nei giorni in cui fummo ospiti, furono uniche. Ebbi uno scorta militare e delle auto che mi condussero in tutto il Paese”. Terminato il mio secondo mandato da Sindaco di Milano, ricevetti una lettera personale della Regina, che ho, come si dice, messo sotto vetro e incorniciato. Se mi capiterà di finire sotto i ponti o anche solo qualche momento di depressione, come accade a tutti gli anziani, invece di somministrarmi una pastiglia di "Prozac" la rileggerò...
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