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Salute
Sifilide, il boom che spaventa l'Italia: quali sono i sintomi, cosa si rischia
Ieri 12-03-26, 11:15
La sifilide è una delle più antiche malattie sessualmente trasmissibili, ma oggi sta tornando a far parlare di sé. Nonostante esistano test diagnostici efficaci e terapie antibiotiche in grado di curarla, negli ultimi anni si sta registrando un aumento dei casi, segnale di una minore percezione del rischio e di una riduzione dell’attenzione alla prevenzione. «Il problema esiste e va affrontato, si tratta di una patologia storica», spiega il Prof FabrizioPregliasco. «Un tempo le malattie sessualmente trasmissibili facevano molta paura: “sei sifilitico” era persino usato come insulto. Oggi invece si è abbassata la percezione del rischio». In passato il tema era considerato un problema sanitario rilevante anche dal punto di vista sociale. Durante il periodo del fascismo, ad esempio, furono istituiti ambulatori specifici per il controllo delle malattie veneree, anche per monitorare la salute dei militari. Oggi, invece, la situazione appare diversa. Secondo i dati più recenti, in Italia si registrano circa 2.500 casi di sifilide secondaria, una fase della malattia che indica come molte infezioni non vengano intercettate nelle fasi iniziali. Tra i fattori che contribuiscono alla diffusione vi sono la riduzione dell’uso di protezioni nei rapporti sessuali e la minore percezione del rischio. Una parte dei casi riguarda anche persone provenienti da altri Paesi. Un dato che preoccupa riguarda anche i più giovani, tra i quali si registra una crescente diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili, compresa la sifilide. Secondo il Prof Pregliasco tra i ragazzi pesa soprattutto il calo della percezione del rischio e una minore attenzione all’uso delle protezioni, fattori che favoriscono la circolazione dell’infezione. La sifilide è causata dal batterio Treponema pallidum e si trasmette principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti, vaginali, anali o orali. La malattia si sviluppa in diverse fasi, ciascuna caratterizzata da sintomi specifici. La fase primaria compare generalmente tra 10 e 90 giorni dopo il contagio e si manifesta con un’ulcera indolore nel punto di ingresso del batterio, spesso sui genitali ma talvolta anche nella bocca o nella zona anale. L’ulcera può guarire spontaneamente nel giro di alcune settimane, ma questo non significa che l’infezione sia scomparsa. Se non viene diagnosticata, la malattia può evolvere nella fase secondaria, che compare settimane o mesi dopo. In questo stadio possono manifestarsi sintomi più diffusi come eruzioni cutanee, perdita di capelli a chiazze, mal di gola, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi. Successivamente la sifilide può entrare in una fase latente, durante la quale non si osservano sintomi evidenti ma il batterio rimane nell’organismo anche per anni. È proprio questa fase silenziosa a rendere la malattia particolarmente insidiosa. Il Prof Pregliasco sottolinea che «Se l’infezione non viene trattata, nel tempo può evolvere nella sifilide terziaria, la forma più grave, che può provocare danni seri all’organismo: problemi neurologici, paralisi, perdita della vista, demenza e complicazioni cardiovascolari». Nonostante la potenziale gravità della malattia, oggi esistono strumenti efficaci per individuarla e curarla. La diagnosi avviene attraverso semplici esami del sangue, mentre la terapia si basa su antibiotici, in grado di eliminare l’infezione soprattutto se somministrati nelle fasi iniziali. «Abbiamo ottime modalità per la diagnosi e cure efficaci», sottolinea Pregliasco. «Ma è fondamentale riconoscere la malattia in tempo».Per questo gli esperti ribadiscono l’importanza della prevenzione: l’uso del preservativo, l’attenzione ai sintomi e i controlli medici regolari restano gli strumenti principali per evitare la diffusione di una malattia che, pur essendo antica, continua ancora oggi a rappresentare un problema di salute pubblica.V
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