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"Riattivati i bunker": colpo di scena, chi si prepara alla guerra
Oggi 03-04-25, 00:10
★ Al picco della Guerra Fredda, la Norvegia era uno dei Paesi più fortificati e corazzati d'Europa, grazie a una rete di circa tremila infrastrutture militari sotterranee che custodivano uomini, artiglieria, aerei e persino navi al sicuro da eventuali attacchi dal cielo o dal mare dell'Urss. Molte risalivano addirittura a quando la Norvegia era stata occupata dal Terzo Reich e le sue coste fortificate costituivano quello che era definito il Vallo Atlantico. Negli anni Novanta, queste infrastrutture militari sono state abbandonate e chiuse, ma ora il governo norvegese ha deciso la piena riattivazione di due tra i più grandi e strategici tra quei siti: la Bardufoss Air Station e la base navale di Olavsvern, entrambe al di sopra del Circolo Polare Artico, non lontano da quei circa 150 chilometri di confine che separano la Norvegia dalla Russia. Aperta nel 1938, Bardufoss era utilizzata dai caccia del Terzo Reich per proteggere la gigantesca corazzata Tirpitz mentre si trovava alla fonda in un vicino fiordo. Oggi, le decine di bunker realizzati sul lato meridionale della pista sotto una montagna servono a proteggere altrettanti caccia Lockheed Martin F-35 dell'Air Force norvegese, aerei da 80-100 milioni di dollari l'uno, da un attacco russo dal cielo, operato magari con droni kamikaze comandati a distanza del valore di 250-300 dollari. La base navale di Olavsvern si trova in posizione ancora più strategica, essendo situata laddove il Mare di Norvegia incontra il Mare di Barents, proprio di fronte a quel tratto di oceano artico di circa 600 chilometri tra la costa norvegese e le isole Svalbard che viene chiamato Stretto di Bear e attraverso il quale passano necessariamente tutte le navi e i sottomarini da guerra della flotta russa dell'Atlantico, le cui basi si trovano a Murmansk e ad Arkangelsk. La base, realizzata negli anni Cinquanta proprio come sentinella dell'accesso all'Atlantico della flotta sovietica, al costo di circa 450 milioni di dollari. La sua progettazione e realizzazione erano talmente onerose per la Norvegia di allora (che non aveva ancora scoperto il petrolio) che i Paesi Nato dovettero contribuire finanziariamente in modo significativo alla sua realizzazione. Nel 2009, Oslo ne decise la chiusura e nel 2013 Olavsvern fu venduta a privati, che usavano i suoi tunnel sotto la montagna per parcheggiarvi caravan e auto d'epoca. Anche alcune navi da ricerca e da pesca russe la usavano come base per le loro spedizioni nell'Atlantico settentrionale o verso il Polo Nord. Nel 2020 la WilNor Governmental Services, organizzazione con stretti legami con il governo di Oslo, ne rilevò la maggioranza, iniziando il suo ripristino come base navale militare di fronte alla crescente minaccia russa nell'Artico. E, recentemente, la marina degli Stati Uniti ha espresso la sua intenzione di basare una parte della sua flotta sottomarina nucleare, che lì resterebbe nascosta dalla sorveglianza dei satelliti-spia russi.
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