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Sport, cani e natura: il mondo della caccia a fiere di Parma
Oggi 15-03-26, 15:07
Partiamo da un numero che può sorprendere: il mondo della caccia e dell'outdoor muove in Italia circa 8 miliardi di euro l'anno, dà lavoro a oltre 88 mila persone e ha un comparto industriale - armi sportive, attrezzature, turismo venatorio - fortemente orientato all'export. Eppure è un settore che stenta a trovare spazio nel racconto pubblico, spesso schiacciato su rappresentazioni semplificate. EOS, European Outdoor Show, prova a raccontarlo in modo diverso. Giunta alla quinta edizione, quest'anno la manifestazione cambia sede e approda a Fiere di Parma dal 28 al 30 marzo, nel cuore della Food valley. «Il mondo dell’outdoor e della caccia - afferma Antonio Cellie, Amministratore delegato di Fiere di Parma rappresenta una filiera economica articolata, che coinvolge industria, turismo, gestione del territorio e tradizioni locali. Manifestazioni come EOS hanno il compito di restituire complessità a questo settore, creando uno spazio di incontro tra imprese, associazioni, ricerca e istituzioni. Per Fiere di Parma l’arrivo di EOS si inserisce in una strategia più ampia che guarda allo sviluppo di piattaforme fieristiche capaci di raccontare e valorizzare le economie dei territori. Il turismo e la vita all’aria aperta dialogano naturalmente con il nostro ecosistema fieristico, avendo come sfondo la Food Valley ovvero il contesto ideale per sviluppare nuove connessioni tra filiere, cultura e mercato». L'ultima edizione aveva registrato 40mila visitatori, ora si annuncia ancora più ampia, con nuove sezioni dedicate alla cinofilia venatoria e all'enogastronomia della selvaggina. EOS si conferma anche come un luogo di confronto e formazione per il settore. Nei tre giorni della manifestazione si alterneranno convegni scientifici e momenti di aggiornamento tecnico dedicati a operatori e appassionati. Non mancheranno gli incontri tecnici dedicati alle discipline sportive dell’outdoor e alla sicurezza, con dimostrazioni e momenti di formazione. EOS riunisce inoltre l’intera filiera del tiro sportivo, offrendo ai visitatori l’occasione di conoscere da vicino discipline venatorie e sportive che fanno parte della tradizione italiana dell’outdoor. «Il tiro sportivo rappresenta una componente importante della cultura sportiva italiana e coinvolge una comunità ampia di praticanti, associazioni e realtà tecniche distribuite su tutto il territorio» – continua Antonio Cellie. «Del resto Parma e il suo territorio hanno una lunga tradizione in questo ambito: da sempre sono un punto di riferimento per strutture, praticanti e cultura tecnica, ed è anche per questo che EOS trova qui un contesto particolarmente naturale». La manifestazione offrirà anche una dimensione esperienziale con aree interattive dove sarà possibile partecipare in prima persona a dimostrazioni di tiro con l’arco, action air e paintball, oltre alle prove di agility dog dedicate alla cinofilia. Uno degli appuntamenti più interessanti sarà quello con la Fondazione UNA- Uomo, Natura, Ambiente - nata nel 2015 con un'idea che sembrava velleitaria: mettere intorno allo stesso tavolo cacciatori, ambientalisti, agricoltori e accademici. «Il nostro obiettivo era dimostrare che su certi temi c'è molto più terreno comune di quanto si pensi», spiega il segretario generale Pietro Pietrafesa. Tra i progetti di punta di UNA, quello dei "Paladini del territorio" è forse il più efficace nel raccontare la distanza tra l'immagine pubblica del cacciatore e quello che molti di loro fanno davvero, lontano dai riflettori. Si tratta di una rete di volontari composta principalmente da appassionati di caccia ma aperta anche ai cittadini con l'obiettivo di prendersi cura del territorio. «Abbiamo messo a sistema qualcosa che esiste da sempre», spiega Pietrafesa. «Manutenzione dei sentieri, pulizia dei boschi, prevenzione degli incendi, interventi di Protezione civile in situazioni di emergenza, educazione ambientale nelle scuole e iniziative di beneficenza a favore delle fasce più deboli della comunità: sono tutte attività che i cacciatori svolgono da sempre sul territorio, e che la Fondazione ha imparato a raccogliere, coordinare e raccontare». I numeri, oggi, sono tutt'altro che trascurabili: oltre 6mila volontari attivi in 15 regioni, 130 circoli coinvolti, 60 tonnellate di rifiuti raccolti nell'ultimo anno, venti in più rispetto al precedente. Ma c'è anche dell'altro: corsi per l'uso dei defibrillatori, e progetti di pet therapy per persone fragili condotti con associazioni cinofile. Il contesto in cui tutto questo si inserisce è quello di un'emergenza silenziosa ma concreta. Secondo i dati dell'ISPRA, alcune specie selvatiche causano danni alle attività umane per decine di milioni di euro ogni anno. Il cinghiale è il caso più clamoroso: tra il 2015 e il 2023 ha provocato oltre 171 milioni di danni alle colture agricole, con punte particolarmente severe in Piemonte, Abruzzo, Toscana e Lazio. Ma il problema riguarda anche cervi e caprioli - con costi che arrivano a un milione l'anno perla sola Toscana- o il coniglio selvatico, responsabile in Lombardia di circa 50mila euro di perdite ogni dodici mesi. «La gestione di queste criticità richiede un approccio integrato che preveda l’applicazione di metodi di prevenzione, ma che sappia intervenire con azioni di eradicazione e controllo dove necessario», spiega Piero Genovesi, responsabile del servizio coordinamento fauna selvatica dell'ISPRA. «E il mondo venatorio può svolgere un importante ruolo per questi obiettivi». Gli fa eco Pietrafesa: «In Germania il cacciatore è considerato a tutti gli effetti un attore sociale nella gestione della biodiversità. In Italia chi è formato e collabora con le istituzioni nel controllo faunistico diventa una risorsa fondamentale per il territorio e va visto come un asset». A Parma la Fondazione tradurrà tutto questo in un programma fitto di appuntamenti. Tra i più attesi, l'Arena del gusto selvatico: tre giorni di degustazioni e dimostrazioni culinarie con chef stellati e la scuola internazionale di cucina Alma, che ha sede proprio in città. L'obiettivo è far conoscere le carni selvatiche- con il loro profilo nutrizionale ricco di omega 3 e omega 6, frutto di animali cresciuti liberi in natura - e dare un contributo concreto alla costruzione di una filiera oggi ancora frammentata, ma che potrebbe diventare una vera opportunità economica per molti territori. Una fiera, insomma, che prova a restituire complessità a un mondo su cui pesano spesso troppi pregiudizi, e che rivendica con forza un ruolo attivo nella cura degli ecosistemi e nella gestione sostenibile della fauna selvatica.
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