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Cultura e Spettacolo
Salgari, Viaggio nella fantasia tra tigri, scimitarre e "dayaki"
Oggi 14-03-26, 14:46
Non vi è luogo più adatto per un re che una reggia, e il re dell’avventura, Sandokan, non poteva che trovare dimora nella Villa Reale di Monza. La mostra Sandokan. La Tigre ruggisce ancora èvisitabile fino al 28 giugno nell’Orangerie del palazzo che Giuseppe Piermarini progettò per gli Asburgo e fu residenza di Casa Savoia. Ideata e realizzata da Vertigo Syndrome, curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, con il patrocinio del Ministero della Cultura e del Comune di Monza, esibisce tesori prestati da Museo delle Civiltà di Roma, Fondazione Tancredi di Barolo, eredi Matania/Della Valle, Cong Sa/Hugo Pratt properties, Archivio Samanta e Vittorio Sarti, Museo Stibbert di Firenze, RAI, Cineteca Nazionale e Istituto Luce. È un evento unico e un tripudio per i cinque sensi. Mancano solo olfatto e gusto, ma suppliscono intelligenza e cuore. Per la vista è infatti una gioia. Svettano gli autografi del “Capitano” Emilio Salgari, per lo più appunti da libri di esploratori e avventurieri, che, come guide e sherpa, lo portarono ai confini dell’ecumene e del soffio vitale umano, lui che notoriamente viaggiò solo da Verona a Torino, con una capatina in Liguria. Sulle copertine art nouveau delle prime edizioni si sogna a occhi aperti: quelle di case il cui solo nome è già leggenda, Donath di Genova e Bemporad di Firenze, e poi la torinese Viglongo e la milanese Sonzogno. Tra apocrifi e d’après, le illustrazioni d’autore si mutano in arte colta, quelle di Alberto Della Valle e le più vicine a noi di Carlo Rispoli. I poster dipinti dei film con Massimo Girotti o Steve Reeves, diretti da Luigi Capuano o Umberto Lenzi, sono trailer statici e assieme dinamici. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45599080]] Poi i fumetti, da quelli della milanese A.P.I, «3 lire» ciascuno, alle riduzioni degli sceneggiati Rai sull’indimenticato Corriere dei Ragazzi, senza scordare l’incompiuto di Hugo Pratt e Mino Milani, creato nel 1969 per il Corriere dei Piccoli. Una macchina del tempo sono i soldatini di carta. In mostra è allestito un diorama con sagome che, fateci caso, si muovono: sono ferme, sì, ma, giuro, si animano sul serio. Perché la vista non è quel che si vuol vedere, ma vedere oltre. E alla via così fra le meraviglie del Duemila, per citare un titolo salgariano, e più oltre ancora. I regnanti d’Italia hanno aperto questa scorribanda dentro una mostra immersiva. Sappia allora il regno tutto che l’esposizione presenta per la prima volta la collezione etnografica dei dayaki, i famosi tagliatori di teste del Borneo, che a Umberto I, assassinato poco distante dalla mostra, fu donata da Sir Charles Brooke, discendente del perfido Rajah Bianco di Sarawak. E poi mappe e quadri, bozzetti e schizzi, carabine d’epoca, kriss malesi, lunghe scimitarre, strumenti musicali, oggetti e accessori di popoli d’oltremare, tutto rigorosamente autentico. Ma è l’ora del tatto. I polpastrelli accarezzano le sete d’India e i broccati di China (con la “h”, come scriveva Salgari), le passamanerie cucite da mani sapienti e i ricami principeschi o gli alamari da scorridori degli oceani dei costumi di scena usati nell’irripetibile Sandokan di Sergio Sollima del 1976. Tocca all’udito. Il ruggito della tigre asiatica apre la mostra. Tra felci e mangrovie, alberi di arecche e baniani sacri, barriscono elefanti lontani, che si avvicinano, si avvicinano. Poi d’un tratto, lo odi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:44673482]] Lugubre e ominoso come lo sentì Tremal-Naik nella jungla delle Sundarbans bengalesi. Èil ramsinga, la tromba sinistra con cui i thugs evocavano la morte: lo interrompe solo un tamburo lento e greve. Lo ascolti nell’Orangerie regale di Monza e ti trasporta per paesaggi esotici. Ed è quando ti appresti malinconico a lasciare l’esposizione che si dischiudono le ultime due tue facoltà, l’intelligenza e il cuore. La prima, l’intelligenza, ingaggia tenzone con la fantasia per ricordarci che l’uomo non può che creare anche chimere ma solo con pezzi della realtà, dunque che ogni sogno degno di questo nome desta attenzione al vero esistente. Il secondo, il cuore, è il motore di quello stupore che fa dire a Eugenio Montale «perché tutte le immagini portano scritto: “più in là”!». Scomodare tutto ‘sto popò di roba per uno scrittore pulp e compulsivo, un “minore”? Eh... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46792554]]
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