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Referendum giustizia, Minniti: "Perché voterò sì"
17-01-2026, 15:14
"Permetterà di rompere il potere del correntismo. Per questovoterò sì al referendum sulla giustizia":Marco Minniti,presidente della Fondazione Med-Or nonché ex ministro dell’Interno nel governo Gentiloni, lo ha detto in un'intervista alFoglioparlando della riforma Nordiovarata dal governo. Dunque, ha spiegato che si tratta di un "passo in avanti, che rende l’Italia più moderna, più europea e anche più sicura". Anche Minniti, insomma, autorevole voce della sinistra, smentisce le teorie dell'opposizione, secondo cui questa riforma servirebbe solo ad assoggettare la giustizia al potere politico. L'ex ministro ha ricordato come questa riforma completi il percorso cominciato da Giuliano Vassalli, che prevedeva anche "la separazione delle carriere, troppe volte rimandata perché interessi politici soggettivi hanno prevalso". Poi ha aggiunto: "Non solo non vedo la separazione delle carriere come una minaccia, ma al contrario penso sia un passaggio importante per rendere il sistema giudiziario più efficiente". Secondo lui, dietro questo provvedimento ci sarebbe anche "una spinta europeista": "La riforma avvicina la nostra giustizia ai valori e ai princìpi di fondo dell’Europa, alle garanzie di tutela dell’individuo. In un contesto internazionale come quello attuale avere un riferimento comunitario è un elemento di forza, non di debolezza". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45882354]] Minniti, inoltre, ha smontato anche l'idea secondo cui la riformasarebbe una minaccia per la democrazia: "Non dimentichiamoci che senza sicurezza non esiste la democrazia, contrapporre questi due aspetti è un drammatico errore". E ancora: "Per controllare una piazza avere una pattuglia è un presupposto necessario, ma non basta. Servono anche altri strumenti, a partire dall’illuminazione. E occorre avere una visione d’insieme. La riforma, che rende più veloce ed efficiente la giustizia, risponde a questa prospettiva. Sarà più facile punire i colpevoli". Il presidente di Med-Or ha detto anche che "èfondamentale che si agisca per rompere il meccanismo delle correnti. È normale che i giudici possano avere visioni e sensibilità diverse, nell’idea di Paese e a livello di culture giuridiche, ma non c’è alcun dubbio che le correnti siano diventate un’altra cosa, non più luogo di dibattito ma macchine di potere". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45868059]]
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