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Referendum, la guerra dei sondaggi sul voto di marzo
Oggi 22-02-26, 03:00
A ciascuno i suoi numeri. A poco più di un mese dall’apertura delle urne - il voto è fissato per domenica 22 e lunedì 23 marzo - i sondaggi sul referendumsulla riforma della giustizia hanno un solo elemento in comune: la condivisione dell’incertezza sull’esito della partita. Mai come questa volta, i rapporti di forza finali saranno influenzati dalla partecipazione al voto. Sarà l’affluenza a decidere se la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare vedranno la luce. Prendiamo la rilevazione, diffusa ieri su SkyTg24, elaborata da YouTrend. Il risultato cambia a seconda di quanti italiani si recheranno ai seggi. In caso di alta partecipazione al voto- vicina al 60%- sarebbero i Sì a spuntarla: 51% contro 49%. Se, viceversa, l’affluenza fosse più bassa, ad esempio del 48%, ecco che sarebbero i No a prevalere, con il 51,5% contro il 48,5%. Quale che sia lo scenario, tuttavia, YouTrend registra, rispetto al sondaggio precedente (dell’11 febbraio), un’avanzata del No. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46449902]] Il dato dell’affluenza è da tempo all’attenzione di Palazzo Chigi, se è vero che in questi giorni si moltiplicano le voci su una prossima maggiore presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla campagna elettorale. Obiettivo: sfruttare la popolarità della premier per trainare il fronte del Sì. Così come sempre dal governo sarebbe partito l’input ai governatori delle Regioni del Nord, tutti di centrodestra, per una maggiore presenza sulla scena per bilanciare il temuto rafforzamento del No nel Mezzogiorno (il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sarà a Napoli per un evento elettorale di Fratelli d’Italia il 5 marzo). «Nulla è scontato, ma siamo fiduciosi», predica cautela Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, che invita a «non sottovalutare il voto». La fiducia di Gasparri è dovuta a un sondaggio riservato, realizzato da Noto Sondaggi, che vedrebbe il Sì in vantaggio di sette punti: 53,5% a 46,5%. Numeri «che ci confortano», fanno sapere dallo stato maggiore azzurro, dove tuttavia temono come lasciano trasparire anche le parole di Gasparri- l’ultimo miglio della campagna elettorale (un incremento dell’attenzione sul referendum è atteso dopo il Festival di Sanremo). Da qui l’invito di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e coordinatore della campagna referendaria, ai parlamentari a moltiplicare gli sforzi sul territorio per intercettare il maggior numero di indecisi «per portarli a votare». Da Sky a La7. Nello studio di Ottoemezzo, giovedì sera, Lilli Gruber non stava più nella pelle mentre mostrava i numeri di Demopolis, secondo cui con una partecipazione al voto del 42%- quindi bassa- i No sarebbero in vantaggio con il 41% contro il 40%. Avvertenza: gli indecisi sarebbero ancora tantissimi: il 19%. Fatto sta che nello scenario più netto - odi qua o di là - i contrari alla riforma Nordio sarebbero comunque in vantaggio di due punti: 51% contro 49%. Non si fa in tempo ad abituarsi a uno scenario che arriva l’analisi che rovescia il tavolo: da Porta a Porta, infatti, Alessandra Ghisleri con la sua OnlyNumbers ha rassicurato il fronte del Sì. Pure in presenza di un’affluenza bassa, del 40,3%, sarebbero comunque in vantaggio i favorevoli alla conferma della riforma. Sì al 47,2%, No al 43,1%, pattuglia di indecisi a poco meno del 10%. E i Sì sarebbero in aumento rispetto alla precedente rilevazione del 4 febbraio (+0,6%). Poi si torna su La7, in questo caso a Piazzapulita di Corrado Formigli, dove Renato Mannheimer delinea un duello all’ultima scheda: Sì al 50,4%, No al 49,6%. Partecipazione al voto stimata: intorno al 45%. «Il Sì era più avanti, il No è in crescita», osserva il sondaggista. Tanto è vero che se fosse obbligatorio schierarsi, ipotesi irrealistica, il No sarebbe al 53,6% contro il 46,4% del Sì. Esercizi inutili. «Manca molto tempo», mette le mani avanti Mannheimer, che ammette di non saper rispondere rispetto alla domanda delle domande: quale affluenza avvantaggia chi? «La mia opinione è che non si sa». Ieri è stato anche il giorno della rilevazione di Tecnè, commissionata da Rti (Reti televisive italiane, Mediaset). Rapporti di forza: Sì in vantaggio di una dozzina di punti sul No (54-56% contro 44-46%). Indecisi: il 12%. Affluenza stimata: il 43% degli elettori. Numeri rilanciati dal centrodestra. Dal campo del No, e pensando ad altri sondaggi, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ostenta sicurezza: «La campagna per il No sta andando bene. C’è un sentimento crescente, così come la partecipazione». Vedremo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46430680]]
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